Google si prepara a rompere il silenzio sul fronte dei modelli di frontiera. Gemini 4 è ormai in fase di rifinitura e il colosso di Mountain View punta a rilasciarlo molto prima della fine dell’anno. A confermarlo è Koray Kavukcuoglu, nuovo responsabile della divisione DeepMind, nella sua prima uscita pubblica con i media.

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Gemini 4 è in fase di rifinitura

Il modello si trova nella fase di post-training, quella in cui si eseguono i test di sicurezza, si implementano i guardrail e si valuta il comportamento del sistema prima del debutto ufficiale. Il passaggio è avvenuto a circa due mesi di distanza dall’avvio del run di pre-training, partito il 21 luglio 2026. Si tratta di una timeline compressa, se si considera che Gemini 3.5 Pro è rimasto bloccato nei test con i partner sin dal giugno precedente.

Nei test interni, Gemini 4 viene già utilizzato per alimentare Antigravity, il che suggerisce una certa fiducia nelle capacità del modello anche prima del rilascio definitivo. Kavukcuoglu non ha nascosto l’entusiasmo per i risultati ottenuti finora, spiegando che l’intenzione è quella di procedere il prima possibile:

«La nostra intenzione è, appena possibile, rilasciare un output anticipato di post-training perché vediamo i risultati e siamo entusiasti»

A questo si aggiunge la promessa di «continuare con iterazioni dal ritmo serrato» anche in futuro, un segnale di come Google voglia tornare a una cadenza di rilascio più regolare dopo mesi di attesa. L’ultimo modello flagship del colosso americano risale a Gemini 3.1 Pro, arrivato a febbraio 2026, preceduto da Gemini 3 Pro a novembre 2025, mentre nel frattempo si sono susseguiti diversi aggiornamenti della linea Flash, il più recente dei quali è Gemini 3.8 Flash.

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Il distacco dai rivali nei benchmark

Quanto sia effettivamente indietro Google rispetto alla concorrenza lo aiutano a capire i numeri. Sull’Intelligence Index v4.3.2, l’attuale modello di frontiera di Big G, Gemini 3.6 Flash, totalizza 34,0 punti, contro i 57,6 di Opus 5.5 di Anthropic, i 52,7 di GPT-6 Astra e i 47,5 di GPT-6 Sol di OpenAI. Il divario di 24 punti che separa Gemini 3.6 Flash da Opus 5.5 non è marginale, e spiega perché gli osservatori parlino di un ritardo consistente nella corsa all’IA.

A pesare sul calendario c’è anche il caso di Gemini 3.5 Pro: Sundar Pichai aveva annunciato durante l’evento I/O di maggio un aggiornamento importante per giugno, utile a colmare il gap con i competitor, ma quel modello non è mai stato distribuito. Kavukcuoglu ha ammesso che l’azienda ha «fatto un piccolo passo indietro» per concentrarsi sull’introduzione di modelli Flash più rapidi ma meno potenti, invece di inseguire un rilascio flagship a tutti i costi. Quando gli è stato chiesto se temesse di restare indietro nella corsa allo sviluppo dell’IA, il nuovo capo di DeepMind ha risposto con sicurezza: «Nella mia mente è una certezza che saremo sempre alla frontiera».

Cambio al vertice e finestra di lancio

Il ritorno a un calendario più prevedibile arriva dopo un rimescolamento ai vertici della divisione. Demis Hassabis ha lasciato il ruolo di responsabile dell’IA ad agosto, spiegando che «progressi importanti» erano in corso proprio su Gemini 4 e che i modelli erano in buone mani. La riorganizzazione aveva alimentato dubbi sulla capacità di Google di tenere il passo, ma le dichiarazioni di Kavukcuoglu sembrano pensate anche per rassicurare chi investe e chi sviluppa sull’ecosistema Gemini.

Il contesto di mercato non aiuta a mantenere la calma: le sue parole sono arrivate pochi giorni dopo che le azioni di Alphabet avevano perso quasi il 5%, complici i timori competitivi legati al nuovo hardware per l’IA presentato da Meta, e il titolo ha mostrato ulteriore volatilità anche dopo la notizia su Gemini 4. Secondo un’indiscrezione, Google DeepMind starebbe puntando a un rilascio di Gemini 4 Pro a ottobre 2026, con l’obiettivo di spingere soprattutto sulla creazione di contenuti e sulle applicazioni interattive.