Crowdsource, l’app di Google ci chiede aiuto per le traduzioni

Google Crowdsource è una delle ultime trovate del colosso di Mountain View. In pratica, attraverso questa applicazione, Google ci chiede di aiutarlo a tradurre in modo più “umano” rispetto a Translator alcune brevi frasi.

Tutto ciò che l’utente dovrà fare, una volta installata l’applicazione, è scegliere due lingue: la prima da cui tradurre, la seconda in cui tradurre. Naturalmente bisognerà essere in grado di parlarle fluentemente, ma anche coloro che non conoscono ad alti livelli un idioma potranno dare una mano. Oltre alle traduzioni “dure e pure”, Crowdsource ci dà anche l’opportunità di descrivere le immagini oppure decifrare la scrittura umana. Quest’ultimo compito è particolarmente impegnativo, perchè spesso la grafia che viene proposta può rivaleggiare con i geroglifici.

Veniamo alla domanda che molti di voi si staranno ponendo: “qual è la ricompensa di Google per tutto questo lavoro?”. Ecco, tenetevi forte: nessuna. Proprio così, l’unica soddisfazione che avrete sarà di tipo personale. Piano con la delusione però: non è affatto escluso (e anzi, qualcuno l’ha già ipotizzato) che in futuro possano arrivare delle remunerazioni in stile Opinion Rewards. In base alla lunghezza o alla difficoltà del lavoro potremmo infatti ricevere una ricompensa in credito da spendere a nostro piacimento su Google Play.

L’applicazione è scaricabile gratuitamente dal Play Store seguendo il badge sottostante.

Android app sul Google Play

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Commenti

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  • Marcoz

    Quindi bisogna lavorare per loro?

  • Walter

    Comunque credo che l’app preveda un meccanismo di rewarding di qualche tipo, similare ai contributor di Maps, altrimenti non ci sarebbe la sessione utente con le indicazioni dei contributi forniti… magari non sarà credito su Google Play, ma più probabilmente accesso a servizi premium e beta varie.

  • Walter

    Se è un gigante come Google a sfruttare gli utenti per poi ricavarne un profitto, una qualunque forma di remunerazione è giusta e doverosa. L’idea è carina, ma sono tutti piccoli passi verso un concetto di lavoro non retribuito… stiamo andando in una direzione preoccupante, potremmo ritrovarci ad essere schiavi e ad esserlo diventato volontariamente.

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