Tre persone, di cui due ex dipendenti di Google, sono state formalmente incriminate negli Stati Uniti con l’accusa di aver sottratto segreti commerciali legati allo sviluppo dei chip Tensor, la tecnologia proprietaria che alimenta i telefoni Pixel dell’azienda.
Il caso, registrato presso i tribunali federali americani come USA v. Ghandali (26-cr-00071), è uno dei più recenti e gravi episodi di presunta violazione della proprietà intellettuale nel settore tech.
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Le accuse e i protagonisti
Proviamo a ricostruire brevemente l’accaduto. Le tre persone coinvolte devono rispondere complessivamente di 14 capi d’imputazione per crimini gravi, tra cui cospirazione, furto di segreti industriali e distruzione di prove. Due delle tre (le sorelle Samaneh e Soroor Ghandali) hanno lavorato direttamente in Google: Samaneh come ingegnera hardware, Soroor come stagista. Entrambe hanno poi proseguito la propria carriera presso un’altra azienda tecnologica, non identificata negli atti giudiziari. Il terzo imputato è Mohammadjavad Khosravi, marito di Samaneh, che pur non avendo mai lavorato per Google aveva presentato domanda di assunzione più volte, e al momento dei fatti era dipendente di un’ulteriore società del settore. Non sono stati resi noti i dettagli specifici di quanto sarebbe stato sottratto.
L’azienda ha dichiarato di aver rilevato autonomamente l’accaduto e di aver immediatamente allertato le autorità competenti. In una nota ufficiale, un portavoce ha sottolineato come Google abbia nel frattempo rafforzato i propri sistemi di protezione delle informazioni riservate, definendo i rinvii a giudizio un passo importante verso la responsabilizzazione e ribadendo l’impegno a tutelare i propri segreti commerciali in futuro.
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Non è la prima volta con i chip Tensor
Peraltro, si ricorda che questo non è certo il primo episodio che coinvolge la riservatezza attorno ai chip Tensor.
Nel 2024 fu infatti diffuso intenzionalmente un documento interno che svelava dettagli significativi su quello che sarebbe diventato il Tensor G5 e su un futuro Tensor G6. In quel caso Google reagì avviando un procedimento legale contro il responsabile della fuga di notizie. La questione della sicurezza interna sembra dunque essere una questione quasi ricorrente per l’azienda nella protezione di questa tecnologia strategica.
Le possibili conseguenze
Aggiungiamo a commento di quanto accaduto che le implicazioni per gli imputati sono tutt’altro che lievi. Se condannati per i reati più gravi contestati nell’atto d’accusa, i tre rischiano una pena detentiva di almeno vent’anni, un provvedimento potenziale che dimostra quanto la giustizia americana consideri seriamente il furto di proprietà intellettuale nel campo tecnologico, soprattutto quando riguarda aziende di rilevanza globale e tecnologie di punta come quelle legate all’intelligenza artificiale e all’elaborazione su dispositivo mobile.
