Dietro le quinte: uno sguardo alle sale macchine di Google

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Vi siete mai chiesti come siano i data center di Google e, in particolare, come siano i loro server? Per poter gestire l’immane quantità di traffico e di calcoli che vengono richiesti dall’utente, Google ha centinaia di migliaia di server. I più recenti, però, sono server particolari: sono, infatti, costruiti direttamente su specifiche di Google e utilizzano l’architettura Power8 di IBM.

Quella che vedete in apertura è la foto di una scheda madre creata da Google per ospitare due processori Power8, presentata alla conferenza Impact 2014 di IBM. Ma che importanza ha questo per l’utente comune? Molta, in realtà.

Google attualmente sfrutta l’architettura Intel per offrire i suoi servizi, ma se un domani convertisse tutto il suo parco macchine a processori Power8 potrebbe (potenzialmente) offrire un servizio più veloce, economico e affidabile. Questo significherebbe, direttamente o indirettamente, un servizio migliore per noi. L’aspetto indiretto è rappresentato dal fatto che, se Google risparmiasse soldi nel mantenere le operazioni dei server, avrebbe poi più denaro da spendere in nuovi progetti ed in miglioramenti degli attuali.

L’obiettivo è creare un insieme di server composto da più server di potenza ridotta combinati, piuttosto che singoli server dall’elevata potenza. Google è entrata a far parte lo scorso anno della OpenPower Alliance, un consorzio creato da IBM per aprire lo sviluppo dell’architettura in maniera simile a quanto fatto da ARM.

Mettiamo le cose in prospettiva. L’architettura POWER nacque da IBM ma non fu mai utilizzata su larga scala fino alla nascita del consorzio AIM (Apple, IBM, Motorola) all’inizio dei lontani anni ’90. Questi si concentrò sull’architettura PowerPC (derivata da POWER) come sforzo comune per creare un’architettura RISC in grado di opporsi ad Intel e che avesse grandi prestazioni sia in ambito multimediale/casalingo che in applicazioni workstation e server.

Ad oggi, l’architettura POWER è una delle poche architetture RISC a rimanere sul mercato assieme ad ARM. Altri grandi nomi come Alpha e MIPS sono sostanzialmente morti, anche se quest’ultimo sta vivendo un momento di rinascita in ambito mobile.

In definitiva, la speranza è doppia: da un lato, si spera che Google riesca a mettere un po’ di pressione su Intel in ambito server (dove spadroneggia ormai da anni), dall’altro che riesca a fornire un servizio migliore agli utenti.

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Commenti

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  • Matteo Ippolito

    Vorrei commentare come uno sfigato di tom’s hardware dato che c’è la parola “mobile” di mezzo… Magari da IKEA ci sono ancora!:)

    • Perdonami, ma temo che mi sfugga qualcosa.

    • Vincent Ammattatelli

      Lasciamo perdere. X-D
      Era una freddura terrificante!!!

  • Vincent Ammattatelli

    Alpha!

    AH! Ricordo ancora gli anni 91 e 92. Quando Alpha già parlava di architettura RISC e Intel ancora stava disegnando Pentium!

    • DEC riuscì ad uscire nei primi anni ’90 (nel 1994, se non ricordo male!) con la prima architettura a 64bit commerciale. Fu un salto epocale. AMD ci mise circa 10 anni per sfornare l’Athlon 64, il primo processore della famiglia x86 ad avere l’estensione a 64bit.
      Peccato che DEC sia stata acquistata da Compaq (acquistata a sua volta da HP di lì a breve) e che tutto sia, di fatto, morto. Fu un po’ come Transmeta: grandi idee, realizzazioni non male ma un disastro in fase di commercializzazione. Peccato.

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