L’intelligenza artificiale di Google si prepara a cambiare volto. Dopo mesi di aggiornamenti graduali e incrementali, infatti, la società di Mountain View ha confermato di essere al lavoro su una completa revisione dell’interfaccia di Gemini, sia nella versione mobile che web.

L’annuncio è arrivato direttamente dai vertici del team di sviluppo e promette di colmare il divario con la concorrenza, in particolare con ChatGPT di OpenAI.

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Gemini è molto più forte di quello che appare

La questione del revamping di Gemini è emersa in modo diretto sui social media, dove gli utenti hanno iniziato a confrontare le interfacce di Gemini e ChatGPT. Il verdetto non è stato favorevole per Google: nonostante le capacità tecniche avanzate del modello di intelligenza artificiale, infatti, l’app che lo ospita lascia parecchio a desiderare.

A rispondere alle critiche è stato poi Logan Kilpatrick, responsabile di prodotto per Google AI Studio e per le API di Gemini. Sebbene non si sia giunti a una presa di posizione molto esplicita, nel suo intervento è emerso che l’interfaccia attuale non è effettivamente all’altezza. Ecco perché, secondo Kilpatrick, l’azienda sta investendo risorse significative in quella che viene già chiamata internamente Gemini App UX 2.0, una seconda versione dell’esperienza utente completamente ripensata.

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Cosa possiamo attenderci da questo revamping

Quando si parla di rivoluzionare l’interfaccia di un’applicazione di intelligenza artificiale, le cose non sono così facili e immediate come cambiare qualche colore o spostare dei pulsanti. Il problema di fondo con l’attuale app di Gemini è che molte delle sue funzionalità più potenti restano nascoste o difficili da raggiungere per l’utente medio.

La nuova interfaccia dovrebbe invece rendere immediatamente accessibili le capacità distintive di Gemini, quelle che lo differenziano dalla concorrenza. Per esempio, il revamping interesserà probabilmente un modo più semplice per caricare e gestire file multipli, un accesso più diretto alle conversazioni precedenti, e ancora una migliore integrazione con gli altri servizi Google che molti utenti già utilizzano quotidianamente.

L’obiettivo è lo stesso di qualsiasi intervento di questa natura: trasformare Gemini da strumento complesso a compagno digitale intuitivo, capace di accompagnare l’utente nelle sue attività senza richiedere una curva di apprendimento ripida.

L’arrivo dell’app nativa per Mac: colmare il divario con ChatGPT

La notizia forse più interessante riguarda però un’altra direzione di sviluppo: Google sta lavorando a un’applicazione nativa di Gemini per macOS. Attualmente, infatti, chi vuole usare Gemini su computer deve passare attraverso un browser web, un’esperienza che funziona ma che risulta meno fluida e integrata rispetto a quella offerta da un’applicazione dedicata.

ChatGPT ha già da tempo applicazioni native sia per Windows che per Mac, e questo gli conferisce alcuni vantaggi pratici non indifferenti. Un’app nativa può di fatto integrarsi meglio con il sistema operativo, accedere più facilmente ai file locali, e comunicare direttamente con altre applicazioni installate sul computer. Nel caso di ChatGPT, c’è per esempio la capacità di interfacciarsi nativamente con programmi come Notion o Apple Notes, rendendo l’intelligenza artificiale una presenza più organica nell’ecosistema di lavoro dell’utente.

Per Google sviluppare un’app nativa per Mac significa non solo allinearsi alla concorrenza, ma anche preparare il terreno per funzionalità più avanzate. Con l’evoluzione dei modelli di intelligenza artificiale verso capacità agentiche – ovvero la possibilità di svolgere compiti complessi in autonomia – avere un’applicazione che può accedere facilmente ai file sul computer e comunicare con altri software diventa sempre più importante.

Anche AI Studio diventerà mobile

Contestualmente a queste novità, è emerso come Google stia lavorando anche su un altro fronte: portare Google AI Studio sui dispositivi mobili. Si tratterebbe di un’app dedicata, già battezzata internamente Build Anything, pensata per chi utilizza intensamente la piattaforma di sviluppo di Google per creare applicazioni basate su intelligenza artificiale.

Ad oggi AI Studio è accessibile principalmente da browser su computer, rendendo l’app poco pratica per chi vuole continuare a lavorare sui propri progetti anche in mobilità. Un’app nativa per iPhone e Android cambierebbe invece le abitudini di utilizzo, permettendo agli sviluppatori di proseguire le loro sessioni di programmazione assistita dall’AI anche mentre sono in movimento.

Sebbene questo progetto sembri essere in una fase ancora preliminare di sviluppo, conferma però chiaramente la direzione che Google vuole prendere: rendere i suoi strumenti di intelligenza artificiale accessibili ovunque e in qualsiasi momento.

Una corsa contro il tempo nella guerra dell’AI

Non è nemmeno un caso il fatto che questi annunci siano giunti in un momento sempre più delicato per il settore dell’intelligenza artificiale. La competizione tra i grandi operatori tecnologici si gioca sempre più non solo sulla potenza dei modelli, ma anche sull’esperienza d’uso che riescono a offrire. Insomma, la migliore intelligenza artificiale di questo mondo serve a poco se l’utente medio fatica a sfruttarne le potenzialità perché la sua interfaccia è controintuitiva o limitante.

Per Google, in fondo, è questa una delle più grandi ambizioni. Considerato che ha già dalla sua parte una rete di servizi già ampiamente diffusa, dalla posta elettronica alla produttività, dalla gestione dei documenti alle mappe, integrare Gemini in modo più fluido in questo sistema potrebbe dare all’azienda un vantaggio competitivo significativo. Ma per farlo, serve appunto un’interfaccia all’altezza, capace di rendere questa integrazione naturale e utile.

Il fatto che il team di Gemini non abbia ancora fornito tempistiche precise per il rilascio di queste novità lascia intendere che c’è ancora parecchio lavoro da fare. Tuttavia, considerando il ritmo con cui Google sta rilasciando aggiornamenti e nuove funzionalità per Gemini negli ultimi mesi, è lecito aspettarsi che l’attesa non sarà lunghissima. La pressione competitiva, del resto, non concede battute d’arresto: ogni settimana che passa con un’interfaccia inferiore a quella dei concorrenti è un’opportunità persa per conquistare nuovi utenti e fidelizzare quelli esistenti.