Quando vogliamo trovare una nuova applicazione o un gioco da installare sul nostro smartphone Android la prima (e forse l’unica) cosa che facciamo è aprire Google Play Store e cercare. L’alternativa è scaricare i file apk dai vari store e installarli sullo smartphone, ma in quel caso bisogna sapere cosa cercare e superare (con tutti i rischi del caso) alcune barriere di sicurezza. Eppure sono in tanti a lamentare come l’esperienza di ricerca su Google Play Store non sia soddisfacente. E la questione è un po’ paradossale visto che quello che si rimprovera a Google con Play Store è quello che Google pretende da chi produce contenuti.

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Perché la ricerca in Google Play Store non piace

La ricerca delle app sul Google Play Store è da tempo considerata dagli utenti una delle esperienze meno soddisfacenti dell’ecosistema Android. Una delle accuse maggiormente rivolte è che sorprende che un’azienda nata attorno al concetto di ricerca continui a mostrare limiti così evidenti proprio nel suo store ufficiale. Molti utenti segnalano come la ricerca interna finisca spesso per restituire suggerimenti sponsorizzati e proposte che sembrano più orientate a ciò che Google vuole mostrare che a ciò che l’utente sta cercando. Sostanzialmente sembra che i suggerimenti rispondano più alla logica commerciale che a quella della pertinenza.

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L’alternativa: App Finder

Considerando questo contesto di “inefficacia” di Google Play Store molti utenti hanno cercato possibili alternative. App Finder è considerato tra i migliori. Si tratta infatti di un motore di ricerca indipendente che riorganizza completamente l’esperienza di esplorazione del Play Store. Il principio di funzionamento è semplice e si basa sulla volontà di restituire il controllo all’utente, senza pubblicità invasive e senza meccanismi che distorcono la pertinenza dei risultati. L’app analizza diversi elementi delle schede presenti su Google Play Store e lo fa con una profondità che lo store ufficiale non permette. Titolo, codice identificativo, descrizione, riassunto, changelog, categorie e altri dettagli diventano campi interrogabili con precisione. In pratica, è una ricerca avanzata che Google non ha mai implementato.

I vantaggi

L’interfaccia grafica di App Finder appare modesta e non segue i canoni del Material Design più recente. La schermata iniziale privilegia la funzione rispetto all’estetica. Non punta a sorprendere ma a mettere subito a disposizione i controlli necessari. L’utente può personalizzare quali filtri tenere a portata di mano e questa scelta si rivela subito utile in un’app che basa la sua forza sulla precisione dei controlli dei parametri di ricerca.

Quando si effettua una ricerca semplice, come la parola “music”, l’app restituisce più di cinquantacinquemila risultati. Il solo fatto che venga comunicato un numero così preciso mostra un livello di trasparenza che Google Play Store non offre. Da qui parte l’esperienza di ricerca. Il filtro dedicato alla valutazione media degli utenti permette di alzare la soglia fino ai valori più alti, mentre il cursore che controlla il numero minimo di recensioni consente di evitare app inutili o appena pubblicate. La possibilità di escludere qualsiasi forma di pubblicità restringe ulteriormente il campo. Con questi parametri attivi il numero dei risultati passa da decine di migliaia a poco più di trenta proposte realmente affini alla richiesta dell’utente.

Inoltre App Finder offre una quantità sorprendente di filtri. È possibile impostare soglie per il numero totale di download, scegliere fasce di prezzo che includono anche le app in saldo, distinguere tra app gratuite e app a pagamento, filtrare per data di pubblicazione o aggiornamento, selezionare un genere specifico e ordinare i risultati secondo le proprie preferenze. La funzione corrente che permette di visualizzare il numero di download mensili rappresenta una metrica molto più intelligente rispetto ai grafici di tendenza di Google, spesso basati su criteri che non vengono spiegati in modo trasparente. App Finder consente anche di visualizzare questi dati su base geografica oppure sommando i valori globali, creando una panoramica molto più completa della popolarità delle app.

Un’altra funzionalità molto apprezzata riguarda la ricerca delle app in offerta. L’applicazione individua giochi e strumenti premium che hanno subito uno sconto temporaneo. Applicando filtri più stringenti sulla valutazione e sul numero minimo di recensioni è possibile scoprire titoli di qualità nascosti tra migliaia di proposte meno interessanti. App Finder si dimostra utile anche nella scoperta delle app appena arrivate nelle categorie principali, perché permette di filtrare quelle realmente promettenti da quelle che generano traffico momentaneo senza avere un vero valore.

Oltre ai filtri standard l’app mette a disposizione operatori di ricerca avanzata. L’inserimento del simbolo più (+) obbliga i risultati a contenere una parola o frase specifica nel titolo o nel sommario. L’utilizzo delle virgolette (“) permette di cercare espressioni lunghe in forma esatta. L’operatore “OR” amplia la ricerca a più concetti contemporaneamente. Per sfruttare al massimo questi operatori di ricerca, all’interno di App Finder è presente un’intera pagina con tutte le spiegazioni.

I limiti

Per una corretta valutazione dell’app non bisogna ignorare o sottovalutare i limiti. L’interfaccia, seppur efficace, risulta datata. Le schermate dei risultati potrebbero essere più leggibili e il testo appare talvolta troppo compresso. La mancanza di aggiornamenti recenti suscita interrogativi sulla longevità del progetto. L’ultimo update risale a ottobre 2024 e questo crea incertezza soprattutto se Google decidesse di modificare le API attraverso cui App Finder recupera i dati. Preoccupa anche l’annuncio secondo cui in App Finder arriverà un sistema di ricerca basato sull’intelligenza artificiale. Il timore è che questo possa vanificare l’unicità di App Finder.

Sebbene App Finder adotti un modello freemium con la maggior parte delle funzioni che è disponibile gratuitamente, sono presenti diversi piani aggiuntivi con possibilità di pagamento a tempo (per un utilizzo settimanale, mensile, annuale) o per sempre.