Google ha deciso di fare chiarezza su una situazione che stava creando qualche incertezza agli utenti: i suoi due piani AI Ultra su Google One condividono lo stesso nome, ma hanno prezzi e caratteristiche piuttosto diversi. Una scelta comunicativa che aveva generato non poca confusione, soprattutto tra chi voleva effettuare un upgrade, e che ora sembra essere destinata a una pratica risoluzione.
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Come si è arrivati a questo pasticcio?
Tutto è nato durante il Google I/O 2026, la settimana scorsa, quando il piano top di Google One è stato sdoppiato in due offerte distinte. Da un lato c’è il piano più ampio, presentato a 200 dollari al mese, che include 30 terabyte di spazio di archiviazione e limiti di utilizzo dell’intelligenza artificiale trenta volte superiori rispetto ai livelli inferiori. Dall’altro, l’opzione da 100 dollari mensili, più accessibile, con meno storage e soglie d’uso ridotte rispetto al fratello maggiore, ma comunque nettamente superiore alle soluzioni entry-level.
Il problema è che entrambi si chiamano AI Ultra, senza alcuna distinzione nel nome e nessun suffisso che aiutasse a capire a colpo d’occhio di quale versione si trattasse.

La situazione si è complicata quando diversi utenti hanno notato che il processo per passare a uno dei due piani non mostrava in modo evidente le differenze tra le due opzioni. Chi si trovava davanti allo schermo vedeva essenzialmente un prezzo raddoppiato a fronte di uno spazio di archiviazione aggiuntivo che non sembrava giustificare il salto economico, senza una spiegazione immediata di cosa cambiasse davvero in termini di capacità di calcolo per l’IA.
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Sta per arrivare la correzione
A intervenire pubblicamente è stato Vikas Kansal, responsabile delle sottoscrizioni Gemini AI in Google, che ha confermato su X che un aggiornamento è già in fase di distribuzione. D’ora in poi, nella schermata di upgrade, i due piani AI Ultra mostreranno direttamente e in modo visibile la quantità di utilizzo dell’IA disponibile insieme allo spazio di archiviazione incluso. Insomma, non ci sarà più bisogno di alcun clic aggiuntivo per scoprire i dettagli, perché le differenze sostanziali tra i due piani saranno immediatamente leggibili.
La soluzione adottata da Google va dunque nella direzione giusta, che è quella di rendere le informazioni principali visibili al primo sguardo, senza costringere l’utente ad accedere a sezioni secondarie. Detto questo, rimane aperta la questione di fondo: dare lo stesso nome a due prodotti con caratteristiche e prezzi tanto diversi non è stata probabilmente la scelta più intuitiva possibile, poiché sarebbe stato meglio assegnare nomi distinti ai due piani, eliminando così il problema alla radice, invece di richiedere un intervento correttivo sull’interfaccia.
Per ora, però, Google sembra non avere in programma di rinominare le offerte.

