Parliamo di riparabilità e Unione Europea, un tema che avevamo affrontato appena lo scorso aprile, quando un report aveva bocciato Samsung e Apple proprio sul fronte della riparabilità basandosi sui dati del registro europeo EPREL.

Ebbene, oggi iFixit e Right to Repair Europe hanno pubblicato un’indagine molto più ampia sullo stesso registro, e i numeri che emergono sono decisamente peggiori di quanto ci si potesse aspettare a un anno dall’entrata in vigore delle regole. Facciamo chiarezza.

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Cosa prevedono le norme in vigore dal 2025

I più attenti di voi ricorderanno che dal 20 giugno 2025, smartphone e tablet venduti nell’Unione Europea sono soggetti a requisiti di riparabilità, che includono un punteggio obbligatorio e l’obbligo di pubblicare le informazioni necessarie alla riparazione.

Il punteggio di riparabilità, autodichiarato dai produttori, valuta la facilità di riparazione su una scala da A a E, ed è una delle cinque informazioni aggiuntive riportate accanto all’efficienza energetica sull’etichetta energetica obbligatoria, anche se non compare nella versione più piccola dell’etichetta visibile accanto al prodotto in un negozio online; una futura versione dell’etichetta potrebbe rendere la riparabilità più evidente.

Produttori e importatori sono inoltre tenuti a fornire istruzioni di riparazione e prezzi dei ricambi su un sito web ad accesso libero. I legislatori europei avevano ritenuto sufficiente questo requisito per permettere ai consumatori di considerare i prezzi dei ricambi nelle proprie decisioni d’acquisto, invece di seguire l’esempio francese che include i prezzi dei ricambi direttamente nel punteggio di riparabilità, come più volte raccomandato dalla campagna Right to Repair.

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Quattro smartphone su cinque non rispettano le regole

A un anno dall’entrata in vigore di questi requisiti, iFixit e Right to Repair Europe hanno deciso di verificarne il rispetto esaminando il Registro Europeo dei Prodotti per l’Etichettatura Energetica, dove produttori e importatori sono obbligati a indicare i siti web su cui pubblicano le informazioni richieste. I risultati sono definiti pessimi dagli stessi autori del report: su 2.334 modelli di smartphone immessi sul mercato nell’ultimo anno, solo circa il 18% elenca effettivamente siti web dove sia possibile trovare prezzi dei ricambi o istruzioni di riparazione.

Quasi esattamente la metà dei record presenta semplicemente campi vuoti dove dovrebbero comparire gli URL richiesti; un ulteriore 19% rimanda a una pagina prodotto o a una pagina di supporto priva sia di istruzioni di riparazione sia di prezzi dei ricambi. In questa categoria rientrano anche fasce di prezzo ridicole, come 14-128 euro per una batteria, l’interpretazione data da Acer al concetto di prezzo indicativo per i ricambi.

Un altro 8% offre riferimenti inutili come “vedi manuale”, e quasi il 5% rimanda semplicemente a Temu o AliExpress, non solo per i prezzi dei ricambi ma addirittura per le istruzioni di riparazione.

In modo piuttosto sfacciato, alcuni di questi produttori chiaramente non conformi si assegnano comunque un punteggio perfetto per le informazioni sulla riparazione, ottenendo così una classe A autodichiarata di riparabilità.

I motivi di questa non conformità grave

Di fronte a questi numeri, è naturale chiedersi come sia possibile una non conformità così evidente, e quanto ci si possa davvero fidare di punteggi di riparabilità autodichiarati che rischiano di ridursi a semplice greenwashing.

Nessuna autorità pubblica, evidentemente, si è presa la responsabilità di verificare i dati dichiarati; la verifica della conformità spetta ai singoli Stati membri, che non dispongono del personale necessario per condurre controlli approfonditi, specialmente per casi di non conformità considerati minori, che non mettono a rischio la vita dei consumatori.

Di fatto, gli Stati sembrano contare in larga parte su organizzazioni di consumatori e altre ONG per svolgere il lavoro di monitoraggio al posto loro, esattamente come è avvenuto in questo caso.

Va notato che anche per i prodotti tecnicamente conformi, il link indicato raramente offre un percorso diretto ai prezzi dei ricambi: per marchi importanti come Apple e Samsung, servono diversi passaggi e selezioni prima di arrivare all’informazione cercata.

Resta da chiedersi quanti consumatori siano davvero disposti a compiere tutta questa navigazione pur di considerare i prezzi dei ricambi nella scelta di quale smartphone acquistare; integrare i prezzi dei ricambi direttamente nel punteggio di riparabilità funzionerebbe probabilmente molto meglio per incentivare la concorrenza su questo fronte.

La non conformità influenza molto altro

Le informazioni mancanti nelle schede EPREL rappresentano solo una parte del problema. Quando le informazioni richieste non vengono rese disponibili dal produttore o dall’importatore fin dall’inizio, la non conformità colpisce ovviamente tutti i canali di vendita; tuttavia, anche quando l’informazione è disponibile da parte del produttore, questo non significa necessariamente che venga mostrata al consumatore.

L’etichetta energetica nel suo complesso risulta infatti assente per un numero significativo di prodotti in vendita sia nei negozi fisici sia online.

Il problema della non conformità non riguarda solo gli smartphone: è stato condotto un controllo anche sulle asciugatrici, per le quali si applicano requisiti simili a partire da luglio 2025, riscontrando ancora una volta che oltre la metà dei modelli risulta non conforme.

Infine, i consumatori non sono le uniche vittime di questa mancanza di informazioni: anche i riparatori professionisti possono avere difficoltà ad accedere alle informazioni di riparazione a cui hanno diritto per legge, un tema che iFixit tratterà in un prossimo approfondimento.

Trasparenza e sorveglianza del mercato

Per risolvere il problema, il report afferma che le autorità di sorveglianza del mercato dovrebbero investire maggiori risorse nel verificare la conformità; al momento sembrano contare implicitamente su consumatori e ONG per svolgere questo monitoraggio, senza però fornire i finanziamenti necessari a sostenerlo.

Il sito EPREL mette a disposizione un link per segnalare prodotti non conformi, ma questa possibilità non è stata pubblicizzata in alcun modo, a differenza della piattaforma dedicata francese pensata per utenti e riparatori che vogliono segnalare la non conformità con l’indice di riparabilità nazionale.

Resta inoltre poco chiaro quale diritto di rivalsa abbia un consumatore se un prodotto presentato come facile da riparare risulta in realtà non riparabile una volta guasto. Nella sua forma attuale, il punteggio europeo di riparabilità si basa in parte su dati che il pubblico non può verificare, dato che non esiste alcun obbligo di pubblicare il calcolo completo su cui si basa il punteggio.

Un obbligo per produttori e importatori di dichiarare il report completo alla base dei punteggi di riparabilità dichiarati, unito a una piattaforma europea per segnalare le non conformità, contribuirebbe non poco a permettere a consumatori, riparatori e ONG di aiutare le autorità di sorveglianza del mercato ad assicurarsi che le regole vengano rispettate da tutti.