Perchè Amazon sta rivoluzionando Android (seconda parte)

Erano i primi giorni di Settembre quando il fortunato articolista di TechCrunch MG Siegler ebbe la fortuita occasione di poter toccare con mano un sample di un Amazon Kindle Fire e di riportare poi queste impressioni sulla testata diffondendo le prime informazioni realmente affidabili riguardo il tablet di Amazon. Tablet che è riuscito, tra le altre cose, a posizionarsi tra i dispositivi di elettronica di consumo con il maggior successo mai registrato al lancio. L’idea ricavata dalle prime impressioni trasmesse da Siegler è stata subito chiara: come scrissi nella “prima parte“, Amazon ha preso Android come base per creare un proprio progetto parallelo in cui al centro dell’esperienza utente sono i servizi Amazon e non i servizi Google, con una vaga reminiscenza di quanto proposto da Apple ma – se possibile – portato quasi all’esasperazione. Tutti i servizi presenti sul Kindle Fire sono infatti Amazon-centrici, a partire dal lettore di e-book Kindle fino all’Appstore, con una politica ben precisa: l’utente non deve preoccuparsi degli aggiornamenti del sistema operativo nè degli aspetti tecnici, ma deve solo usufruire dei contenuti con il minor sforzo e la minor competenza in ambito informatico possibile. Il tablet deve funzionare out of the box con una politica del tipo it just works, tipica di Apple e molto di successo in un mondo in cui sempre più sta diventando meno importante il mezzo di fruizione in favore di ciò che viene fruito. Senza sbilanciarsi verso facili demagogie, è abbastanza corrispondente al vero l’affermazione che buona parte degli utenti (quantomeno occidentali) di un tablet o di un PC utilizza il dispositivo per connettersi ad Internet e svolgere compiti basilari che anche un PC di 10 anni fa potrebbe svolgere egregiamente. Tuttavia i progressi della tecnica e del mercato impongono cambiamenti, ed Amazon vuole cavalcare la stessa onda che sta consentendo ad Apple di ricavare enormi profitti.

La centralità dell’esperienza Amazon non è solo una (discutibile) scelta commerciale: è anche una ben precisa scelta tecnica. Amazon non si è infatti limitata a limitare le possibilità del suo dispositivo solamente fornendo accesso di default ai soli propri canali di digital delivery, ma si è spinta fino a modificare le API fornite dal sistema operativo alle applicazioni. Come riportato da Robert Scoble – giornalista della CNN – su Google+, durante un’intervista di una famosa compagnia che sviluppa applicazioni per Android si è scoperto che Amazon ha escogitato un modo semplice e sicuro per non far funzionare applicazioni “esterne”: eliminando e/o modificando certe API, molte applicazioni sull’Android Market non potranno più funzionare, col risultato di ottenere un ecosistema chiuso ed autarchico.

I interviewed one company today that has an awesome Android app (millions of downloads already). They went through and demoed their new thing to me. Made me want to turn in my iPhone and go with the Android, but can’t talk about it until next week. Then they pulled out a Samsung Tablet and said “it works here too.”
That was all great, until I asked them “what about the Amazon Kindle Fire?”
They said “nope, Amazon is keeping our app from running.”
“Huh?”
Turns out that Amazon has turned off many APIs that are available on other Android devices, so many Android apps won’t run on the Amazon Kindle Fire.

Ho intervistato una compagnia oggi (una settimana fa, NdR) che ha una stupenda applicazione Android (con già milioni di download). Sono andati avanti e mi hanno mostrato la loro ultima novità. Mi han fatto venire voglia di dar via il mio iPhone e prendermi un Android, ma non se ne parla fino a settimana prossima. Quindi hanno tirato fuori un tablet Samsung e han detto “funziona anche qui.”
Andava tutto bene, finchè ho chiesto loro “che mi dite dell’Amazon Kindle Fire?”
Loro han detto “niente da fare, Amazon impedisce alla nostra applicazione di funzionare.”
“Cosa?”
Si scopre che Amazon ha eliminato molte API che sono disponibili su altri dispositivi Android, quindi molte applicazioni Android non gireranno sull’Amazon Kindle Fire.

Amazon non si sta limitando a rimarchiare Android col proprio nome e a cambiare l’interfaccia grafica: contrariamente a quanto molti hanno sostenuto, Amazon sta creando un fork di Android – anzi, l’ha già creato. Non si può dire che l’azione di Amazon aggiunga frammentazione allo scenario Android perchè, semplicemente, il Kindle Fire appartiene ad un mercato a sè che non può far statistica – anche se il cuore rimane Android, non si tratta più di Android. È Amazon. E Amazon ha le sue regole e sta imponendo le sue regole: il motivo principale per cui Amazon venderà (e venderà tanto) non è solo perchè utilizza Android sul suo tablet, ma perchè lo propone ad un prezzo che è meno della metà del leader di mercato (iPad:500$) con una quantità di servizi e di contenuti che Apple ha impiegato anni ad accumulare e che solo ora può offrire anche se solo parzialmente. Amazon ha, al lancio, una piattaforma più che completa con un ecosistema software collaudato e sperimentato, nonchè una base di utenti enorme. Se l’era “post-PC” è iniziata, allora Amazon sta cavalcando l’onda più in cima di tutti.

Commenti

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  • Pingback: Amazon pianifica l’attacco anche ad iPhone? – Macity()

  • Danitkd

    ke brutta cosa quella di modificare le API.. ma rilasciando i sorgenti questi possono essere usati x costruire una custom rom su cui possano funzionare anche le app android?

  • Anonimo

    E’ totalmente lecito prendere un progetto open e modificarlo a proprio piacimento ed in base alle esigenze. E’ quello che ha fatto Google con Android e col kernel Linux. Percio’ non ci vedo nulla di strano. Questo e’ il bello dell’openness

  • Amtmttmtjmjmj

    Il Fire non mi attira ma il Kindle sì !

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