Della possibilità che Google possa introdurre annunci pubblicitari in Gemini se ne parla da settimane. Ed è per molti aspetti più sorprendente che non sia ancora accaduto, visto che nuove indiscrezioni suggeriscono un possibile debutto nei prossimi mesi. Secondo quanto riportato da alcuni insider del settore pubblicitario, infatti, il colosso di Mountain View avrebbe già avviato contatti con diversi inserzionisti per preparare il terreno a una novità che potrebbe concretizzarsi nel corso del prossimo anno. I dettagli su come verrebbero integrati questi annunci non sono ancora chiari, ma le ipotesi più accreditate parlano di inserimenti all’interno delle chat o nella barra laterale dell’interfaccia di Gemini, che attualmente risulta priva di elementi promozionali.
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Google pianifica la monetizzazione di Gemini?
Secondo le ultime indiscrezioni, alcuni acquirenti pubblicitari avrebbero partecipato a chiamate riservate in cui Google avrebbe espresso l’intenzione di avviare una nuova fase sperimentale per la monetizzazione di Gemini. La notizia ha immediatamente acceso il dibattito su quanto una simile evoluzione possa incidere sull’esperienza d’uso dell’app, pensata per offrire uno spazio di interazione naturale e assistenza personalizzata tramite l’intelligenza artificiale.
A stretto giro è arrivata la smentita ufficiale da parte di Ginny Marvin, Ads Liaison di Google, che ha pubblicato un post sul canale X istituzionale dell’azienda. Secondo Marvin, non ci sono annunci attualmente visibili su Gemini né sono previsti piani concreti per introdurli. La dirigente ha confermato invece l’impegno di Google su AI Overviews, i riassunti generati dall’intelligenza artificiale nei risultati di ricerca, dove già oggi possono comparire annunci pertinenti alle richieste dell’utente. Questa funzione è attiva per gli utenti statunitensi e sarà progressivamente estesa ad altre aree anglofone. Nel frattempo Google sta testando la visualizzazione degli annunci pubblicitari anche nella AI Mode.
Nonostante la smentita, la questione resta aperta. Anche perché la stessa OpenAI starebbe valutando un percorso simile, con la possibilità di inserire annunci nella versione mobile di ChatGPT. A differenza di Google, in questo caso le pubblicità potrebbero essere targettizzate sulla base della memoria dell’AI, ovvero delle informazioni apprese nel tempo sull’utente e sulle sue richieste più frequenti. Un’ipotesi che apre inevitabilmente interrogativi legati alla privacy e l’equilibrio tra servizio gratuito e profilazione commerciale.
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Un dilemma (non) nuovo
Da tempo si discute sulla sostenibilità finanziaria di strumenti quali ChatGPT e se per Gemini le cose possono essere diverse (essendoci dietro un colosso come Google), la necessità di monetizzare accomuna tutte le big tech.
Sorprende, come detto all’inizio, che la pubblicità non sia ancora arrivata su Gemini. Perché se è vero che il suo avvento significherebbe modificare profondamente la natura dell’interazione, che oggi è percepita come uno spazio privato e neutrale, farebbe più notizia il fatto che Google decida di non sfruttare questo spazio. È evidente che il rischio di passare da un modello basato sul supporto conversazionale a una nuova forma di pubblicità personalizzata (meno visibile ma più pervasiva) resta elevato. Ma è un nodo che prima o poi sarebbe dovuto venire al pettine, così come l’intera rivoluzione condotta negli ultimi anni dall’AI.
Il recente avvento di AI Mode e AI Overviews (per rimanere in casa Google) ha mostrato le possibili (drammatiche) conseguenze per il mondo dell’editoria di un sistema che attinge informazioni dalle fonti senza restituire a chi le ha prodotte quanto fino a oggi utilizzato per sostenere le proprie attività. Per quanto l’eventuale introduzione delle pubblicità su Gemini verrà presentata come utile agli utenti, un passaggio di questo tipo mostrerebbe la necessità, anche per Google, di attingere a nuove risorse economiche.
Niente di troppo scandaloso, se non nella necessità di maggiore trasparenza e di trovare quell’equilibrio tra la necessità di monetizzazione di un’azienda privata e i diritti degli utenti alla trasparenza e alla tutela dei propri dati personali.
Sarà interessante vedere non solo se Gemini (così come ChatGPT) introdurranno la pubblicità all’interno delle conversazioni con l’intelligenza artificiale, ma come lo faranno. E se invece di dialogare con un assistente virtuale ci ritroveremo a conversare con un venditore (neanche troppo) mascherato.

