Continua a crescere l’uso dello smartphone tra i nonni: più dell’82% lo usa ogni giorno, e oltre il 40% dichiara di passarvi molte ore al giorno. A rivelarlo l’indagine “Nonni Digitali“, realizzata dall’Associazione Nazionale Dipendenze Tecnologiche GAP e Cyberbullismo (Di.Te.) in collaborazione con l’ANAP Confartigianato su un campione di 562 persone.
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Nonni digitali contro la solitudine
Lo smartphone ha ormai un ruolo centrale nella vita di tutti, non solo dei giovani. Secondo l’indagine, più di 8 nonni su 10 lo utilizzano quotidianamente, e 4 su 10 per molte ore, dunque “non siamo più davanti a un semplice strumento“, ha commentato Giuseppe Lavenia, presidente di Di.Te.. “In questi casi“, prosegue, “il digitale diventa un regolatore emotivo, utilizzato per riempire vuoti e attenuare il senso di solitudine“.
Uno degli aspetti più significativi che emerge della ricerca riguarda infatti la solitudine. Il 21,7% degli intervistati ha dichiarato che lo smartphone fa sentire meno soli, e il dato sale ancora di più considerando chi vive da solo (pari al 20,3% del campione). “Quando è la tecnologia a ridurre la solitudine“, ha aggiunto Lavenia, “significa che la solitudine è già strutturata“.
Secondo il presidente dell’associazione, il digitale non cura la solitudine, ma la anestetizza soltanto. La TV (prima) e il web (poi) possono sì trasformarsi in una compagnia “silenziosa”, ma il rischio è l’uso sostitutivo, quando lo schermo prende il posto delle relazioni e non solo. Più ore online possono significare inoltre meno movimento, meno stimoli cognitivi reali e meno contatti umani: la conseguenza può essere un mondo “ristretto”, nel quale si guarda la vita invece di viverla.
Rischio dipendenza e truffe dietro l’angolo
Il web può creare più dipendenza della TV, dato che propone un modello che non è solo passivo. Tra notifiche, messaggi, video e like, il web può dare l’illusione di essere visti e considerati, e per una persona anziana che può sentirsi alle volte “messa da parte” questo può rivelarsi molto potente.
Fondamentale dunque un bilanciamento tra vita online e offline, con la promozione di attività nel mondo reale e supporto sociale. “L’anziano va rimesso al centro di una rete reale, non isolato in quella digitale“, ha spiegato l’esperto. In particolare, il web non dovrebbe occupare i momenti chiave della giornata, come il risveglio, i pasti e i momenti prima di andare a dormire.
C’è poi da considerare il rischio truffe e la sicurezza digitale: oltre il 31% degli intervistati ha dichiarato di imbattersi spesso o sempre in fake news o tentativi di truffa, nonostante il 46,4% ritenga di saper gestire in modo adeguato la propria privacy online.
Le truffe online prendono spesso di mira proprio gli utenti più anziani, sfruttando leve emotive come l’urgenza, la paura o il bisogno di relazione. “Gli anziani cresciuti in un mondo dove la parola aveva valore fanno più fatica a immaginare che dietro uno schermo qualcuno possa mentire con tanta facilità“, ha dichiarato Lavenia. “Inoltre la scarsa alfabetizzazione digitale rende più difficile riconoscere i segnali di allarme“.
Proprio per questo informazione e prevenzione rimangono elementi fondamentali. La risposta ai rischi del digitale non è comunque il divieto o il controllo rigido, ma la presenza, l’ascolto e l’accompagnamento.
“La tecnologia“, ha concluso Lavenia, “è una ricchezza enorme, se usata bene. La possibilità di vedere crescere un nipote lontano, di ritrovare un compagno di scuola, di sentirsi ancora parte del mondo. La Rete può ridurre le distanze, non sostituire le relazioni. Può essere un ponte, non una tana. Il punto non è spegnere lo schermo, ma riaccendere il legame“.

