Torniamo a parlare del processo antitrust che vede protagonista Google negli Stati Uniti, dal procedimento giudiziario in questione stanno emergendo diversi interessanti scenari; qualche settimana fa per esempio abbiamo visto come sembri che il colosso di Moutain View paghi regolarmente ogni anno ad Apple ingenti somme per garantirsi visibilità sui dispositivi della mela.

Qualche giorno dopo abbiamo altresì scoperto come Big G avesse tentato di pagare Apple per pre istallare la propria applicazione sui dispositivi della concorrenza, senza però riuscirci. Oggi nuove dichiarazioni rilasciate durante il processo fanno un po’ di luce su quelle che sono le spese sostenute da Google per combattere la concorrenza.

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Google paga i vari produttori Android per tenere sotto controllo la concorrenza

Non è un segreto che Google abbia in essere diversi accordi di compartecipazione alle entrate con i produttori di smartphone Android, ma ora secondo le dichiarazioni di Jamie Rosenberg (dipendente Google) emerge come questi accordi siano volti a fornire risorse per combattere gli iPhone della mela.

In pratica gli accordi delle varie società prevedono la condivisione delle entrate dei motori di ricerca con produttori di smartphone e operatori, in modo che essi possano beneficiare di un aiuto per promuovere i propri prodotti e mantenerli appetibili (per esempio attraverso gli aggiornamenti mensili di sicurezza).

Per quel che concerne gli operatori telefonici, almeno negli Stati Uniti, secondo Rosenberg Google avrebbe leggermente modificato gli accordi di compartecipazione alle entrate, offrendo al contempo denaro alle aziende per motivarle a vendere più telefoni Android.

Il dipendente ha anche citato Samsung, asserendo che la sua azienda avrebbe recentemente suddiviso il suo accordo di compartecipazione alle entrate con il colosso coreano in tre accordi separati nel 2020, focalizzati su ricerca, servizi e marketing; quest’ultimo nello specifico era subordinato al fatto che Google fosse il fornitore di ricerca esclusivo.

Il succo del discorso si riassume con una dichiarazione di Rosenberg alquanto esplicita: “Tutto questo mira a rendere i dispositivi più competitivi con iOS“.

Per quanto possa sembrare strano, non si tratta di una pratica messa in atto solo da Google, anche i vari OEM Android infatti (per chi non lo sapesse) pagano i dipendenti degli operatori telefonici e dei rivenditori (quindi le catene di elettronica di consumo) per spingere maggiormente i propri dispositivi rispetto a quelli della concorrenza. Il procedimento antitrust in atto però vede il Dipartimento di Giustizia accusare Google di pagare Apple e i vari OEM Android per favorire il proprio motore di ricerca, ostacolando quindi la concorrenza.

È altresì emerso che Big G paga anche Apple come parte di questi accordi di compartecipazione alle entrate, anche se in questo caso non è ancora ben chiaro il motivo (non avrebbe molto senso pagare Apple per mettere i bastoni tra le ruote a iOS). Non ci resta che attendere, il processo antitrust nei confronti di Google non mancherà di fornire ulteriori interessanti retroscena.

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