WhatsApp sta lavorando per rendere più accessibile una funzione dedicata alle famiglie che, fino ad oggi, restava poco conosciuta perché difficile da individuare tra le impostazioni dell’app. La novità consiste nell’introduzione di una voce specifica, Controlli parentali, collocata direttamente nella schermata delle impostazioni su Android. Non è una funzione nuova in senso stretto, ma un modo più immediato per farla scoprire a chi non sapeva nemmeno che esistesse.
La modifica è stata individuata nella versione beta 2.26.29.5 di WhatsApp per Android, attualmente disponibile su Google Play Store per un gruppo limitato di tester. Il rilascio procederà in modo graduale nelle prossime settimane, quindi non tutti gli utenti la vedranno comparire subito nel proprio telefono.
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Gli account gestiti dai genitori
Per capire il senso di questo aggiornamento bisogna tornare indietro a marzo, quando WhatsApp aveva introdotto ufficialmente gli account gestiti dai genitori. L’idea alla base era quella di permettere a un genitore di avere una visione sull’attività dell’account del figlio, senza però poter leggere il contenuto dei suoi messaggi.
In particolare, il meccanismo prevede che il genitore colleghi il proprio account a quello del figlio direttamente dall’app. Da quel momento, i messaggi provenienti da contatti sconosciuti non finiscono più nella chat principale del ragazzo, ma vengono spostati in una sezione separata chiamata Richieste. Sarà poi il genitore a poter esaminare queste richieste e decidere se approvarle, il tutto dal proprio dispositivo. Il punto centrale, però, resta la privacy del figlio: le conversazioni vere e proprie restano inaccessibili a chi supervisiona l’account.
Perché finora pochi la usavano
Il problema, secondo quanto emerso, non riguardava la funzione in sé ma la sua scarsa visibilità. A distanza di circa quattro mesi dal lancio, molte famiglie non avevano mai attivato questo strumento semplicemente perché non sapevano dove cercarlo nelle impostazioni. WhatsApp ha deciso quindi di intervenire proprio su questo aspetto, creando un punto d’accesso dedicato e ben visibile, così da aumentare le probabilità che i genitori se ne accorgano da soli, senza bisogno di istruzioni esterne.

Come funziona la sezione dal punto di vista del genitore e del minore
Quando un genitore apre la nuova sezione dei controlli parentali, l’app fornisce una spiegazione chiara di cosa fa la funzione e di come attivarla. Il passaggio successivo richiede di prendere in mano il telefono del figlio e aprire la stessa sezione anche lì, seguendo poi la procedura guidata per collegare i due account. L’intero processo è pensato per non richiedere alcuna competenza tecnica particolare, in modo che chiunque possa completarlo senza difficoltà.
Sul lato del minore, la schermata che compare dipende dal fatto che Meta abbia o meno già riconosciuto l’account come appartenente a un utente minorenne. Quando questo riconoscimento è già avvenuto, proprio come accade con l’attivazione automatica di altre impostazioni pensate per i minori, WhatsApp mostra direttamente la schermata di configurazione adatta. Se invece il ragazzo non ha ancora effettuato l’accesso, l’opzione per impostare i controlli parentali compare già nella schermata di login, esattamente come avveniva prima di questo aggiornamento. In entrambi i casi, il genitore non deve andare a cercare l’opzione: sarà l’app stessa a proporla nel momento giusto.
La scelta punta sulla visibilità e non su nuove funzioni
WhatsApp ha ribadito i limiti di questa supervisione. Anche collegando i due account, il genitore non ottiene in alcun modo accesso ai messaggi del figlio. Tutto ciò che può vedere riguarda esclusivamente l’attività a livello di account. Può infatti ricevere una notifica quando il figlio aggiunge un nuovo contatto, quando modifica le impostazioni del proprio profilo, oppure quando riceve una richiesta di messaggio da un numero sconosciuto. In quest’ultimo caso, può anche decidere se approvarla o meno. Messaggi e chiamate, però, restano un ambito privato su cui nessuno, al di fuori della conversazione stessa, può intervenire.
WhatsApp ha scelto di non nascondere questo collegamento al ragazzo. Chi utilizza l’account collegato può dunque vedere chiaramente che il proprio profilo è stato associato a quello di un genitore, e sa esattamente quali informazioni risultano visibili a chi lo supervisiona. Una scelta di trasparenza che è voluta, perché il minore è consapevole fin dall’inizio di questa forma di controllo, invece di scoprirla solo in un secondo momento.
Al momento, il nuovo punto d’accesso ai controlli parentali risulta disponibile solo per una parte degli utenti che utilizzano le versioni più recenti di WhatsApp per Android. Il rilascio procede in maniera progressiva, quindi è possibile che molti utenti non vedano ancora questa voce comparire tra le impostazioni.
