Il settore degli smartphone Android potrebbe presto fare registrare una nuova impennata dei prezzi, almeno ciò è quanto emerge da un report pubblicato nelle scorse ore.
A diffondere questa preoccupante previsione è stato Jukanlosreve, che su X ha condiviso un articolo di Jiemian News, stando al quale a causa dell’aumento dei prezzi dei chip di memoria diversi produttori di smartphone hanno già sospeso temporaneamente gli acquisti di tale importante componente per questo trimestre.
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Brutte notizie per il settore degli smartphone
Pare che aziende del calibro di Xiaomi, OPPO e Vivo abbiano sospeso l’acquisto di memorie da fornitori come Samsung e Micron, in quanto questi ultimi hanno aumentato drasticamente i prezzi negli scorsi mesi.
Sempre secondo Jiemian News, un dirigente di un produttore di smartphone ha dichiarato che la sua azienda si trova ora di fronte alla difficile scelta se ridurre le specifiche dei nuovi dispositivi oppure aumentare i prezzi di vendita.
Alla base del recente aumento dei costi delle memorie vi sono in primo luogo i nuovi data center, i cui server necessitano di ingenti quantitativi di RAM e le aziende che producono questa fondamentale componente hanno una capacità limitata, con conseguenti difficoltà a soddisfare la domanda ed inevitabile aumento dei prezzi di vendita.
A rendere ancora più critica la situazione per il settore degli smartphone vi è un’altra circostanza: pare che i produttori di server siano maggiormente disposti a pagare prezzi più elevati (anche il 30% in più), riuscendo così ad accaparrarsi un quantitativo più elevato di memorie.
Secondo gli analisti, il prezzo delle memorie continuerà a salire anche nella prima metà del prossimo anno e ciò non lascia ben sperare per quello che potrebbe avvenire nel settore mobile.
Sebbene tale report riguardi in particolare i principali produttori di smartphone cinesi, il fenomeno purtroppo non è limitato a quel mercato, comprendendo tutte le aziende che operano nel settore mobile.
In sostanza, probabilmente è solo una questione di tempo perché l’aumento dei costi delle memorie finisca per essere “scaricato” sui consumatori.
