Google ha lanciato ufficialmente il Pixel Watch 5 meno di 24 ore fa, e come avevamo già raccontato ieri parlando del debutto ufficiale dello smartwatch, tra le novità più rilevanti spiccava proprio la nuova suite Health Guardian, con funzioni per la sicurezza come Emergenze Personali, il Rilevamento della perdita del polso e le comunicazioni satellitari di emergenza autonome.

Ora arriva un aggiornamento che allarga subito il pubblico coinvolto: una delle funzioni più importanti di quella suite, il Rilevamento Emergenze Respiratorie, sta arrivando anche sul Pixel Watch 4, capace di rilevare quando chi lo indossa potrebbe aver smesso di respirare e chiamare automaticamente i soccorsi se la persona non risponde. Vediamo insieme come funziona davvero, quali Paesi la ricevono per primi, e perché gli Stati Uniti dovranno attendere ancora.

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Come funziona davvero il rilevamento

Google spiega che il Rilevamento Emergenze Respiratorie è pensato per situazioni in cui una persona subisce un grave calo di ossigeno nel sangue e diventa incapace di chiedere aiuto da sola: gli esempi citati dall’azienda includono polmonite grave, overdose accidentale da farmaci e soffocamento.

La funzione utilizza un algoritmo basato sull’intelligenza artificiale per analizzare i segnali provenienti dai sensori di frequenza cardiaca, movimento e altitudine dell’orologio.

Prima verifica che chi lo indossa si trovi in uno stato di scarso movimento e non stia vivendo cambi di altitudine repentini, poi controlla che la persona non stia dormendo da più di 30 minuti, per ridurre i falsi allarmi legati a condizioni come l’apnea notturna, considerando quanto diffusa sia proprio l’apnea del sonno tra chi indossa uno smartwatch ogni notte.

Se l’orologio rileva quella che ritiene un’emergenza respiratoria, avvia un allarme a fasi. Prima emette una forte vibrazione e mostra un avviso a schermo intero; se chi lo indossa non risponde né chiude l’avviso, parte un allarme sonoro con un conto alla rovescia di 30 secondi.

Se ancora non arriva alcuna risposta, lo smartphone collegato o un Pixel Watch dotato di connettività LTE possono chiamare automaticamente i servizi di emergenza: una volta stabilita la chiamata, un messaggio automatico avvisa l’operatore del rilevamento dell’emergenza respiratoria, del fatto che la persona non sta rispondendo, e ne fornisce la posizione. Anche i contatti di emergenza, se configurati, possono ricevere un avviso.

Google ha dichiarato che continuerà a lavorare per portare il Rilevamento Emergenze Respiratorie in un numero crescente di Paesi. La funzione resta opt-in, e la sua disponibilità dipende anche dal livello di supporto offerto dai servizi di emergenza locali, un vincolo che, va detto, rende questo tipo di funzioni molto più legate alla burocrazia sanitaria di ciascun Paese di quanto non lo sia la sola tecnologia sottostante.

Pixel Watch 4 rilevamento emergenze respiratorie

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Disponibile in Europa, ma, a sorpresa, non ancora negli USA

Secondo il post ufficiale sul blog di Google, la funzione è ora disponibile sia su Pixel Watch 4 sia su Pixel Watch 5 in diversi Paesi europei, tra cui Regno Unito, Germania, Francia, Irlanda, Austria, Danimarca, Paesi Bassi, Norvegia, Svezia e Svizzera.

Gli Stati Uniti non figurano ancora in quell’elenco, il che è un dettaglio che stona non poco con il fatto che si tratti pur sempre di un prodotto americano e di cui la stragrande maggioranza delle funzioni è spesso limitata inizialmente solo agli USA; ma Google fa sapere di essere già al lavoro per estendere la disponibilità ad altri Paesi.

Big G ha inoltre precisato di aver sviluppato la funzione insieme a medici internisti, cardiologi, anestesisti, esperti di medicina d’urgenza, servizi di emergenza e responsabili della sanità pubblica, testando l’algoritmo in laboratori clinici tramite simulazioni sotto controllo medico e confrontandolo con centinaia di migliaia di ore di dati reali.

Il motivo per cui gli Stati Uniti restano fuori dal primo rollout non ha nulla a che vedere con limiti tecnici dell’algoritmo: la funzione è stata marcata CE in Europa, dove i regolatori hanno permesso il lancio, mentre negli Stati Uniti la stessa funzione resta ancora in attesa di una valutazione da parte della Food and Drug Administration.

Questo è un po’ un contrasto piuttosto emblematico di come, ormai, il vero collo di bottiglia per certe funzioni di sicurezza legate alla salute non sia più la capacità dei sensori o degli algoritmi, ma i tempi con cui i diversi enti regolatori nazionali riescono a valutarle e approvarle.