Negli ultimi giorni diversi utenti Android stanno riscontrando un comportamento anomalo dell’app DAZN, che in alcuni casi impedisce completamente l’avvio del servizio. Dopo l’ultimo aggiornamento, l’app sembra effettuare controlli approfonditi sull’ambiente software del dispositivo e, se rileva determinate applicazioni installate, va in crash mostrando un errore di sicurezza o chiudendosi senza ulteriori spiegazioni.

Non si tratta di dispositivi modificati, né di smartphone con permessi di root attivi o ROM personalizzate. Al contrario, i problemi si manifestano anche su sistemi perfettamente integri, aggiornati e certificati. Abbiamo provato direttamente a replicare la situazione e il risultato è stato identico: in presenza di alcune app specifiche, DAZN non parte.

Screenshot crash app DAZN con altre app installate

Situazione replicata su un nostro dispositivo

Il caso sta facendo discutere perché coinvolge strumenti ampiamente utilizzati da sviluppatori e utenti avanzati, ma del tutto legittimi. Il sospetto è che dietro questo comportamento ci sia l’adozione di nuove soluzioni di protezione pensate per contrastare modifiche non autorizzate e utilizzi impropri dell’app. Una scelta che però apre interrogativi importanti sull’equilibrio tra sicurezza e libertà d’uso su Android.

Segui TuttoAndroid su Google Discover

Offerta

Offerte Amazon Prime Day, scopri quando!

Iscrivi ad Amazon Prime per poter approfittare delle offerte Prime Day, i primi 30 giorni sono gratis!

Perché DAZN non si avvia: il ruolo di DoveRunner

Alla base di questi blocchi ci sarebbe DoveRunner, una piattaforma di protezione per applicazioni Android sempre più diffusa anche fuori dall’Asia. Non si tratta di un semplice controllo anti-root, ma di un sistema molto più invasivo che crea una sorta di “barriera” tra l’app e il sistema operativo.

DoveRunner verifica costantemente che l’ambiente in cui l’app è in esecuzione rispetti determinati criteri considerati sicuri dallo sviluppatore. Se qualcosa non rientra in questi parametri, l’app può decidere di non avviarsi, limitare alcune funzioni o terminare l’esecuzione in modo improvviso (proprio come in questo caso).

Il problema è che questi controlli non si basano solo su modifiche reali del sistema, ma anche sulla semplice presenza di applicazioni installate. Nel nostro test, ad esempio, l’app DAZN ha smesso di funzionare nonostante App Cloner fosse disattivato e non stesse interagendo in alcun modo con il sistema. Un segnale chiaro che il controllo avviene a monte, senza distinguere tra uso legittimo e potenziale abuso.

App legittime trattate come minacce

Strumenti come Shizuku o App Cloner non sono malware né exploit. Shizuku, in particolare, è utilizzato da anni per consentire l’accesso avanzato alle API di Android senza ricorrere al root, ed è considerato uno strumento fondamentale per sviluppatori e power user.

Con l’introduzione di protezioni aggressive come DoveRunner, però, queste app vengono assimilate a potenziali vettori di attacco. Dal punto di vista del sistema di protezione, poco importa se l’app sia effettivamente in uso o meno: la sola installazione può essere sufficiente a far scattare il blocco.

Questo approccio riduce drasticamente i margini di manovra per gli utenti più esperti e crea una situazione paradossale: per accedere a un servizio regolarmente pagato, è necessario rinunciare a strumenti perfettamente legali e spesso utili anche per altre attività.

Sicurezza contro pirateria, ma a quale prezzo?

È comprensibile che piattaforme come DAZN cerchino di proteggere i propri contenuti. Su Android è relativamente semplice modificare APK, aggirare limitazioni o analizzare il traffico di rete, e soluzioni come DoveRunner nascono proprio per contrastare queste pratiche.

Il rovescio della medaglia è però un aumento significativo dei falsi positivi e un’esperienza utente sempre più rigida. L’ecosistema Android, storicamente apprezzato per la sua flessibilità, rischia di diventare progressivamente più chiuso non per scelta di Google, ma per decisione dei singoli sviluppatori.

Se questa tendenza continuerà, casi come quello di DAZN potrebbero diventare sempre più frequenti. La vera sfida sarà trovare un equilibrio tra protezione dei contenuti e rispetto degli utenti, evitando che la sicurezza si trasformi in un ostacolo all’utilizzo quotidiano delle app.