Dopo aver raccontato dei cambiamenti dell’interfaccia desktop di AI Mode, è tempo di accogliere un’altra novità, questa volta più significativa. Sebbene apparentemente marginale, ora la schermata iniziale di Google (sempre da desktop) non mostra più il tradizionale simbolo della lente d’ingrandimento, ma un generico simbolo “più”. Un dettaglio? Non proprio, considerando che alla base di tutto c’è la volontà di normalizzare l’uso dell’intelligenza artificiale all’interno della ricerca (e di Google Discover), spostando l’attenzione dal semplice “cercare qualcosa” al “dialogare con il motore di ricerca”. Un cambiamento probabilmente inevitabile, ma non annunciato e arrivato, per alcuni, in maniera troppo improvvisa.

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La nuova schermata di Google

Google AI Mode

Come anticipato, al posto dell’iconica lente d’ingrandimento, presente da decenni nella barra di ricerca, ora compare un nuovo simbolo. Cliccando sul pulsante, l’utente può caricare un’immagine o un file, come un documento PDF, direttamente nella barra di ricerca. Da quel momento in poi, entra in gioco l’intelligenza artificiale, pronta a rispondere in modo conversazionale e dettagliato a qualsiasi domanda riguardi il contenuto caricato.

Ricerca Google AI Mode (1)

In realtà, non si tratta in realtà di una funzione del tutto nuova. Google permetteva già l’upload di file o immagini per avviare l’AI Mode, ma l’opzione era nascosta tra le funzioni secondarie. Ora, invece, questa possibilità viene messa in primo piano, accessibile direttamente dalla homepage. L’obiettivo è rendere più semplice e immediato l’accesso alle potenzialità dell’AI, evitando passaggi intermedi e incentivando un uso più frequente degli strumenti più avanzati. A oggi, la novità è visibile sul web negli Stati Uniti, ma la distribuzione è in corso anche in altri Paesi (Italia compresa), con test attivi su diversi account.

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Come cambia (anche) Google Discover

Parallelamente, Google ha iniziato a sperimentare una nuova modalità di personalizzazione all’interno di Discover. Attraverso la funzione sperimentale “Tailor your feed”, gli utenti possono descrivere con poche parole il tipo di contenuti che desiderano vedere o evitare. È possibile, per esempio, chiedere aggiornamenti su eventi sportivi, richiedere ricette senza latticini oppure escludere notizie politiche o articoli di viaggio non più rilevanti. Il sistema consente anche di indicare le preferenze in termini di fonti, formati o “tono” dei contenuti, come la richiesta di un feed più tranquillo o motivazionale. Queste indicazioni vengono elaborate da un assistente AI che aggiorna il feed in tempo reale e memorizza le preferenze, modificabili in qualsiasi momento.

Una ricerca sempre più basata sull’AI

Tutte queste modifiche rientrano in un piano più ampio con cui Google sta cercando di ripensare l’esperienza di ricerca. Stiamo progressivamente abbandonando il classico elenco di link ordinati secondo criteri SEO (la SERP) in favore di una selezione fornita dall’intelligenza artificiale. Al netto di legittimi timori e preoccupazioni del mondo dell’editoria, questo cambiamento non è (l’ennesimo) segno della morte della SEO, quanto piuttosto la sua (ennesima) evoluzione. Cambieranno i criteri con i quali Google (tramite l’AI) selezionerà le fonti da proporre agli utenti, ma questo nuovo approccio ha anche l’indubbio vantaggio di (almeno nelle intenzioni) semplificare la vita dell’utente, riducendo il rumore informativo e guidandolo verso un’interazione più naturale, diretta e contestuale. Da anni si denuncia un abbassamento della qualità dell’informazione, anche a causa di strategie basate sui clic, spesso riconducibili al clickbait, e di una rete sempre più congestionata da logiche di visibilità aggressiva.

Ora, l’intelligenza artificiale potrebbe essere in grado di migliorare questo tipo di approccio, a vantaggio innanzitutto degli utenti e di chi propone contenuti utili, pertinenti e di qualità.

Infine c’è da considerare come l’intelligenza artificiale stia, anche e soprattutto per Google, diventando la normalità. Il suo utilizzo, infatti, viene progressivamente integrato nel flusso delle attività quotidiane, spesso senza dichiararlo apertamente. Il pulsante “+” nella barra di ricerca è un esempio perfetto di questa strategia. Non porta un’etichetta che richiami l’AI, perché l’esperienza di ricerca di Google è (e lo sarà sempre di più) con l’intelligenza artificiale.