Ci sono smartphone che arrivano sul mercato e fanno rumore. Poi ci sono quelli che arrivano in silenzio, si sistemano nella lineup e aspettano pazientemente che qualcuno gli dedichi la giusta attenzione. Galaxy S26+ è decisamente il secondo tipo. Nell’era in cui Samsung ha trasformato l’Ultra nel suo vero grido di guerra e in cui l’S26 base si è conquistato un’identità forte grazie alla compattezza, il modello Plus rischia davvero di essere quello che nessuno nomina mai alle cene di tecnologia, quello di cui si dimentica l’esistenza tra una presentazione e l’altra.
Eppure eccoci qui, con questa unità in colorazione Cobalt Violet che in queste settimane abbiamo portato ovunque: in ufficio, in viaggio, fuori a cena, durante sessioni di gaming serale, in giro per Milano. E dopo tutto questo tempo insieme, possiamo dirvi una cosa: Galaxy S26+ non è uno smartphone facile da raccontare, ma è uno smartphone difficile da lasciare sul cassetto.
Indice:
- Samsung Galaxy S26+: la video recensione
- Design e materiali: mezzanotte impeccabile, ma già vista
- Display: il motivo numero uno per scegliere il Plus
- Prestazioni: Exynos 2600, finalmente una bella sorpresa
- Software: One UI 8.5 e Android 16, un’interfaccia che non si discute
- Fotocamere: buone, molto buone, ma con un elefante nella stanza
- Batteria e ricarica: affidabile ma non entusiasmante
- Audio e feedback aptico: sopra la media, senza strafare
- Galaxy S26+ vs S25+: vale l’upgrade?
- Galaxy S26+ vs S26 base vs S26 Ultra: dove si colloca?
- Verdetto finale: il Plus ha ancora senso, ma a patto di una condizione
Segui TuttoAndroid su Google Discover

Samsung Galaxy S26+: la video recensione
Segui Samsung su Telegram, ricevi news e offerte per primo
Design e materiali: mezzanotte impeccabile, ma già vista
Parliamo subito di quello che si vede e si tocca per primo, perché con S26+ il design è una cosa seria. La nostra unità in colorazione Cobalt Violet, è uno di quei dispositivi che appena tiri fuori dalla scatola ti trasmette una sensazione immediata di qualità. Non è un effetto wow come potrebbe essere con altri device concorrenti cinesi, ma è una scelta di eleganza sobria, quasi corporativa nel senso migliore del termine.
Il retro in Gorilla Glass Victus 2 in questa colorazione cattura la luce in modo bello: non è uno specchio, non riflette ogni singolo raggio come fanno certi telefoni che sembrano fatti di stagnola, ma ha una profondità visiva che si apprezza particolarmente in certi angoli di luce. Il problema, che è poi lo stesso problema di tutta la serie S da anni, è che è dannatamente scivoloso. Il telaio è in Armor Aluminum 2, lo stesso materiale già visto sull’S26 base, e la costruzione è impeccabile come ci aspetteremmo da un flagship Samsung.

I tasti laterali hanno un feedback meccanico solido e preciso, senza quel clic plasticoso che si trova su certi concorrenti. Gli assemblaggi sono cuciti bene, non c’è nessun gioco, nessun cigolio, nessuna imperfezione che faccia storcere il naso. E poi c’è la certificazione IP68, che ormai su questa fascia è scontata ma che continua a darci una tranquillità enorme quando ci fermiamo a fotografare sotto la pioggia o quando usiamo il telefono con le mani bagnate in cucina.
Le dimensioni sono 158,4 × 75,8 × 7,3 mm per un peso di 190 grammi. Non è uno smartphone compatto, non lo è mai stato e non finge di esserlo. Se cercate qualcosa di piacevolmente maneggevole guardatevi il modello base, che con i suoi 149,6 × 71,7 × 7,2 mm e i 167 grammi è tutta un’altra storia di ergonomia. S26+ è un telefono importante, con una presenza fisica importante. Eppure, e questo dobbiamo riconoscerlo, non risulta mai opprimente. Il bilanciamento del peso è ben calibrato, il frame piatto e tanto sottile aiuta la presa e le cornici laterali ottimizzate rendono la sensazione in mano migliore di quanto suggeriscano i numeri sulla carta.
Il gruppo fotocamere sul retro è integrato in modo più armonioso rispetto al passato, risultando meno invasivo visivamente, peccato che il telefono balli sul tavolo proprio come i fratelli S26 e S26 Ultra a causa del modulo fotocamere sporgente a dismisura. E chi usa lo smartphone appoggiato su una scrivania mentre digita sa bene quanto questo dettaglio incida sull’esperienza quotidiana.

Il confronto con la generazione precedente, con Galaxy S25+, è impietoso in termini di novità estetiche: non c’è praticamente nulla di nuovo. Samsung ha scelto la via della continuità assoluta, e questa è una strategia comprensibile dal punto di vista commerciale, ma è anche qualcosa che inizia a pesare. Siamo ormai a diverse generazioni di lineup S che si assomigliano come gocce d’acqua, e mentre questo ha il vantaggio di mantenere un’identità visiva fortissima e riconoscibile, ha lo svantaggio di non dare nessun motivo estetico per fare l’upgrade. Se avete un S25+, guardandovi l’S26+ non avrete mai quella sensazione di volerlo comprare solo per come si vede.
Display: il motivo numero uno per scegliere il Plus
Se c’è una cosa che mette tutti d’accordo quando si parla di Galaxy S26+ è il display. E qui possiamo dirvi, senza giri di parole, che dopo settimane di utilizzo continuiamo a rimanere convinti che questo sia uno dei pannelli migliori disponibili oggi su uno smartphone. Non il migliore in assoluto per qualche parametro isolato, ma quello che nell’uso quotidiano offre il pacchetto più equilibrato e soddisfacente.
Parliamo di un Dynamic LTPO AMOLED 2X da 6,7 pollici con risoluzione QHD+ (3120 × 1440 pixel), refresh rate adattivo da 1 a 120 Hz e una luminosità di picco dichiarata a 2.600 nit con supporto HDR10+. A differenza del modello base, che monta un pannello FHD+ con densità intorno ai 411 PPI, qui siamo a circa 516 PPI.

Nella pratica quotidiana, guardare un video su Netflix su questo schermo è un’esperienza genuinamente bella. I neri sono profondi, i colori sono intensi ma non sparati come quelli di certi schermi AMOLED di qualche anno fa, e il contrasto è quello tipico della tecnologia Samsung: netto, ricco, capace di rendere qualsiasi contenuto più bello di quanto sarebbe su qualsiasi pannello LCD. Anche la lettura all’aperto è eccellente: sotto il sole con piena luce diretta, il telefono rimane leggibile senza dover impazzire con la luminosità manuale.
Il refresh rate adattivo da 1 a 120Hz fa egregiamente il suo lavoro. Lo scrolling è morbido, le animazioni della One UI scorrono con quella fluidità che ormai associamo ai top di gamma, e la gestione dinamica della frequenza aiuta a ottimizzare i consumi senza che l’utente se ne accorga. Nelle situazioni statiche, come la lettura di un articolo o la visualizzazione di una foto, il pannello si abbassa di frequenza silenziosamente, contribuendo all’ottima autonomia dello smartphone.
Le tecnologie ProScaler e il motore mDNIe lavorano sottotraccia per migliorare la qualità percepita dei contenuti: vengono ottimizzati nitidezza, contrasto e dettaglio in tempo reale in base a ciò che si sta guardando. Non è una di quelle funzioni di cui parlereste mai a un amico, ma è una di quelle che contribuisce a quella sensazione diffusa di “questo schermo è fantastico” che abbiamo ogni volta che accendiamo il dispositivo.

Dobbiamo però essere onesti su quello che manca, perché manca qualcosa. Samsung riserva il trattamento antiriflesso più evoluto e la funzione Privacy Display esclusivamente all’Ultra, e questa è una scelta di prodotto che capiamo da un punto di vista di marketing, ma che troviamo un po’ avara. La base pannello qui è già eccellente, e con qualche attenzione in più sarebbe stato davvero difficile trovare qualcosa di meglio sul mercato. Senza anti-riflesso evoluto, con certe luci radenti si vede il riflesso del proprio viso sullo schermo in modo più evidente di quanto vorremmo. Non è un problema grave, ma è uno di quei dettagli che, una volta che l’hai visto, non riesci a ignorare.
Il confronto con l’S25+? Sul fronte display, S26+ porta alcuni miglioramenti nella gestione della luminosità e nell’ottimizzazione dei contenuti HDR, ma la struttura di base del pannello è molto simile. Non è quel salto generazionale che rivoluziona il comparto, ma è un’evoluzione pulita e ben eseguita.
Prestazioni: Exynos 2600, finalmente una bella sorpresa
Parlare di Exynos in Italia ha sempre significato prepararsi a una discussione complicata, e negli ultimi anni la questione del doppio binario, Snapdragon per USA e alcuni mercati asiatici, Exynos per l’Europa, è stata un tormentone che ha accompagnato ogni lancio della serie Galaxy S. Questa volta però le cose sono cambiate, e cambiate in modo significativo.
Galaxy S26+ nella versione europea monta l’Exynos 2600, il primo SoC mobile realizzato con processo produttivo a 2 nanometri GAA (Gate-All-Around) da Samsung Foundry. È un salto tecnologico genuino rispetto al predecessore: mentre l’S25+ europeo aveva l’Exynos 2500 a 3nm, qui siamo a 2nm con un’architettura completamente ripensata. La CPU è composta da 10 core con architettura ARM v9.3: un core C1-Ultra a 3,8 GHz, tre core C1-Pro a 3,25 GHz e sei core C1-Pro a 2,75 GHz. Non esistono più veri core a bassissimo consumo come nella configurazione big.LITTLE tradizionale, ma questo mix di frequenze diverse su architetture simili porta comunque ottimi risultati in termini di efficienza energetica. La GPU è la Xclipse 960, con la RAM da 12 GB LPDDR5X e storage da 256 o 512 GB in formato UFS 4.0.

Samsung dichiara miglioramenti del 36% lato NPU, del 23% lato GPU e del 7% lato CPU rispetto alla generazione precedente. Nei benchmark concreti, Geekbench 6 restituisce circa 3.195 punti in single-core e 11.081 in multi-core, con AnTuTu che supera i 3.186.000 punti. Sono numeri da vero flagship, che mettono questo chip molto vicino, e in certi test davanti, a soluzioni come Tensor G5 e persino all’A19 Pro di Apple in alcuni scenari multi-core. Rispetto allo Snapdragon 8 Elite Gen 5 che equipaggia l’S26 Ultra e la versione americana di questo stesso telefono, c’è ancora un piccolo gap nei test single-core, ma nella pratica quotidiana la differenza è quasi impercettibile.
Nella pratica di tutti i giorni, questo telefono è veloce. L’apertura delle app è fulminea, il multitasking scorre senza intoppi, la fotocamera si avvia in meno di un secondo, e la gestione delle decine di app in background che un power user come me tiene aperte non genera mai quell’esitazione fastidiosa che ogni tanto si percepisce su certi competitor. La One UI 8.5 gira su questo hardware con la sicurezza di una piattaforma matura, e si sente.
Un aspetto molto interessante è la tecnologia Heat Path Block introdotta per la gestione termica. Si tratta di un foglio di materiale altamente conduttivo posizionato a contatto con il package del SoC che ha il compito di trasferire il calore più efficacemente verso il sistema di dissipazione. È una soluzione ingegnosa sulla carta, e nella pratica quotidiana funziona: durante l’uso normale il telefono rimane piacevolmente fresco, anche durante sessioni fotografiche prolungate o durante la navigazione intensiva con più app aperte.

Dobbiamo però essere onesti: in scenari di carico estremo e prolungato, il thermal throttling si fa sentire. Nei test stress come 3DMark WildLife Extreme, la stabilità delle prestazioni si attesta attorno al 57-58%, con un calo significativo dopo i primi loop. Il chip parte fortissimo, poi quando le temperature salgono il sistema abbassa proattivamente le frequenze per mantenere la gestione termica sotto controllo. Non è un comportamento anomalo per uno smartphone sottile di soli 7,3 mm, ma è qualcosa di cui prendere atto. Chi usa il telefono per sessioni di gaming intensive di un’ora o più, specialmente in ambienti caldi, potrebbe accorgersi di questo comportamento. Il punto positivo è che si parte da valori talmente alti che anche con il throttling le prestazioni rimangono comunque eccellenti, non è che il telefono diventa lento, è che diventa “meno potentissimo”.
Per il gaming quotidiano, il discorso è comunque molto positivo. Con Call of Duty Mobile a impostazioni massime, con Genshin Impact in alta qualità e con i principali giochi del Play Store, S26+ si comporta da top di gamma senza esitazioni. La GPU Xclipse 960 fa un lavoro convincente, i frame rate restano alti e la fluidità è quella che si aspetta da un flagship 2026.

Sul fronte connettività, la dotazione è completa e all’altezza: Wi-Fi 7 tri-band, Bluetooth 6.0, NFC, USB-C 3.2 con supporto DisplayPort 1.2 e OTG, Samsung DeX (sia via cavo che wireless), supporto eSIM e dual nano-SIM. È presente anche il supporto hardware per le comunicazioni satellitari tramite il modem Exynos 5410, anche se in Italia il servizio non è ancora attivo. C’è anche l’Ultra Wideband e le prestazioni in termini di ricezione del segnale sono nella media Samsung: affidabili e solide in condizioni normali, senza picchi positivi né negativi evidenti.
Software: One UI 8.5 e Android 16, un’interfaccia che non si discute
Galaxy S26+ è il secondo modello della serie S ad arrivare con Android 16 e One UI 8.5, e dopo queste settimane di utilizzo possiamo confermare quello che già si intuiva: questa è probabilmente la migliore versione di One UI mai realizzata da Samsung.
L’interfaccia è matura, coerente, ricca e, cosa fondamentale, si è scrollata di dosso quella patina di complessità eccessiva che negli anni passati la rendeva intimidatoria per i nuovi utenti. Non è diventata minimalista, sia chiaro: chi vuole tutto ha tutto, c’è Good Lock per personalizzare praticamente ogni aspetto del sistema, ci sono le routine di automazione, ci sono decine di impostazioni che permettono di calibrare l’esperienza con precisione chirurgica. Ma la navigazione di base è diventata più fluida, le animazioni sono più coerenti e la gestione delle notifiche è stata rivista in modo intelligente.

Le grandi novità software di questa generazione ruotano quasi tutte intorno all’intelligenza artificiale. C’è Now Brief, il widget intelligente che ogni mattina e ogni sera riepiloga la giornata aggregando informazioni da calendario, mail, meteo e app di comunicazione. All’inizio l’abbiamo trovato un po’ invadente, ma dopo la prima settimana di utilizzo abbiamo smesso di ignorarlo: ci ha già ricordato un paio di cose che avremmo potuto dimenticare, e questo è esattamente il tipo di AI utile che apprezziamo, quella che non si mette in mostra ma che lavora silenziosamente per renderti la vita più semplice.
Now Nudge è la funzione che ha catturato maggiormente la nostra attenzione. Funziona come un piccolo assistente contestuale che analizza quello che state facendo sullo schermo e suggerisce azioni pertinenti: se state parlando di una cena con un amico su WhatsApp, vi suggerisce di aggiungere un evento al calendario; se state guardando un indirizzo, vi propone di aprire Maps; se state compilando un modulo, può suggerire il riempimento automatico dei campi con nome, cognome, data di nascita o mail. Non è perfetto, ci sono ancora casi in cui i suggerimenti sono fuori contesto o tardivi, ma la direzione è quella giusta e nella pratica ci è risultato utile abbastanza spesso da considerarlo già adesso una feature genuinamente valida.
La nuova funzione di filtro chiamate è invece quella di cui non riusciamo più a fare a meno. Quando riceviamo una chiamata da un numero sospetto o sconosciuto, possiamo attivare il filtro AI che risponde al posto nostro, chiede il motivo della chiamata e trascrive la risposta sullo schermo in tempo reale. Abbiamo usato questa funzione durante la settimana, principalmente per filtrare le classiche chiamate promozionali, e dobbiamo dire che funziona sorprendentemente bene. È possibile anche registrare la conversazione (il sistema avvisa automaticamente l’interlocutore) e ottenere una sintesi testuale da convertire direttamente in evento di calendario. È il tipo di funzione che sembrava inutile finché non la si prova, e poi diventa irrinunciabile.

Creative Studio permette di creare contenuti visivi tramite prompt testuali, ed è utile per chi produce contenuti sui social. L’editor fotografico con intelligenza artificiale integrato nella Galleria permette modifiche complesse tramite istruzioni in linguaggio naturale. Audio Eraser per i video ha guadagnato efficacia rispetto alla versione precedente. E poi c’è la novità che forse passerà alla storia come la più impattante in termini pratici: la piena compatibilità nativa tra Quick Share e AirDrop di Apple. Finalmente si possono condividere file, foto e video direttamente tra Galaxy S26+ e iPhone, iPad o Mac, senza app di terze parti, senza passaggi contorti. Sembra banale, ma chi lavora in un ambiente misto Apple-Android sa quanto questo cambio sia rivoluzionario nella quotidianità.
La garanzia di 7 anni di aggiornamenti, sia del sistema operativo che delle patch di sicurezza, è uno degli argomenti più forti per giustificare l’investimento. Pochissimi produttori riescono a pareggiare questo impegno, e su un dispositivo che parte da 1.289 euro sapere di poter contare su un supporto così lungo è tutt’altro che scontato.

Un piccolo appunto critico che dobbiamo fare riguarda il pre-installato: come da tradizione Samsung, si trovano app proprietarie, suite Microsoft e qualche applicazione partner. Non è uno tsunami come in passato, ma chi preferisce un’esperienza pulita dovrà comunque dedicare qualche minuto alla pulizia iniziale. Lo smartphone, appena configurato, ha già parecchie icone sul launcher che non sapete cosa siano e che probabilmente non userete mai. È un vecchio vizio di Samsung che non riesce ancora a scrollarsi di dosso completamente.
Fotocamere: buone, molto buone, ma con un elefante nella stanza
Arriviamo al capitolo più complicato da scrivere di questa recensione, perché le fotocamere di Galaxy S26+ sono genuine e oneste, ma portano con sé una conversazione che non si può evitare.
La configurazione hardware è composta da un sensore principale da 50 MP (f/1.8, 24mm, sensore 1/1.56″, dual pixel PDAF, OIS), un ultra-grandangolare da 12 MP (f/2.2, 120°, sensore 1/2.55″, Super Steady), un teleobiettivo da 10 MP con zoom ottico 3x (f/2.4, 67mm, OIS) e una fotocamera frontale da 12 MP con dual pixel PDAF.

Il sensore principale è quello che convince di più, e questo non è una sorpresa. Di giorno scatta foto belle, con un’esposizione quasi sempre centrata, una quantità di dettaglio molto buona e una resa cromatica che Samsung ha equilibrato rispetto alla tradizione del passato: i colori sono vivaci ma non sparati, il cielo è realistico, la vegetazione non è esageratamente verde, e la scena nel complesso appare naturale. Abbiamo scattato decine di foto e in quasi tutti i casi il risultato era soddisfacente senza alcun intervento di post-processing. Il punto e scatta funziona, e funziona bene. Rispetto alla generazione precedente, lo shutter-lag è sensibilmente migliorato: la fotocamera risponde in modo più immediato, il che nella pratica significa meno foto sfocate o tagliate male quando si fotografa soggetti in movimento.
















L’ultra-grandangolare si comporta discretamente in buona luce ma inizia a mostrare i suoi limiti quando la luce cala. Il livello di dettaglio non è quello dei migliori camera phone della fascia, e la coerenza cromatica con il sensore principale, sebbene migliorata, non è perfetta in tutte le condizioni. Il teleobiettivo 3x è utile, è probabilmente la focale più usata nella fotografia “da smartphone” insieme al grandangolo, ma è conservativo rispetto a un mercato in cui molti concorrenti offrono zoom più spinti e sensori più grandi. Con Galaxy S26 Ultra, ad esempio, il salto qualitativo sul comparto tele è molto evidente, e usandoli affiancati la differenza si percepisce chiaramente. In notturna il comportamento è buono senza essere eccezionale. Il sensore principale riesce a tirare fuori immagini luminose e spesso piacevoli, ma non sempre pulite: in certi scenari con luci miste si nota rumore residuo e una gestione della scena meno raffinata rispetto ai top di gamma fotografici assoluti. Non è uno smartphone che va in crisi di notte, ma non è nemmeno un telefono che vi farà dimenticare la fotocamera su treppiede.



I video sono invece uno dei punti più forti. La stabilizzazione è valida, e in 4K a 60fps la fluidità è apprezzabile, la gamma dinamica è gestita bene, e nel complesso le clip prodotte sono convincenti e pronte per essere pubblicate. La risoluzione arriva fino a 8K a 30fps, ma come sempre vi consigliamo il 4K a 60fps come il punto di equilibrio ottimale tra qualità e usabilità del file. Lo switch tra le lenti durante la registrazione mostra ancora qualche piccola incertezza, un intoppo rapido ma percettibile che in contesti professionali potrebbe fastidiare.
Ora, l’elefante nella stanza. Come già evidenziato nella recensione del modello base S26, l’hardware fotografico di questa serie è sostanzialmente invariato da diverse generazioni consecutive. Non c’è stato nessun grande salto sensoriale, nessun nuovo modulo tele più ambizioso, nessun ultra-grandangolare con sensore di ultima generazione. Su uno smartphone che costa 1.289 euro nel 2026, con una concorrenza, Vivo, Xiaomi, Google, Apple, che ha alzato significativamente l’asticella, questa continuità hardware inizia a pesare. Non è che le fotocamere siano male, intendiamoci. Ma la sensazione è quella di un comparto che potrebbe dare molto di più con un investimento hardware più coraggioso, e che invece viene aggiornato principalmente via software. Samsung fa un lavoro eccellente con il processing computazionale e con il ProVisual Engine, ma c’è un limite a quanto si può compensare con il software quando l’hardware rimane fermo.
















Il ProVisual Engine in sé però merita menzione: l’elaborazione delle immagini è diventata più sofisticata e in certi casi genuinamente sorprendente. La modalità ritratto gestisce il bokeh in modo più naturale rispetto al passato, la modalità notturna ha guadagnato in pulizia, e la fotocamera frontale da 12 MP con dual pixel PDAF fa selfie convincenti con autofocus veloce. Ma ribadiamo: la base hardware su cui il software deve lavorare è la stessa di qualche anno fa, e prima o poi Samsung dovrà fare un salto vero anche su questo fronte per il Plus.
Batteria e ricarica: affidabile ma non entusiasmante
La batteria da 4.900 mAh è rimasta invariata rispetto a Galaxy S25+, e questo è un fatto che vale la pena sottolineare. Non perché sia una capacità insufficiente, non lo è, come vedremo, ma perché in un mercato in cui Xiaomi 17 monta una batteria da 6.300 mAh in un corpo di dimensioni simili, e Vivo X300 supera i 5.400 mAh, il gap inizia a essere percepibile non tanto nella realtà quotidiana quanto nella percezione di modernità del prodotto.
Detto questo, nell’uso reale la batteria di S26+ si comporta bene. Meglio, francamente, di quanto ci aspettassimo sulla carta. La combinazione tra il chip Exynos 2600 a 2nm, molto più efficiente energeticamente rispetto al predecessore, e il refresh rate adattivo del pannello porta a risultati concreti: in test di riproduzione video si superano le 25 ore di autonomia, con uno schermo attivo che nella vita quotidiana intensa supera regolarmente le 5,5 ore. Nella nostra esperienza personale, con una giornata di lavoro tipica che include messaggistica intensiva, navigazione, fotografia, qualche sessione social e la scrittura di articoli, siamo arrivati a sera con un 15% di batteria residua. Al limite è vero ma con un utilizzo un po’ più blando si può stare più tranquilli. Si poteva fare di più? Decisamente e le batterie al silicio carbonio ne sono la prova.

La ricarica cablata a 45W permette di raggiungere circa il 69% in 30 minuti e la carica completa in poco più di un’ora. È un miglioramento concreto rispetto ai 25W del modello base S26, ma non è certo la velocità di ricarica di un flagship cinese del 2026. C’è anche la ricarica wireless a 25W con standard Qi2.2 e la ricarica wireless inversa a 4,5W per accessori come Galaxy Buds o Galaxy Watch. Il punto interrogativo sulla ricarica wireless Qi2.2 è però quello già emerso nella recensione del modello: per sfruttarla al massimo servirebbe un sistema magnetico tipo MagSafe che Samsung non ha ancora adottato in modo nativo. Si può caricare wireless, funziona bene, ma l’esperienza è meno immediata di quanto potrebbe essere.
La critica costruttiva è questa: Samsung ha resistito ancora una volta all’idea di alzare la velocità di ricarica cablata oltre i 45W. Con alcuni competitor a 90W, 120W, persino 200W, la sensazione è che Samsung stia volutamente mantenendo questa velocità per non cannibalizzare la proposta Ultra o per ragioni di longevità della cella. La scelta è comprensibile, ma inizia a essere difficile da difendere in pubblico quando si presenta un top di gamma da oltre 1.200 euro.

Audio e feedback aptico: sopra la media, senza strafare
Galaxy S26+ non è uno smartphone che si compra per l’audio, ma è uno smartphone che non delude mai su questo fronte. Il doppio speaker stereo, speaker alla base e capsula auricolare, offre un volume generoso, una buona separazione dei canali e una resa convincente con musica, film e podcast. Con il supporto Dolby Atmos attivo, i contenuti compatibili acquistano una certa spazialità che rende la visione di film o serie TV in mobilità genuinamente piacevole. Non c’è la ricchezza e la profondità dei bassi di certi speaker più grandi, e ai volumi massimi si percepisce un lieve appiattimento della scena sonora, ma il livello complessivo è da top di gamma. In chiamata, l’audio è chiaro e privo di distorsioni anche in ambienti rumorosi.
Il motore aptico merita una menzione separata perché è uno di quegli aspetti che non si citano mai nelle recensioni ma che nella pratica quotidiana fanno una differenza enorme. Il feedback è secco, preciso e ben calibrato: la vibrazione sulla tastiera virtuale è soddisfacente, le notifiche hanno quella tactilità che trasmette cura costruttiva, e in generale si percepisce il livello di attenzione che Samsung ha dedicato a questo elemento. È un feedback aptico da flagship, e si sente.

Il sensore di impronte digitali a ultrasuoni sotto al display è rapido e affidabile in praticamente tutte le condizioni. Con le mani leggermente bagnate, con il dito inclinato, con pellicole protettive di qualità applicate, funziona sempre. Non è mai stato un problema in queste settimane di utilizzo, il che è esattamente quello che si vuole da un sensore biometrico su un dispositivo di questa fascia.
Galaxy S26+ vs S25+: vale l’upgrade?
Arriviamo alla domanda che molti si pongono: chi ha un Galaxy S25+ deve aggiornare? La risposta onesta è: dipende. I miglioramenti concreti rispetto alla generazione precedente sono reali ma concentrati in poche aree:
- Chipset: il salto da Exynos 2500 a Exynos 2600, da 3nm a 2nm GAA, è il miglioramento più significativo. Le prestazioni sono superiori e l’efficienza energetica è migliorata concretamente. Se il chip precedente vi creava frustrazioni, specie termiche, qui la situazione è sensibilmente migliore.
- Software: Android 16 con One UI 8.5 porta funzionalità AI genuinamente utili come il filtro chiamate avanzato, Now Nudge e la compatibilità Quick Share/AirDrop. Samsung però porta aggiornamenti software anche sugli S25, quindi non è necessariamente un motivo d’acquisto esclusivo.
- Ricarica: 45W resta invariato. Non c’è evoluzione su questo fronte.
- Display: pannello QHD+ da 6,7″ con luminosità di picco a 2.600 nit, in linea con quanto già visto sulla generazione precedente.
- Fotocamere: miglioramenti via software con ProVisual Engine, hardware praticamente invariato.
- Design: praticamente identico all’S25+.
Se avete già un S25+ in buone condizioni, l’upgrade non è urgente. Se invece state cercando il momento giusto per entrare nella famiglia Galaxy S con schermo grande, o se state arrivando da un S23+ o precedente, l’S26+ ha senso pieno.
Galaxy S26+ vs S26 base vs S26 Ultra: dove si colloca?
Il posizionamento di S26+ nella lineup è il vero tema di questa recensione, e va affrontato con onestà.
Rispetto all’S26 base, le differenze principali sono il display più grande (6,7″ vs 6,3″), la risoluzione QHD+ vs FHD+, la batteria più capiente (4.900 vs 4.300 mAh), la ricarica più veloce (45W vs 25W) e il formato più generoso. Il modello base ha però il vantaggio della compattezza, 167g contro 190g, dimensioni notevolmente più maneggevoli, e viene venduto a circa 1.029 euro contro i 1.289 dell’S26+. Se la compattezza è una priorità, il modello base è più interessante. Se volete lo schermo grande e la batteria più capiente, il Plus fa il suo mestiere.
Rispetto all’S26 Ultra, invece, la distanza è più ampia. L’Ultra porta display con trattamento anti-riflesso avanzato, Privacy Display, fotocamera principale da 200MP, zoom periscope più potente, Snapdragon 8 Elite Gen 5 (in tutti i mercati), S Pen integrata e batteria da 5.000 mAh. Costa 1.499 euro. Ventidue centesimi al giorno in più rispetto all’S26+. E qui sta il vero problema di posizionamento di Galaxy S26+: con soli 210 euro in più si ha l’Ultra, che è oggettivamente un prodotto più completo e più distintivo.
Samsung stessa sembra consapevole di questa tensione interna. Il valore del Plus emerge quando si guarda al prezzo di mercato reale: già nelle prime settimane dopo il lancio, online si trovava facilmente attorno agli 890-940 euro. A quella cifra il discorso cambia completamente, perché si ha un top di gamma maturo e ben rifinito con display eccellente a un prezzo più accessibile di quello di listino.
Verdetto finale: il Plus ha ancora senso, ma a patto di una condizione
Galaxy S26+ è uno smartphone riuscito. È ben costruito, ha uno schermo bellissimo, prestazioni solide e finalmente affidabili anche con Exynos, un software ricchissimo e maturo, un’autonomia che non delude, un comparto audio convincente e quella sensazione di qualità costruttiva che un flagship Samsung sa dare come pochi altri.
Il problema di questo S26+ non è quello che fa, ma quello che non aggiunge. In una lineup in cui l’S26 base si è fatto una propria identità grazie alla compattezza, e in cui l’Ultra continua ad essere il vero flagship con tutte le innovazioni, il Plus rischia di essere percepito come “quello di mezzo”, e nel mercato degli smartphone premium essere “quello di mezzo” è una condizione complicata.

La concorrenza interna è spietata. Con 210 euro in più si porta a casa l’S26 Ultra, con S Pen, trattamento anti-riflesso, Privacy Display, fotocamera da 200MP e Snapdragon 8 Elite Gen 5 per tutti i mercati. Con 260 euro in meno si ha l’S26 base, compatto e leggero, con lo stesso chip e One UI 8.5. Galaxy S26+ ha senso vero quando lo trovate attorno ai 900-950 euro, che è già il prezzo di mercato reale su molti store online. A quella cifra è genuinamente competitivo. Al prezzo di listino pieno, invece, serve un motivo specifico per preferirlo all’Ultra.
Le offerte con coupon del Samsung Shop Online
Samsung Galaxy S26, Galaxy S26+ e Galaxy S26 Ultra sono stati lanciati sul mercato al prezzo consigliato di partenza di rispettivamente 1029 euro, 1289 euro e 1499 euro. Fortunatamente, sfruttando le promozioni del Samsung Shop Online potete acquistarli per cifre più interessanti.
Digitando il coupon TUTTOANDROIDOFF nel campo dedicato ai codici promozionali potete ottenere fino al 17 giugno 2026 uno sconto di 300 euro su Galaxy S26 Ultra, di 250 euro su Galaxy S26+ e di 150 euro su Galaxy S26. Inoltre, effettuando il pagamento tramite Samsung Pay potete ottenere un ulteriore sconto di 100 euro, scendendo dunque a cifre di partenza di 779 euro (S26 256 GB), 939 euro (S26+ 256 GB) e 1099 euro (S26 Ultra 256 GB). Sul compatto Galaxy S26 risulta più conveniente sfruttare il coupon AI200, che offre un ribasso di 200 euro: in questo modo potete scendere a una cifra di partenza di 729 euro. Se invece di Samsung Pay volete pagare usando i buoni regalo Samsung, potete ottenere uno sconto del 5% (fino al 30 giugno 2026).
Pro:
- Display straordinario
- Exynos 2600 finalmente convincente
- One UI 8.5 + 7 anni di aggiornamenti
- Build quality impeccabile
- Galaxy AI davvero utile
Contro:
- Fotocamere ferme da anni
- Ricarica non al passo
- Design senza coraggio
- Prezzo di listino difficile da difendere
- Recensione Samsung Galaxy S26: compatto e sempre più smart-phone
- Recensione Samsung Galaxy S26 Ultra: non insegue il mercato ma innova e migliora
- Recensione Samsung Galaxy Watch8: bellissimo e completo ma l’autonomia è limitante
- Recensione Samsung Galaxy Buds4 Pro: il suono che convince, l’ecosistema che divide
