Il mercato dei tablet Android sta attraversando una fase di rinnovato interesse. Dopo anni di predominio incontrastato dell’iPad, i produttori Android hanno finalmente capito che c’è spazio per dispositivi di qualità anche nella fascia media. Xiaomi, con il suo sub-brand Redmi, ha sempre dimostrato di saper giocare bene in questo segmento, e il nuovo REDMI Pad 2 Pro ne è l’ennesima dimostrazione.​

Un tablet che arriva sul mercato italiano, in doppia variante 5G e solo Wi-Fi, con un prezzo di partenza di 299,90 euro per la versione base da 6GB/128GB, cifra che lo posiziona in diretta concorrenza con dispositivi come il Samsung Galaxy Tab A9+ e il Lenovo Tab M11. Ma può davvero competere con questi nomi consolidati? 

Dopo diverse settimane di utilizzo, possiamo dire che il REDMI Pad 2 Pro è molto più di un semplice aggiornamento del modello precedente. È un tablet che ha personalità, che sa cosa vuole essere, e che riesce a colmare quel vuoto tra i dispositivi super economici (e spesso deludenti) e i tablet premium che costano il triplo.​

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Redmi Pad 2 Pro: la video recensione

Confezione e primo approccio: l’amara sorpresa europea

Aprire la scatola del REDMI Pad 2 Pro è un’esperienza che suscita sentimenti contrastanti. Da un lato, il packaging è solido e ben strutturato, con il tablet protetto adeguatamente. Dall’altro, se siete in Europa come noi, preparatevi alla delusione: niente caricatore in confezione.​ Questa scelta, dettata dalle normative europee sulla riduzione dei rifiuti elettronici, è comprensibile ma comunque fastidiosa. Xiaomi include solo un cavo USB-A to USB-C e lo spillo per l’estrazione della microSD. 

Il problema? Molti utenti potrebbero non avere in casa un caricatore da 33W compatibile, e questo significa una spesa aggiuntiva che va a erodere il vantaggio economico del dispositivo.​

È una scelta che capiamo ormai dal punto di vista ambientale, ma che lascia l’amaro in bocca quando paghi 300 euro per un prodotto. I mercati extra-UE ricevono il caricatore: un’ingiustizia che si fa sentire, soprattutto considerando che il tablet supporta la ricarica rapida a 33W e quella inversa a 27W. Senza il caricatore giusto, queste funzionalità rimangono sulla carta.​

Design e costruzione: quando il metallo fa la differenza

Il design del REDMI Pad 2 Pro non reinventa la ruota, ma non ne aveva bisogno. Xiaomi ha optato per una soluzione collaudata: scocca unibody in alluminio, linee piatte e moderne, spessore contenuto di appena 7,5 mm. Il risultato è un tablet che sembra appartenere a una fascia di prezzo un po’ superiore.​

Abbiamo testato la versione Graphite Gray ma non con la finitura Matte Glass, ossia con lo schermo opaco, che rimane al di fuori dell’Europa ed è forse una delle notizie più negative di questo device. La superficie opaca del display infatti non solo riduce drasticamente i riflessi, ma conferisce all’intero dispositivo un aspetto premium che difficilmente si trova in questa fascia di prezzo. Peccato davvero non poterlo avere in Italia perché poteva essere un plus non indifferente. 

Le dimensioni complessive sono identiche al modello precedente: 279,8 x 181,7 x 7,5 mm, ma il peso è aumentato leggermente a 610 grammi (contro i 571g del Redmi Pad Pro originale) a causa della batteria più capiente. In mano si sente questa differenza? Onestamente, solo durante sessioni di utilizzo prolungate tenendolo in verticale con una sola mano. Nella maggior parte dei casi, il peso è ben distribuito e il tablet risulta comodo da maneggiare.​

Il frame laterale in alluminio opaco è piacevole al tatto, ma qui emerge il primo vero difetto del design: la scivolosità. Pur bellissima esteticamente e fantastica per ridurre impronte e riflessi, è un po’ scivolosa. In mano, la sensazione è quella di dover sempre mantenere una presa sicura, cosa che alla lunga può risultare stancante.​ Questa scivolosità non è un problema da poco. Durante i test, mi è capitato un paio di volte di doverlo afferrare al volo perché stava scivolando dalle ginocchia mentre lo usavo sul divano. 

Xiaomi avrebbe dovuto pensare a una texture più grip-friendly, o quantomeno includere una cover nella confezione (cosa che invece fa solo come accessorio opzionale a pagamento). Se decidete di acquistare questo tablet, considerate la cover non come un optional ma come un must-have.​

Ergonomia e distribuzione dei tasti: qualche scelta discutibile

La disposizione dei comandi fisici sul REDMI Pad 2 Pro è particolare. Xiaomi ha scelto di distribuire tutto su tre lati del tablet, lasciando uno dei lati lunghi completamente libero.​

Sul lato corto superiore (quando tenuto in orizzontale) troviamo solo il tasto di accensione/blocco. Sulla parte inferiore c’è invece il jack audio da 3,5mm (che nel 2026 è ormai una rarità apprezzabile) e la porta USB-C per ricarica e trasferimento dati. Fin qui tutto normale.​

Ma è sul lato lungo “attivo” che le cose si fanno interessanti: qui Xiaomi ha concentrato i tasti volume, due microfoni e lo slot per microSD. Perché questa scelta? L’idea è che quando si tiene il tablet in orizzontale (il modo più naturale per un display da 12,1 pollici), tutti i controlli siano facilmente raggiungibili sulla parte superiore. In teoria funziona, in pratica ci vuole un po’ di abitudine.​

Il problema emerge quando si usa il tablet in verticale, modalità che spesso preferiamo per la lettura di articoli e PDF. In questo caso, i tasti volume finiscono sul lato e il tasto power in alto, una disposizione che richiede un po’ di ginnastica mentale per non confondersi. Non è un dramma, ma dopo settimane di utilizzo ci ritroviamo ancora occasionalmente a premere il tasto sbagliato

I quattro speaker: una delle migliori feature

Se c’è un elemento del design che merita solo elogi, sono i quattro speaker stereo con supporto Dolby Atmos. Posizionati in configurazione 2+2 sui lati corti del tablet, questi altoparlanti offrono un’esperienza audio interessante per un dispositivo di questa fascia di prezzo.​

Durante il test, guardando diversi film e serie TV su Netflix, Disney+ e Prime Video, l’audio è sempre stato all’altezza. I dialoghi sono chiari e ben definiti, c’è una buona presenza nei medi e persino un accenno di bassi (cosa rara su un tablet così sottile). Il soundstage è ampio e la separazione stereo ben definita, soprattutto quando si tiene il tablet in orizzontale.​

Attivando il Dolby Atmos (che è on di default), l’audio guadagna profondità e spazialità. Non è ovviamente paragonabile a un sistema audio dedicato, ma per un tablet è qualcosa che fa specie. Abbiamo testato anche diverse tracce musicali, da brani orchestrali a rock e musica elettronica, e il REDMI Pad 2 Pro se l’è cavata in tutti i generi.

Xiaomi ha anche inserito delle modalità di boost del volume al 200% e 300%, ma qui dobbiamo essere sinceri: non usatela per contenuti multimediali. Aumentano marginalmente il volume ma appiattiscono completamente il suono, rendendolo stridulo e privo di corpo. Queste modalità sono pensate probabilmente per notifiche o allarmi, non certo per godersi un film.​

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Display: grande, luminoso, ma con qualche compromesso

Il cuore pulsante di qualsiasi tablet è il display, e il REDMI Pad 2 Pro monta un pannello IPS LCD da 12,1 pollici con risoluzione 2560×1600 pixel (249 ppi), refresh rate fino a 120Hz e supporto Dolby Vision. Sulla carta, sono specifiche da top di gamma. Nella pratica quotidiana, le cose sono un po’ più sfumate.​

Partiamo dal positivo: le dimensioni da 12,1 pollici rappresentano il punto dolce per un tablet multimediale. È abbastanza grande da godere di film e serie TV senza sentirsi limitati, ma non così massiccio da risultare ingombrante come i tablet da 13-14 pollici. La risoluzione di 2560×1600 pixel offre una densità di 249 ppi, più che sufficiente per una visione nitida a distanza di utilizzo normale.​

Leggere testi è un piacere, le icone sono definite e i contenuti video hanno quel livello di dettaglio che ci si aspetta da un display “1.5K”. Non siamo ai livelli di nitidezza di un iPad Pro con il suo display Retina, ma per questa fascia di prezzo non si può davvero chiedere di più. Il formato 16:10 è ideale per il consumo di contenuti, offrendo più spazio verticale rispetto al classico 16:9, utile soprattutto per la navigazione web e la produttività.

Il refresh rate a 120Hz è ormai diventato uno standard anche nella fascia media, e il REDMI Pad 2 Pro non delude. Lo scrolling è fluido, le animazioni di sistema scorrono senza scatti, e anche nei giochi compatibili la differenza rispetto ai 60Hz si sente eccome.​ C’è un ma: il tablet non gestisce il refresh rate in modo completamente adattivo come fanno i flagship. Puoi scegliere tra 60Hz fissi o 120Hz fissi, senza vie di mezzo. Questo impatta sull’autonomia, ma soprattutto è un’occasione persa per ottimizzare l’esperienza. Sarebbe stato bello avere almeno un’opzione “automatica” che scalasse il refresh in base al contenuto visualizzato.

Xiaomi dichiara una luminosità tipica di 500 nit e un picco di 600 nit. Sono numeri discreti ma non eccezionali.​ In ambienti interni, il display è più che adeguato. Anche in stanze molto luminose, la leggibilità non è mai un problema. All’aperto, però, la situazione cambia. In pieno sole, il REDMI Pad 2 Pro fatica a competere con l’ambiente circostante. 

Esiste una modalità Sunlight che si attiva automaticamente quando la luminosità automatica è disattivata, e che aumenta la luminosità quando il sensore rileva molta luce ambientale, tornando poi al valore impostato manualmente quando non serve più. È una soluzione intelligente, ma non fa miracoli: aggiunge qualche nit in più, non trasforma il tablet in un dispositivo outdoor-ready.​

Il supporto al Dolby Vision è una delle carte vincenti del REDMI Pad 2 Pro. Permette di godere di contenuti compatibili su Netflix, Disney+, Prime Video e altre piattaforme con una gamma dinamica estesa e colori più ricchi.​ Nella pratica quotidiana, la differenza si nota. I contenuti Dolby Vision hanno neri più profondi (nei limiti della tecnologia IPS LCD), highlights più luminosi e una colorazione generalmente più bilanciata. Non siamo ai livelli di un OLED, ovviamente, ma per un tablet LCD di fascia media il risultato è più che apprezzabile. C’è un dettaglio interessante: il REDMI Pad 2 Pro supporta profondità colore a 10 bit (1 miliardo di colori), in calo rispetto ai 12 bit (68 miliardi di colori) del modello precedente. Nella pratica, questa differenza è impercettibile all’occhio umano, quindi non è un downgrade di cui preoccuparsi.​

Prestazioni: il nuovo Snapdragon 7s Gen 4 convince

Sotto la scocca, il REDMI Pad 2 Pro è uno dei primi dispositivi che monta il nuovo Qualcomm Snapdragon 7s Gen 4, un SoC costruito con processo produttivo a 4nm. Si tratta di un’evoluzione diretta del 7s Gen 3, con architettura Kryo quasi identica (1+3+4 core) ma frequenze leggermente aumentate: 1 core Cortex-A720 a 2,7GHz, 3 core Cortex-A720 a 2,4GHz e 4 core Cortex-A520 a 1,8GHz.​ 

La GPU è una Adreno 810 aggiornata, che promette miglioramenti prestazionali e supporto a feature gaming avanzate come l’Adaptive Performance Engine 3.0 e Snapdragon Game Super Resolution. La RAM è LPDDR4X (non la più moderna LPDDR5) affiancata da storage UFS 2.2, in due configurazioni: 6GB/128GB e 8GB/256GB.​

I test sintetici confermano un miglioramento rispetto al predecessore: circa +30% sia in CPU che in GPU rispetto allo Snapdragon 7s Gen 2 del Redmi Pad Pro originale. È un salto generazionale apprezzabile che si traduce in maggiore reattività generale del sistema.​

Sorprendentemente, però, i benchmark non mostrano vantaggi rispetto al 7s Gen 3 dello scorso anno, nonostante Qualcomm promettesse un miglioramento del 7%. Probabile che l’ottimizzazione software non sia ancora perfetta, o che i margini di miglioramento siano così sottili da essere invisibili nei test sintetici.​

La nota più positiva arriva dai test di throttling: CPU e GPU mantengono bene le prestazioni anche sotto stress prolungato. Questo significa che il sistema di dissipazione termica è ben dimensionato, e che il tablet non rallenterà durante sessioni di gaming o rendering intense. 

Lasciando da parte i numeri, ciò che conta davvero è l’esperienza d’uso quotidiana. E qui il REDMI Pad 2 Pro si comporta bene. HyperOS 2 gira in modo fluido e reattivo, le app si aprono abbastanza velocemente, il multitasking con 2-3 app in split screen non mette in crisi il sistema.​

Abbiamo testato diverse applicazioni pesanti: editing fotografico in Snapseed e Lightroom Mobile, montaggio video basico, navigazione con decine di tab aperti in Chrome, gaming. In tutti questi scenari, il tablet ha risposto senza lag significativi o rallentamenti frustranti.

La configurazione che consigliamo è assolutamente la 8GB/256GB. Con 6GB di RAM, oggi come oggi, si rischia di trovarsi corti soprattutto nel multitasking. Gli 8GB offrono quel margine in più che rende l’esperienza più fluida e “a prova di futuro”. I 256GB di storage, poi, sono quasi obbligatori se pensate di installare molte app e giochi, o di salvare file multimediali offline. C’è comunque lo slot microSD per espandere la memoria, dettaglio non scontato nel 2026. Un plus apprezzabile per chi accumula grandi librerie di film o musica.​

Per testare le capacità gaming del tablet, abbiamo installato diversi titoli con livelli di impegno grafico variabili: Genshin Impact, Call of Duty Mobile, Asphalt 9, PUBG Mobile. Genshin Impact (il banco di prova più impegnativo) gira a dettagli medi con un framerate stabile intorno ai 40-45 fps. Alzando al massimo i dettagli si scende a 30-35 fps con qualche calo sporadico. Non è un’esperienza da flagship, ma è assolutamente giocabile e godibile sul grande display da 12,1 pollici. Call of Duty Mobile e PUBG Mobile non hanno problemi: dettagli alti e 60fps stabili. Anche sessioni di gioco prolungate (ho fatto diverse partite da 20-30 minuti consecutive) non hanno causato throttling percettibile o surriscaldamento eccessivo. Il tablet si scalda leggermente nella zona superiore centrale, ma mai in modo fastidioso. 

Nel complesso, per un tablet da 300 euro, le prestazioni gaming sono più che soddisfacenti. Un elemento che migliora enormemente l’esperienza di gioco sono gli speaker stereo: giocare con l’audio che arriva dai quattro altoparlanti posizionati ai lati è molto più immersivo che su uno smartphone.​ Unico appunto: con giochi impegnativi e luminosità al massimo, la batteria si scarica piuttosto rapidamente.

Software: HyperOS 2 su Android 15

Il REDMI Pad 2 Pro arriva con Android 15 e HyperOS 2, l’ultima evoluzione dell’interfaccia Xiaomi per tablet. Per chi arriva dalla vecchia MIUI, HyperOS rappresenta un passo avanti sia estetico che funzionale, anche se le differenze non sono rivoluzionarie.​

L’aspetto generale è moderno e pulito, con icone ridisegnate e animazioni un po’ più fluide grazie all’aggiornamento dell’HyperCore. Di default, non c’è app drawer: tutte le applicazioni vivono nelle homescreen, come su iOS. Personalmente preferiamo avere un drawer, e per fortuna è un’opzione attivabile dalle impostazioni. Una volta abilitato, l’esperienza diventa molto più organizzata.​

Il centro notifiche e il centro di controllo sono separati e si richiamano con uno swipe dall’alto rispettivamente a sinistra e a destra. È una soluzione che richiede un minimo di abitudine per chi arriva da altre interfacce Android, ma che alla fine risulta comoda: le notifiche da un lato, i toggle rapidi dall’altro, senza confusione.​ La personalizzazione non è a livello di altri brand ma sono presenti alcuni temi, icone, Always On Display (anche se su tablet si usa poco), gesture di navigazione personalizzabili. Xiaomi permette di modificare alcuni aspetti dell’interfaccia, anche se alcune opzioni sono nascoste in menu poco intuitivi.

Le funzioni di multitasking sono il fiore all’occhiello di HyperOS 2 sui tablet. Si può usare lo split screen classico con due app affiancate, ma anche aprire fino a quattro finestre fluttuanti contemporaneamente. Nella pratica, usare 4 app insieme è un po’ estremo e caotico, ma la flessibilità c’è.​ Il task switcher è ottimizzato per il grande schermo e mostra le app recenti in formato griglia, molto più comodo del classico carosello verticale degli smartphone. Passare tra le applicazioni è immediato e intuitivo.​

Una funzione che abbiamo apprezzato moltissimo è la continuità con i dispositivi Xiaomi. Se avete uno smartphone Xiaomi/Redmi, potete attivare l’Interconnectivity: lo schermo del telefono diventa accessibile dal tablet, ricevete le notifiche dello smartphone sul tablet, la clipboard è condivisa, e con HyperOS 2.0 potete addirittura aprire sul tablet le app che state usando sul telefono, continuando esattamente da dove eravate rimasti.​

C’è però una limitazione importante: non c’è la Workstation Mode presente sui tablet Xiaomi di fascia più alta. Questa modalità trasforma il tablet in un vero desktop replacement quando collegato a una tastiera esterna, con interfaccia simile a quella di un PC. È un’assenza che si sente, soprattutto se abbinate il Redmi Pad 2 Pro Keyboard.​

Il tablet supporta ufficialmente il Redmi Smart Pen (€59) e la Redmi Pad 2 Pro Keyboard (€99). Nelle impostazioni c’è un menu dedicato “Stylus and Keyboard” con numerose opzioni di personalizzazione.​ Per la penna, si può regolare la sensibilità, creare shortcut per i due pulsanti fisici, attivare la scrittura a schermo spento (fantastica per prendere appunti al volo), personalizzare il feedback aptico. La penna supporta 4096 livelli di pressione e il display ha un touch sampling rate di 240Hz potenziato da algoritmi di predizione. Il risultato è un’esperienza di scrittura e disegno abbastanza fluida e naturale. 

Abbiamo testato la penna con diverse app: Note predefinite, OneNote, Concepts, Infinite Painter. In tutte, la precisione è ottima e il palm rejection funziona bene. Non è al livello di un Apple Pencil su iPad Pro, ma per questa fascia di prezzo è notevole. Disegnare e prendere appunti è un piacere, e la latenza è minima.

Per la tastiera, le opzioni includono shortcut personalizzabili, stili del cursore, e varie scorciatoie per il multitasking. Purtroppo la tastiera Xiaomi non ha retroilluminazione né trackpad, due mancanze significative che limitano l’utilità del dispositivo come laptop replacement. A quel prezzo (€99) ci si aspetterebbe qualcosa di più. Esistono tastiere Bluetooth di terze parti con trackpad a prezzi simili o inferiori, quindi valutate bene prima di comprare l’accessorio ufficiale.​

Una delle novità di HyperOS 2 è l’integrazione profonda con l’intelligenza artificiale di Google. Gemini è preinstallato e accessibile con uno swipe. Potete usarlo per generare testi, riassumere articoli, analizzare immagini (ad esempio fotografare il contenuto del frigo e chiedere ricette), generare immagini, e molto altro.​ La funzione Circle to Search è presente e funziona bene: circondate con il dito qualsiasi elemento sullo schermo e otterrete istantaneamente una ricerca Google. È una di quelle feature che una volta provate non potete più farne a meno.​

Nell’app Galleria ci sono numerose funzioni di editing AI: rimozione di oggetti e persone, aggiunta di sfocatura bokeh, espansione del contenuto per cambiare il crop, modifica del cielo. Funzionano discretamente bene, anche se i risultati non sono sempre perfetti e a volte si vedono artefatti digitali. Per modifiche veloci vanno benissimo, per lavori più seri servono app dedicate.​

Veniamo alla nota dolente: il bloatware. Xiaomi ha la pessima abitudine di preinstallare numerose app di sistema e di terze parti che molti utenti non useranno mai. Alcune sono disinstallabili, altre solo disattivabili. È fastidioso, soprattutto nella versione da 128GB dove lo spazio non abbonda. Al primo avvio, abbiamo impiegato decine di minuti a disinstallare e disattivare app inutili. Non è il massacro che era MIUI qualche anno fa, ma c’è ancora margine di miglioramento. Xiaomi dovrebbe permettere all’utente di scegliere cosa installare durante il setup iniziale.

Per quanto riguarda gli aggiornamenti software, Xiaomi promette 2 anni di major update Android e 3 anni di patch di sicurezza per i dispositivi Redmi. Non è ai livelli di Samsung (4+5 anni) o Google (7 anni sui Pixel), ma è nella media del segmento medio-basso. Considerando il ciclo di vita medio di un tablet (3-4 anni), dovrebbe essere sufficiente per la maggior parte degli utenti.

Fotocamere: il minimo sindacale (e va bene così)

Parliamoci chiaro: nessuno compra un tablet per fare foto. E il REDMI Pad 2 Pro non cerca nemmeno di convincervi del contrario. Le fotocamere sono il classico ripiego: ci sono perché devono esserci, non perché siano uno selling point.​

Sul retro c’è una fotocamera da 8MP con autofocus e flash LED. La qualità delle foto è, senza mezzi termini, mediocre. Anche in piena luce le immagini sono morbide, poco dettagliate e rumorose. I colori sono slavati e la gamma dinamica limitata. In condizioni di scarsa illuminazione, la situazione peggiora drasticamente.​ Ma onestamente, chi se ne frega? L’unico uso sensato di questa fotocamera è scansionare QR code o fotografare documenti. Per entrambi questi scopi, 8MP sono più che sufficienti. Il flash LED aiuta a illuminare i documenti in ambienti poco luminosi, rendendo le scansioni più leggibili.

La fotocamera può registrare video 1080p a 30fps con una buona stabilizzazione elettronica. I video sono guardabili, niente di più. Non userete questo tablet per vlog o registrazioni importanti, ma per una videochiamata di emergenza o per registrare una nota vocale video, va bene.​

Frontalmente c’è un’altra fotocamera da 8MP, stesso sensore della posteriore ma con obiettivo grandangolare a fuoco fisso. L’angolo ampio è perfetto per le videochiamate di gruppo, permettendo di includere più persone nell’inquadratura.​ Il problema è il fuoco fisso: lo sweet spot è piuttosto vicino alla fotocamera, quindi se tenete il tablet alla normale distanza di visione (40-50cm) il vostro viso non sarà perfettamente a fuoco. È un compromesso comprensibile per mantenere bassi i costi, ma si nota.​ Per le videochiamate su Zoom, Meet, Teams la qualità è sufficiente. Non sarete mai la persona con la webcam migliore nella call, ma nemmeno la peggiore. In condizioni di buona illuminazione, l’immagine è chiara e i colori naturali. Con poca luce, il rumore digitale diventa evidente. Anche la frontale può registrare video 1080p a 30fps. La qualità è ok per le videochiamate, nulla di più.​

Autonomia e ricarica: una batteria monstre con ricarica lenta

Uno dei principali punti di forza del REDMI Pad 2 Pro è la sua batteria da 12.000 mAh, un upgrade significativo rispetto ai 10.000 mAh del modello precedente. È una capacità mostruosa che promette giorni di utilizzo senza vedere una presa di corrente.​

Nella pratica quotidiana, l’autonomia del REDMI Pad 2 Pro è semplicemente ottimo. Con un utilizzo misto (streaming video, navigazione web, social, qualche sessione di gaming leggero, lettura), arriviamo tranquillamente a 3-4 giorni pieni prima di dover ricaricare. Se l’uso è più leggero (principalmente lettura e navigazione), si possono superare anche i 5 giorni. Il REDMI Pad 2 Pro è il tipo di dispositivo che carichi una volta a settimana (a meno di sessioni di binge-watching maratone). Un’ autonomia game-changer per chi usa il tablet in mobilità o semplicemente non vuole l’ansia della batteria scarica.

Purtroppo, dove l’autonomia è mostruosa, la ricarica è deludente. Il tablet supporta ricarica rapida a 33W, ma con una batteria da 12.000 mAh i tempi sono biblici:​ 15 minuti per il 12% di carica oppure 30 minuti per il 20% o una carica completa in ben 3 ore. ​Capiamo che una batteria così capiente richieda tempo, ma nel 2026 ci si aspetterebbe almeno un supporto a 45W o 50W per dimezzare i tempi. La ricarica lenta diventa un problema soprattutto se vi dimenticate di mettere in carica il tablet durante la notte e la mattina vi ritrovate con poca batteria.

La funzione di ricarica inversa fino a 27W è interessante sulla carta: il tablet può diventare un power bank per caricare il vostro smartphone. Nella pratica, serve un cavo USB-C to USB-C (non incluso nella confezione europea, che ha un cavo USB-A to USB-C), e scarica la batteria del tablet piuttosto rapidamente. È una feature d’emergenza, non qualcosa da usare quotidianamente.​

Configurazione e prezzo consigliati

La versione che ha più senso è la 8GB/256GB nella finitura standard (non Matte Glass) a 399,90 euro. Offre RAM e storage sufficienti per un utilizzo prolungato nel tempo, e vi risparmiate i compromessi agli angoli di visione della versione opaca.​ La versione base 6GB/128GB a 349,90 euro va bene solo per usi molto leggeri e budget super-contenuti. 

Xiaomi propone anche qualche bundle interessante: tablet + Smart Pen omaggio per la versione base. Se trovate ancora queste offerte, approfittatene: sono deal ottimi che rendono il package ancora più competitivo.​ Tenete d’occhio Amazon e lo store ufficiale mi.com per sconti periodici. È probabile che durante eventi come le offerte di primavera o periodi promozionali il prezzo scenda di 50-70 euro, rendendo l’acquisto ancora più vantaggioso.

Conclusioni: un tablet che sa il fatto suo

Il REDMI Pad 2 Pro non è perfetto. Ha difetti tangibili e compromessi che bisogna accettare. Ma sa esattamente cosa vuole essere: un tablet di fascia media onesto, ben costruito, con autonomia eccezionale e prestazioni solide, venduto a un prezzo giusto.​

Non cerca di competere con gli iPad Pro o i Galaxy Tab S di fascia alta, e fa bene. Si posiziona in quella terra di mezzo dove la maggior parte delle persone cerca un tablet: abbastanza potente per fare tutto ciò che serve, abbastanza economico da non richiedere un mutuo, abbastanza longevo da durare anni.

Per 300-350 euro, oggi come oggi, non c’è niente di meglio sul mercato Android italiano. Samsung e Lenovo offrono alternative valide, ma o costano di più o offrono meno. Il REDMI Pad 2 Pro centra il bersaglio con precisione chirurgica.

Lo consigliamo? Assolutamente sì, a patto che le vostre aspettative siano allineate alla fascia di prezzo. Se cercate un tablet per guardare Netflix a letto, leggere fumetti digitali, navigare sul divano, prendere appunti all’università, giocare occasionalmente, e non volete spendere più di 400 euro, questo è il device che fa per voi. Se invece cercate un mostro di potenza per editing video 4K, gaming competitivo, o un laptop replacement professionale, allora dovete guardare (e spendere) altrove.