Come probabilmente saprete, Google mette a disposizione diversi piani a pagamento per la sua intelligenza artificiale: oltre all’accesso a modelli più avanzati, a maggiore spazio sul cloud e a limiti di utilizzo più elevati per Gemini, i vari piani propongono una finestra contestuale più ampia. In sostanza con gli abbonamenti a pagamento Gemini ha una “memoria” più lunga. A quanto pare però, le cose non stanno esattamente come comunicato da Google con il chatbot: vediamo perché.

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Finestra contestuale di 1 milione di token? La “memoria” di Gemini pare più breve

Alcune segnalazioni parlano di grandi discrepanze tra quanto dichiarato da Google e l’effettiva finestra di contesto di Gemini. La casa di Mountain View sostiene che nei piani Google AI Pro e Ultra, Gemini offra una finestra contestuale di 1 milione di token; questo significa che può elaborare fino a 1500 pagine di testo o 30.000 righe di codice contemporaneamente. Nella pagina dell’assistenza, viene scritto esplicitamente che questa finestra più ampia consente all’app Gemini di funzionare con messaggi e chat più lunghi.

Come segnalato su X da @Soso_fun_yt, questa finestra di contesto risulta fuorviante per gli utenti: in base a quanto riferito, il backend riesce inizialmente a gestire correttamente un file statico di grandi dimensioni al primo accesso, ma la memoria conversazionale attiva sembra in realtà essere fortemente limitata, scendendo significativamente a un limite di circa 16.000 elementi (ovvero 25-30 messaggi in media). Questo significa che la “memoria” del modello non è così lunga, e Gemini può “dimenticare” rapidamente istruzioni, blocchi di codice o vincoli all’interno della stessa conversazione.

I server di Gemini possono effettivamente gestire fino a un milione di token di contesto, ma il chatbot non è in realtà in grado di analizzarli tutti in una singola sessione senza iniziare a dimenticare le parti precedenti della conversazione. Come segnalato da Android Authority, la questione era stata oggetto di lamentele su Reddit nei mesi scorsi, anche se a quanto pare la piattaforma AI Studio non sembra essere coinvolta nel problema.

Sembra dunque che Google non sia sufficientemente chiara nelle sue affermazioni. La casa di Mountain View potrebbe essere più trasparente, e indicare chiaramente la differenza tra la finestra contestuale generale del modello e quella della chat. Continuate a seguirci perché probabilmente la vicenda non finisce qui: vedremo se Big G interverrà per attuare qualche cambiamento.