Si dice che “La pubblicità è l’anima del commercio” quasi a voler significare che qualsiasi attività commerciale debba inevitabilmente fare i conti con qualche forma di marketing. È un tema da sempre complesso e controverso, quello del rapporto tra pubblicità e fruibilità degli strumenti digitali, da sempre complesso e controverso e che ora sta interessando le varie piattaforme di intelligenza artificiale generativa. Se OpenAI ha annunciato l’arrivo della pubblicità in ChatGPT, Google ha già fatto sapere (tramite un post su X di Ginny Marvin, Ads Liaison del colosso di Mountain View) di non avere piani concreti per introdurre gli annunci in Gemini. A questa presa di posizione ha ora fatto seguito l’intervento del CEO di Google DeepMind, Demis Hassabis, che nel corso di un’intervista al World Economic Forum di Davos, ha ribadito che non ci sono piani per introdurre annunci nell’assistente basato su intelligenza artificiale.
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Le ragioni della strategia di Google
Le dichiarazioni di Hassabis si legano profondamente con la decisione di OpenAI di introdurre annunci all’interno di ChatGPT. Una scelta definita interessante dallo stesso CEO di DeepMind, che si è detto sorpreso dal tempismo, suggerendo che potrebbe riflettere la necessità di generare maggiori entrate. Le sue parole lasciano intendere che, per il momento, Google intende muoversi in modo diverso, sfruttando una solidità finanziaria tale da permettere lo sviluppo di Gemini senza ricorrere a modelli basati sulla pubblicità.
La linea seguita da Google punta a consolidare la fiducia degli utenti. Hassabis ha spiegato che un assistente davvero universale e personalizzato deve offrire risposte credibili, imparziali e costruite sugli interessi del singolo. L’inserimento di messaggi pubblicitari all’interno di un modello del genere, secondo il dirigente, potrebbe compromettere questa fiducia, a meno che non venga gestito con estrema cautela. Il rischio è che le raccomandazioni dell’IA non vengano più percepite come autentiche, ma condizionate da logiche commerciali.
Al momento, la strategia di Google è focalizzata sul potenziamento dell’esperienza d’uso e delle capacità tecnologiche di Gemini. L’attenzione è rivolta all’ampliamento delle funzionalità, all’adattamento su diversi dispositivi e all’evoluzione dell’assistente come strumento utile e affidabile nella quotidianità.
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Cosa potrebbe cambiare in futuro
Non è la prima volta che un portavoce ufficiale di Google chiarisce questo punto. Già nel dicembre 2025, Dan Taylor, vicepresidente globale dell’area pubblicitaria di Google, aveva smentito le indiscrezioni secondo cui l’azienda potesse introdurre gli annunci in Gemini, spiegando che non esistono progetti attivi per portare la pubblicità su Gemini.
Va però anche considerato che in diverse di queste smentite si fa riferimento a una decisione legata al momento storico. Google ha la forza (una possibile importante e potenzialmente decisiva differenza con OpenAI) per non ricorrere agli annunci pubblicitari in Gemini, ma non è un’opzione da escludere del tutto. Al momento, forse anche per distinguersi dalla concorrenza, non c’è questa necessità, ma in futuro le cose potrebbero cambiare. Non sembra ci sia una volontà precisa di escludere a priori l’arrivo della pubblicità in Gemini, ma più una decisione frutto delle contingenze del momento.
Pur non escludendo completamente la possibilità di introdurre pubblicità in futuro, Google preferisce mantenere un profilo prudente. Le dichiarazioni rilasciate a Davos rafforzano l’immagine di un’azienda che intende distinguersi dalla concorrenza per trasparenza, sostenibilità e attenzione all’etica digitale. Un messaggio rivolto non solo agli utenti, ma anche al mercato, sempre più attento al modo in cui le grandi piattaforme gestiscono i dati e le relazioni con il pubblico.
Intanto sarà interessante vedere come risponderà il pubblico alla novità introdotta da OpenAI e se e come questa novità inciderà sull’esperienza d’uso dell’intelligenza artificiale. E se la mossa di OpenAI (al netto delle necessità finanziarie dell’azienda) potrà in qualche modo fare da apripista per una possibile evoluzione di questi strumenti.

