Il professor Jonathan Haidt, psicologo sociale, ha scritto un libro di prossima uscita che parla della trasformazione radicale dell’infanzia in qualcosa di inumano: un’esistenza basata sullo smartphone.

L’autore dell’opera “La generazione ansiosa” sottolinea che le ragazze adolescenti trascorrono mediamente 20 ore a settimana sui social media, al pari di un impiego part-time, e afferma che la combinazione di smartphone e social media sta causando ai bambini privazione del sonno, deprivazione sociale, frammentazione dell’attenzione, dipendenza e degrado spirituale.

Lo psicologo definisce tutto questo come il “grande ricablaggio” dell’infanzia, rendendo gli adolescenti la generazione più depressa e ansiosa della storia.

Secondo Haidt ragazze e ragazzi ne sono colpiti in modo diverso. Per le adolescenti il fenomeno decuplica tutti gli aspetti peggiori della scuola media, come il confronto sociale, l’attenzione al proprio aspetto e l’insicurezza influenzando la loro mente.

Secondo lo psicologo i ragazzi sperimentano un progressivo ritiro dal mondo reale e loro destinazioni sono spesso la pornografia e i videogiochi.

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Bisognerebbe ritardare l’arrivo dello smartphone

Con una figlia di 14 anni e un figlio di 17 anni, Haidt affronta molte delle discussioni con i suoi figli tipiche dei tempi che corrono e ritiene che i ragazzi non dovrebbero avere uno smartphone prima dei 18 anni.

Haidt suggerisce ai genitori di tenere i figli lontani dai social fino all’età di 16 anni e di tenerli lontani dagli smartphone fino al liceo, offrendo loro attività coinvolgenti nel mondo reale, anche se le esperienze digitali sono sempre più attraenti.

Libro smartphone social adolescenti

Il libro uscirà il 26 marzo e suggerisce che lavorando collettivamente si potrebbe risolvere questo problema per lo più entro un anno, anche senza l’aiuto dei legislatori.

Il professore afferma che i membri della Gen Z sono stati particolarmente ricettivi in merito a ciò che ha detto, poiché vedono i problemi della loro infanzia basata sullo smartphone, tuttavia affermano che non escono dai social perché ormai è tutto lì.

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