Meta ha annunciato l’avvio del rollout globale di Meta AI nei messaggi diretti di Threads, offrendo agli utenti lo stesso modo semplice e diretto di interagire con l’assistente già disponibile su Facebook, Instagram e WhatsApp.
Un passaggio che arriva a distanza di circa due mesi da quando avevamo raccontato del test iniziale di Meta AI nel feed pubblico di Threads, un debutto che, i più attenti di voi ricorderanno, non era filato proprio del tutto liscio, complice la polemica scoppiata attorno all’impossibilità di bloccare l’account @meta.ai.
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Perché Meta ha scelto i messaggi diretti
Dopo aver ascoltato i feedback, piuttosto polarizzati, della community durante la fase di test nel feed pubblico, Meta ha introdotto la possibilità di interagire con l’assistente direttamente nei DM.
In questo modo, le persone possono chiedere informazioni e approfondimenti in una conversazione privata, senza che le risposte siano visibili agli altri utenti. Secondo quanto dichiarato dall’azienda, la mossa risponde proprio alle richieste di quegli utenti che desideravano ottenere più “contesto” da Meta AI senza dover condividere pubblicamente le proprie conversazioni.
“L’esperienza nei DM offre alle persone maggiore flessibilità nel modo in cui interagiscono con Meta AI“, ha dichiarato l’azienda.
È possibile condividere direttamente con l’assistente post di Threads, immagini, link o video, fare domande di approfondimento ed esplorare un argomento in modo più dettagliato all’interno di una conversazione privata. Si può chiedere, per esempio, un riassunto dell’Odissea, informazioni su un creator o un personaggio virale, il significato di un’espressione di tendenza e così via.
Come funziona nella pratica
A partire da oggi, gli utenti possono inviare a Meta AI un post di Threads, un’immagine, un link o un video, per poi fare domande e proseguire con approfondimenti successivi. Questo potrebbe rendere l’assistente utile per capire un argomento di tendenza, riassumere qualcosa condiviso su Threads, oppure esplorare un contesto che altrimenti richiederebbe di uscire dall’app.
Il lancio si inserisce in un percorso di espansione delle funzioni di messaggistica di Threads, che Meta ha introdotto come DM lo scorso anno, arricchendo poi il servizio con le chat di gruppo e, più recentemente, portando i DM anche sul web. Meta AI, nel frattempo, era già disponibile su Facebook, Instagram, WhatsApp, oltre che come app autonoma.

Il test nel feed pubblico continua in parallelo
Parallelamente, Meta continua a testare Meta AI nel feed pubblico di Threads in alcuni mercati internazionali, inizialmente limitato a soli cinque Paesi: Argentina, Malesia, Messico, Arabia Saudita e Singapore. In queste regioni è possibile sia leggere sia vedere i post pubblicati direttamente dall’account Meta AI, taggandolo tramite @meta.ai per ottenere informazioni e contesto in tempo reale senza uscire dall’app. Meta AI risponderà pubblicamente attraverso l’account @meta.ai, nella stessa lingua utilizzata nel post originale, grazie al supporto multilingue integrato.
Chi preferisce visualizzare meno contenuti generati da Meta AI può silenziare l’account, selezionare “Non mi interessa” sui contenuti pertinenti, oppure nascondere le risposte di Meta AI presenti nei propri post.
Non è comunque ancora possibile bloccare del tutto l’account, un limite che, come vi abbiamo accennato in apertura, aveva già generato non poche polemiche al momento del primo test nel feed pubblico, quando il malcontento degli utenti era diventato uno dei principali argomenti di discussione sulla piattaforma. Meta continuerà a raccogliere feedback prima di valutare un’eventuale estensione più ampia di questa funzione nel feed pubblico, afferma.
Resta da vedere se l’esperienza nei DM riuscirà a evitare le stesse polemiche registrate con il test nel feed pubblico, dato che qui l’interazione resta comunque una scelta esplicita dell’utente, che decide autonomamente di avviare una conversazione con l’assistente, invece di trovarselo comparire come un account pubblico impossibile da bloccare del tutto.
Insomma, una differenza che, sulla carta, dovrebbe rendere questa seconda fase di adozione decisamente meno controversa della prima. Staremo a vedere.
