Stop ai social per i minori di 16 anni senza il consenso del genitore: questo prevede in estrema sintesi il provvedimento presentato da FdI in Senato e dal Pd alla Camera. Il disegno di legge bipartisan vuole obbligare le piattaforme social, come Facebook, Instagram e TikTok (giusto per citarne alcune) a verificare l’età degli utenti, e di conseguenza vuole regolamentare il fenomeno dei cosiddetti “baby influencer”.

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Stretta in arrivo per i social: stop ai minori di 16 anni e limitazioni per i baby influencer

Disposizioni per la tutela dei minori nella dimensione legale“: questo è il titolo del ddl depositato dalla senatrice Lavinia Mennuni di FdI, che si affianca all’analoga iniziativa della deputata del Pd Marianna Madia alla Camera. Per ora si tratta di una bozza composta da 6 articoli, ma Adnkronos ha già potuto visionarla e ha fornito le prime indicazioni sul contenuto.

L’articolo 3 stabilisce che “i contratti con i fornitori di servizi della società dell’informazione conclusi da minori di anni 16 sono nulli e non possono peraltro rappresentare idonea base giuridica per il trattamento dei dati personali“; di conseguenza, spetterà ai fornitori di servizi “l’onere di provare che i contratti siano stati firmati da ultra-sedicenni o da minori di anni 16 con l’assistenza di chi ne esercita la responsabilità genitoriale o ne è tutore“. Secondo quanto riportato, la soglia potrebbe addirittura scendere ulteriormente, arrivando a 15 anni,

L’articolo 5 riguarda la regolamentazione del fenomeno dei “baby influencer“, ossia di “bambini che sin dall’età di tre, quattro, cinque anni vengono utilizzati per la promozione di prodotti e servizi – spesso destinati ad altri coetanei – attraverso le grandi piattaforme di condivisione video e social network“. Cosa stabilisce in questo caso il nuovo ddl? Che “la diffusione, non occasionale, dell’immagine di un minore di sedici anni attraverso un servizio di piattaforma online” è soggetta “all’autorizzazione di chi ne esercita la responsabilità genitoriale o ne è tutore, nonché della direzione provinciale del lavoro” nel caso in cui la diffusione dell’immagine produca o sia finalizzata a produrre entrate diretto o indirette superiori ai 12.000 euro annui.

Qualora le entrate superino questi 12.000 euro annui, i proventi percepiti dovranno essere versati su un conto corrente intestato al minore stesso e non potranno essere utilizzati dal genitore o dal tutore in nessun caso, ma solo per emergenze nell’esclusivo interesse del minore, previa l’autorizzazione dell’autorità giudiziaria competente.

La pandemia ha accelerato in maniera straordinaria l’ingresso di larghe fasce della popolazione italiana nella dimensione digitale“, spiega la senatrice Mennuni. “Tale processo ha interessato anche milioni di bambini e adolescenti. Così come, anche in altre nazioni, sono in atto studi e rapporti che registrano quadri allarmanti, a breve partirà una indagine conoscitiva della Commissione bicamerale infanzia e adolescenza” in quanto “è necessario agire anche in Italia al fine di regolamentare l’uso dei social da parte dei giovani, per contrastare le nuove insidiose dipendenze verso contenuti come la cyberpornografia o violenti“.

Il disegno di leggere bipartisan “intende offrire un contributo all’azione, che deve vedere protagonisti tutti gli organismi che possano agire insieme dinnanzi al balzo della tecnologia e dei nuovi scenari di rischio, capaci di reagire in modo altrettanto rapido ed efficace, sul fronte della tutela della dignità dei bambini e degli adolescenti nel mondo del digitale“, ha concluso la senatrice.

Solo qualche giorno fa abbiamo parlato dell’avvio dell’indagine nei confronti di Meta da parte dell’Unione Europea, preoccupata che la società non stia facendo abbastanza per proteggere la salute mentale e fisica dei bambini che utilizzano Facebook e Instagram. Secondo l’UE, il modo in cui funzionano le piattaforme tenderebbe a indurre “dipendenze comportamentali nei bambini” e a creare “effetti a catena“. Inoltre ritiene che gli strumenti di verifica dell’età messi a punto dalla società non siano abbastanza efficaci e proporzionati.