Nel corso degli ultimi mesi avete potuto leggere in diverse occasioni sulle nostre pagine notizie inerenti al Digital Markets Act, Google e numerose altre aziende tecnologiche sono ora obbligate a seguire tutta una serie di normative e disposizioni per continuare ad operare nel Vecchio Continente. Il regolamento ideato dall’Unione Europea per fare ordine e stabilire regole chiare sui mercati digitali, così da porre fine alle pratiche sleali delle aziende online, è entrato ufficialmente in vigore a novembre 2022 e punta ad eliminare le differenze tra le aziende multimiliardarie, che possono contare su svariati mezzi, e le piccole realtà visto che queste discriminazioni si traducono non solo in un danno per le imprese intenzionate ad operare negli stessi ambiti delle Big Tech, ma anche in un danno per i consumatori.
I soggetti coinvolti, Google compresa, hanno avuto a disposizione alcuni mesi per adeguare i propri servizi al nuovo regolamento e, dopo una piccola anticipazione nel mese di gennaio riguardo alle modifiche apportate ad alcuni servizi, il colosso di Mountain View torna ad informare in maniera più dettagliata i propri utenti con un apposito post sul blog ufficiale; vediamo insieme qualche dettaglio.
Indice:
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Tutte le modifiche messe in campo da Google per ottemperare al Digital Markets Act
Nonostante alcune aziende, nello specifico Apple e Microsoft, siano riuscite dopo alcune iniziali rimostranze a non far rientrare alcuni dei loro servizi sotto i dettami del Digital Markets Act, lo stesso non vale per Google: il colosso di Mountain View non è stato altrettanto fortunato e ha dovuto mettere in campo tutta una serie di modifiche ai propri servizi per rispettare il nuovo regolamento europeo.
Big G ha impegnato ingegneri, ricercatori, product manager e product designer di tutta l’azienda per riuscire ad apportare i cambiamenti necessari, collaborando al contempo con la Commissione Europea, le parti interessate del settore e le associazioni dei consumatori. L’azienda sottolinea come alcune delle nuove regole prevedano compromessi difficili che avranno un impatto sulle persone e sulle aziende che utilizzano i suoi prodotti, nel tentativo di bilanciare varie questioni importanti quelle che seguono sono le principali modifiche introdotte da Google.
Modifiche che interessano le persone e le aziende
Tra coloro che più di tutti dovrebbero riscontrare alcune modifiche ai servizi offerti dall’azienda figurano certamente gli utenti e le aziende:
- Modifiche ai risultati di ricerca -> Google ha apportato oltre 20 modifiche alla ricerca, inclusa l’introduzione di unità e chip dedicati per aiutare le persone a trovare siti di confronto in aree come voli, hotel e shopping; al contempo sono state rimosse alcune funzionalità dalla pagina dei risultati di ricerca che, secondo il regolamento, avrebbero messo in risalto i servizi dell’azienda (come Google Voli).
- Schermate di scelta -> gli smartphone Android permettono di cambiare facilmente motore di ricerca o browser, per adeguarsi al Digital Markets Act verranno mostrate schermate di scelta aggiuntive progettate sulla base di ricerca e testing degli utenti; queste modifiche sono presenti durante la configurazione di un nuovo dispositivo Android e saranno presto disponibili anche su Chrome per desktop e dispositivi iOS.
- Consensi aggiuntivi per il collegamento dei servizi Google -> alcune funzioni come la personalizzazione dei contenuti e degli annunci richiedono la condivisione di alcuni dati tra i vari servizi dell’azienda, grazie alle nuove norme gli utenti hanno ora facoltà, attraverso le Impostazioni del proprio dispositivo, di scegliere se desiderano continuare a condividere i dati tra i servizi Google collegandoli.
Modifiche che riguardano gli sviluppatori
Anche gli sviluppatori rivestono un ruolo fondamentale nel settore tecnologico, senza il loro lavoro non avremmo un sistema operativo funzionante né applicazioni da utilizzare con i nostri smartphone; il Digital Markets Act tocca anche loro, o meglio impone a Google alcune modifiche anche nel loro campo:
- App e app store di terze parti -> questo punto è quello che probabilmente meno interessa al nostro sistema operativo mobile, Android consente già da tempo immemore l’utilizzo di store alternativi per le applicazioni e dunque in questo frangente Google non ha dovuto apportare stravolgimenti particolari; per dovere di cronaca comunque l’azienda ha implementato funzionalità in Android 14 che consentono agli app store di terze parti di funzionare ancora meglio.
- Fatturazione alternativa -> considerando che le norme europee prevedono la possibilità per gli sviluppatori di utilizzare sistemi di fatturazione alternativi per il completamento degli acquisti in-app, la società ha lanciato due programmi che consentono agli sviluppatori di utilizzare il proprio sistema di fatturazione, anziché quello di Google Play. Ciò si traduce anche nella possibilità per l’utente di scegliere quale sistema utilizzare, se quello offerto da Google o quello dello sviluppatore, a patto che quest’ultimo consenta l’utilizzo di entrambi (secondo le nuove norme infatti gli sviluppatori idonei possono scegliere di offrire ai propri utenti solo il proprio sistema di fatturazione).
- Programma di offerte esterne -> Anche in questo caso il Google Play Store permette già agli sviluppatori di comunicare con i clienti all’esterno della propria app in merito a offerte o opzioni a basso costo disponibili su un app store rivale o sul sito web dello sviluppatore, tuttavia il colosso ha deciso di lanciare un programma che permetterà agli sviluppatori di app pubblicate sul Play Store di condurre direttamente al di fuori dell’app le persone nello Spazio economico europeo, anche per promuovere le offerte.
Modifiche per la trasparenza e la condivisione dei dati
Le aziende che utilizzano i prodotti Google per comunicare con i propri clienti beneficiano già di tutta una serie di informazioni dettagliate sul rendimento dei loro siti web, app, video e annunci grazie a strumenti quali Search Console, Merchant Center, Google Analytics, Google Ads e altre varie dashboard e API. Ciò nonostante anche in questo frangente l’azienda ha deciso di apportare alcune modifiche:
- Dati e analisi -> nonostante Google fornisca già tutta una serie di dati indispensabili per le aziende, in base al DMA gli inserzionisti e i publisher potranno ricevere alcuni dati aggiuntivi, che verranno condivisi in modo da proteggere la privacy delle persone le informazioni sensibili dal punto di vista commerciale dei clienti.
- Portabilità dei dati -> da diverso tempo Google offre agli utenti la possibilità di scaricare o trasferire una copia dei propri dati, in base ai requisiti relativi allo spostamento dei dati su un’app o un servizio di terze parti sanciti dal Digital Markets Act verrà lanciata la nuova Data Portability API per gli sviluppatori.
Come potete notare dunque, Google ha apportato tutta una serie di cambiamenti significativi ai propri prodotti per adeguarsi a quanto richiesto dall’Europa entro il mese di marzo; l’azienda però ci tiene a sottolineare che anche in futuro continuerà a collaborare con la Commissione europea e con il settore per garantire prodotti e servizi utili, sicuri e conformi alle persone e alle imprese in Europa.
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