Cambiare assistente AI non è semplice. Più si usa un chatbot, più lui impara a conoscerti: le tue preferenze, il tuo stile, i tuoi interessi. E più diventa difficile abbandonarlo per ricominciare da zero altrove. Google lo sa, e sta lavorando per abbattere proprio questa barriera, immaginando una migrazione più agevole da ChatGPT al suo Gemini.

Come anticipato, chi utilizza quotidianamente strumenti come ChatGPT accumula nel tempo una sorta di profilo implicito: il modello apprende dal contesto delle conversazioni, memorizza preferenze, si adatta al linguaggio dell’utente. Passare a Gemini significherebbe perdere tutto questo e ricominciare da zero: per molti, un costo implicito che non vale la candela.

Tuttavia, Google ha messo a punto due funzioni che toglieranno gli alibi agli indecisi.

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Come funziona il trasferimento della memoria

La prima delle due funzioni in sviluppo si chiama Import memory to Gemini e permette di trasportare su Gemini le informazioni che un altro chatbot ha accumulato sull’utente. Gemini genera infatti un prompt preconfezionato che l’utente deve copiare e incollare nell’interfaccia del vecchio assistente (per esempio, ChatGPT). Quest’ultimo risponde con un riepilogo di tutto ciò che sa sull’utente. A quel punto basta copiare la risposta, incollarla nell’apposito campo su Gemini e premere Aggiungi alla memoria. Da quel momento, Gemini dispone di un punto di partenza invece di una pagina bianca.

La seconda funzione riguarda invece la cronologia delle chat. Google sta lavorando alla possibilità di importare conversazioni precedenti da altri servizi direttamente in Gemini. Per farlo, l’utente dovrà scaricare le proprie chat dalla piattaforma di partenza e caricarle su Gemini sotto forma di file compresso in formato zip. C’è però un limite da rispettare: il file non potrà superare i 5 GB di dimensione.

Questa gallery tratta dal sito Android Authority mostra in funzione la doppia funzionalità:

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Sarà una mossa vincente?

Le funzionalità non sono ancora disponibili al pubblico: emergono infatti da un’analisi approfondita del codice dell’app Google (versione 17.11.54.sa.arm64), che ha rivelato i dettagli di un sistema ancora in fase di sviluppo. Google aveva già anticipato a febbraio scorso di star lavorando su strumenti per semplificare il passaggio da chatbot concorrenti a Gemini, e ora si delinea più chiaramente la forma concreta di quell’impegno.

La mossa ha una logica competitiva più che evidente: abbassare la soglia di ingresso per chi vorrebbe provare Gemini ma non vuole perdere il lavoro accumulato su altri servizi. In un mercato in cui ChatGPT gode ancora di un vantaggio di notorietà e adozione, ridurre l’attrito del cambiamento potrebbe rivelarsi una leva efficace per guadagnare nuovi utenti.