Ci sono luoghi nell’industria tecnologica che raramente si aprono al pubblico. Uno di questi è il Pixel Hardware Labs di Google a Taipei, Taiwan, il secondo centro di ricerca e sviluppo hardware più grande dell’azienda al di fuori degli Stati Uniti. Qui, come racconta un recente report di AndroidAuthority, si nasconde il segreto dietro la qualità e l’affidabilità degli smartphone Pixel.

Adamya Sharma, con più di dodici anni di esperienza nel settore tecnologico, ha avuto l’opportunità di visitare questa struttura normalmente inaccessibile: un centro di ricerca e sviluppo in cui operano oltre cinquanta laboratori altamente specializzati per perfezionare ogni singolo aspetto dei dispositivi che milioni di persone utilizzeranno quotidianamente.

La visita è stata naturalmente organizzata dalla stessa azienda per un gruppo selezionato di giornalisti internazionali e ha permesso di accedere a cinque dei laboratori più interessanti.

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L’affidabilità degli smartphone

Il primo laboratorio visitato è quello dedicato all’affidabilità, un ambiente dove i telefoni vengono sottoposti a prove che simulano le situazioni più comuni e stressanti della vita quotidiana. Tra i test più interessanti c’è quello della resistenza all’acqua (IPX4), in cui uno smartphone Pixel viene montato su una piattaforma rotante e spruzzato con getti d’acqua da ogni angolazione per circa dieci minuti. Durante questo processo, il display rimane acceso per monitorare eventuali malfunzionamenti.

Ovviamente, non è questa l’unica certificazione di cui sono dotati i modelli di punta della linea Pixel, che vantano anche una certificazione IP68, che richiede test ancora più severi di immersione completa.

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La simulazione della vita reale

Dopo aver superato le prove d’acqua, i telefoni affrontano situazioni ancora più personali e quotidiane. Esiste un test che Google chiama ufficialmente “sit test“, dove una macchina simula esattamente cosa accade quando ci si siede con il telefono nella tasca posteriore dei pantaloni. L’elemento più curioso di tutto ciò è che la macchina utilizza un sedere umano realisticamente simulato per applicare la pressione corretta.

Poi arriva il ball drop test, dove sfere di diversi materiali, dall’acciaio alla plastica, vengono lasciate cadere da varie altezze sia sul display che sul retro del dispositivo. L’obiettivo è intuibilmente comprendere come il vetro e la struttura reagiscono agli impatti, raccogliendo dati preziosi che influenzeranno le scelte di design future.

In ogni caso, il test più significativo rimane quello delle cadute vere e proprie, dove i Pixel vengono ripetutamente fatti cadere da diverse altezze e con angolazioni variabili, simulando gli incidenti reali che tutti abbiamo sperimentato almeno una volta: il telefono che scivola dalle mani e si schianta su superfici dure.

Il fold test per i dispositivi pieghevoli

Una delle prove più importanti nel laboratorio è il fold test, dedicato ai dispositivi pieghevoli. Durante la visita, il Google Pixel 10 Pro Fold è stato aperto e chiuso ripetutamente da una macchina, sottoponendo la cerniera e il display pieghevole a uno stress costante per permettere a Google di certificare con sicurezza che il dispositivo può sopportare duecentomila piegature, ovvero un numero che dovrebbe coprire anni di utilizzo normale.

C’è poi stato il tumble test, che ricrea la vita caotica di uno smartphone all’interno di una borsa. Il telefono viene inserito insieme a monete, chiavi, spazzole per capelli e altri oggetti comuni, simulando l’ambiente stressante in cui molti dispositivi trascorrono gran parte della loro giornata.

La connettività robotica

Un altro laboratorio che ha colpito i giornalisti presenti alla visita guidata è stato quello della connettività robotica, un ambiente con braccia robotiche che si muovono continuamente, afferrando telefoni Pixel in modo casuale e testando ogni sensore presente: latenza del touch screen, temperatura, sensori di luce, sensori di prossimità.

Come spiegato dalla stessa azienda, Google progetta e ottimizza questi sistemi robotici specificamente per i test sui Pixel e stampa in 3D supporti e piccoli stand personalizzati per assicurarsi che ogni telefono sia posizionato all’angolazione esatta richiesta da ciascun test specifico.

È qui, peraltro, che vengono validate funzionalità che gli utenti danno per scontate ogni giorno. Per esempio, viene testato il Watch Unlock, che sblocca il telefono quando si indossa uno smartwatch compatibile, l’Adaptive Brightness che regola automaticamente la luminosità dello schermo in base alla luce ambientale, il Flip to Shhh che attiva la modalità silenziosa quando si capovolge il telefono.