Chi vi scrive con Sony ha un rapporto particolare, quasi affettivo: il primo Android che abbiamo usato quotidianamente portava quel logo, e negli anni ci è dispiaciuto vedere il brand perdere terreno in un mercato che ha smesso di aspettarlo. Quando ci è stato proposto di provare il flagship 2026 non ci siamo fatti pregare, e Sony Xperia 1 VIII si è rivelato esattamente il prodotto che ci aspettavamo di trovare: un oggetto unico, con tre o quattro caratteristiche che non esistono su nessun altro smartphone Android, e allo stesso tempo un concentrato di scelte che ci hanno fatto perdere la pazienza più di una volta.
Dentro c’è Snapdragon 8 Elite Gen 5, un display LTPO da 6,5 pollici senza fori né notch, tre fotocamere da 48 MP con ottiche Zeiss, la porta jack audio, lo slot microSD e un prezzo di listino da 1.499 Euro. C’è anche il piccolo dettaglio che in Italia non è ufficialmente in vendita, quindi bisogna passare dall’import. Nella nostra recensione vediamo se ne vale la pena e, soprattutto, dove Sony continua a inciampare sempre negli stessi punti.
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Video recensione Sony Xperia 1 VIII
Indice:
Contenuto della confezione
La dotazione è ridotta all’osso, in linea con quanto fa Sony da diverse generazioni: nella scatola trovano posto lo smartphone, un cavo USB Type-C e la documentazione. Niente alimentatore, niente cover, niente auricolari.
Una nota di merito la spendiamo per un dettaglio che apprezziamo da anni e che nessun altro produttore replica: il carrellino per SIM e microSD si estrae con le dita, senza graffetta né spillo. Sembra una banalità, ma quando serve cambiare scheda in viaggio si capisce quanto sia comodo.
Design e Materiali
Il design è a due facce, e lo diciamo senza giri di parole. Dai render ci aveva incuriosito e dal vivo confermiamo l’impressione: le proporzioni sono insolite, il frontale è una lastra continua senza interruzioni, e la doppia cornice spessa sopra e sotto non ci disturba affatto, anzi restituisce un look distintivo in un panorama dove tutti si somigliano. Le misure sono di 162 x 74 x 8,3 mm per 200 grammi, un peso nella media dei flagship attuali, e la larghezza contenuta aiuta molto nella presa.
Il problema arriva quando lo si tiene in mano. Il vetro posteriore Gorilla Glass Victus ha un trattamento ruvido che perde parecchio in termini di feeling premium, tocchettandolo suona vuoto, e a sensazione sembra di avere a che fare con della plastica. Flette anche un pochino. Il frame è in alluminio e la protezione frontale è Gorilla Glass Victus 2, la certificazione è IP65/IP68, quindi la costruzione è solida sulla carta, ma la percezione al tatto non è quella di uno degli smartphone più costosi sul mercato.
Il display è un LTPO OLED da 6,5 pollici in 19,5:9, risoluzione 1080 x 2340 pixel per circa 396 ppi, refresh rate fino a 120 Hz, un miliardo di colori e supporto HDR BT.2020, con una luminosità di picco che in HDR si aggira sui 1.500 nit. La qualità è ottima e la calibrazione è curata come da tradizione: la modalità Creazione offre un profilo neutro ideale per rivedere foto e video senza dominanti strane o colori sparati. Guardarsi un film su questo pannello, con quel formato allungato e le cornici simmetriche, è un’esperienza molto piacevole.
Il comparto audio è uno dei punti in cui Sony continua a fare scuola. I due speaker stereo sono identici e frontali, posizionati in alto e in basso, e sparano addosso un suono pieno e corposo, tra i migliori che ci sia capitato di sentire su un flagship, senza distorsioni nemmeno al volume massimo. C’è il jack da 3,5 mm, anche se non è accompagnato da un DAC dedicato, e non mancano Hi-Res Audio, Hi-Res wireless, Snapdragon Sound e il Dynamic Vibration System.
Sull’usabilità, invece, dobbiamo aprire un capitolo dolente. Il bilanciere del volume è davvero pessimo: troppo piccolo, un continuo confondersi tra volume su e volume giù. Non avevamo provato lo scorso Xperia, ma su quello precedente il problema era identico, e ci chiediamo come sia possibile che in Sony nessuno si sia ancora accorto del problema. Discorso simile per il tasto di scatto fisico, ottimo come feedback ma posizionato troppo sul bordo inferiore: in orizzontale funziona benissimo, in verticale servono contorsionismi con qualunque mano lo si impugni. Il gesto naturale diventa premere il volume, e la risposta è un messaggio d’errore perché non può eseguire lo zoom out. Sono cose risolvibili con un aggiornamento ma si trascinano ormai da tempo.
Hardware e caratteristiche tecniche
Sotto la scocca c’è il massimo disponibile oggi: Snapdragon 8 Elite Gen 5 a 3 nm, GPU Adreno 840, memorie UFS e tagli che partono da 12/256 GB per arrivare a 512 GB con 12 o 16 GB di RAM e alla variante da 1 TB con 16 GB. Il taglio base ci sembra un po’ poco per il prezzo di listino, almeno il mezzo tera poteva starci di serie. In compenso rimane lo slot dedicato per microSDXC, una peculiarità che nel 2026 fa quasi tenerezza: la microSD più veloce si ferma attorno ai 90 MB/s, mentre registrando in 4K a 120 fps questo smartphone scrive fino a 250 MB/s. Ormai per i flussi di lavoro di imaging si usano SSD esterni collegati alla Type-C, con velocità ben superiori, ma per qualcuno lo slot resta un requisito fondamentale e Sony continua a metterlo.
Nell’uso quotidiano è veloce, fluido, piacevole. Il guaio è il calore: scalda abbastanza, tendenzialmente più degli altri flagship che abbiamo provato, ed è la prima volta che con questo processore ci troviamo davanti a lag piuttosto vistosi quando temperature e richieste salgono insieme. Non è uno smartphone per giocare, e la cosa ci ha dato più fastidio durante le sessioni massicce di foto e video, che dovrebbero essere il suo terreno naturale. Un limite pesante per un prodotto che punta parecchio sul comparto multimediale.
La connettività non lascia scoperto nulla: Wi-Fi 7 tri-band, Bluetooth 6.0 con LE Audio, aptX HD, Adaptive e Lossless, NFC, USB Type-C 3.2 con uscita video, nano-SIM più due eSIM (di cui massimo due attive contemporaneamente). Il posizionamento sfrutta GPS, GLONASS, BeiDou, GALILEO e QZSS, con agganci rapidi e precisi anche tra i palazzi. Presenti accelerometro, giroscopio, prossimità, barometro e bussola, oltre al supporto nativo alle fotocamere Sony Alpha (ma solo via wireless, non si può più usare come monitor esterno), che per chi ha una mirrorless in casa è un valore aggiunto concreto.
Manca però il sensore di impronte sotto il display, e qui arriva la seconda ostinazione difficile da digerire. Il lettore è laterale e funziona male: bisogna appoggiare il dito con precisione, altrimenti non sblocca, mentre su altri smartphone con sensore laterale provati di recente basta sfiorarlo malamente. Ci sono poi un sacco di letture fantasma: lo si mette in tasca, un contatto casuale con la pelle avvia il tentativo di sblocco, e quando lo si tira fuori compare il messaggio sul numero massimo di tentativi raggiunto con trenta secondi di attesa. Ci è capitato perfino con il telefono fermo sul comodino in modalità aereo, con il doppio feedback aptico della lettura fallita a sera inoltrata. Nel 2026, e su un flagship di questo prezzo, con i sensori ultrasonici sotto il display praticamente in dotazione a chi monta Snapdragon 8 Elite Gen 5, è una scelta che non riusciamo a spiegarci.


Software
Si parte da Android 16 in una versione molto scarna, praticamente stock, e non è necessariamente un difetto: chi cerca un sistema leggero e senza sovrastrutture qui trova pane per i suoi denti. Sul fronte del supporto Sony dichiara quattro major update, una politica in linea con la media ma non certo ai livelli di chi ne promette sette.
Graficamente restano le solite icone vintage, così come l’estetica delle poche app preinstallate: Musica, l’app per la creazione video, quella per collegare una videocamera in wireless. Su quest’ultimo fronte segnaliamo che è venuto meno il collegamento via cavo per l’utilizzo come monitor esterno, una possibilità che qualcuno rimpiangerà. Anche l’applicazione fotocamera, pur essendo completamente ripensata rispetto al passato, conserva un’interfaccia austera. In generale nei menù c’è poca coerenza grafica tra le sezioni Sony e quelle di sistema, e l’impressione è quella di un software messo insieme senza troppa cura.
Di intelligenza artificiale, invece, non c’è letteralmente nulla: a parte Gemini preinstallato, zero funzioni custom. Nel 2026 è un po’ pochino, anche per chi come noi non impazzisce per le suite AI riempite di funzioni inutili. Il merito che riconosciamo a Sony è di aver smesso di insistere con le tre applicazioni cervellotiche per foto e video, ma qualcosa in più si poteva e si doveva fare. Bloatware in senso stretto non ce n’è, e questa almeno è una buona notizia.
Fotocamera
Il comparto posteriore prevede tre sensori da 48 MP: principale con apertura f/1.9, equivalente 24 mm, sensore da 1/1.35″, OIS e dual pixel PDAF; teleobiettivo periscopico f/2.8 a 70 mm con zoom ottico 2.9x e stabilizzazione ottica; ultra-grandangolare f/2.0 da 16 mm con autofocus. Le ottiche sono Zeiss con trattamento T*, completano la dotazione un sensore di spettro colore, il flash LED e l’eye tracking. Frontalmente c’è una singola camera da 12 MP f/2.0.
Qui va segnalata la marcia indietro sull’hardware, perché viene abbandonato definitivamente il teleobiettivo a focale continua in favore di una lunghezza fissa, mentre principale e ultrawide restano quelle di prima. E fa sempre uno strano effetto che Sony, con tutte le tecnologie sui sensori che ha in casa, si ostini a montare sulla principale un IMX888, cioè un sensore del 2022.
Detto questo, sulla qualità delle immagini siamo rimasti soddisfatti. L’elaborazione è neutra, poco caratterizzante, con un look molto più vicino a quello di una macchina fotografica rispetto alla media degli smartphone, e per chi è appassionato di fotografia è un pregio evidente. I difetti ci sono e si vedono soprattutto con poca luce: molto flare e una gestione dello scatto piuttosto lenta, che porta spesso a foto mosse. L’app è una sola e raccoglie modalità automatica, Foto Pro e Video Pro nello stesso posto, il che semplifica non poco la vita.


















































































Sul video si arriva al 4K fino a 120 fps in HDR con OIS e stabilizzazione elettronica a 5 assi, e la resa è di ottimo livello, ma la stabilizzazione non è il massimo e sotto questo aspetto sembra che Sony sia rimasta ferma a qualche anno fa mentre la concorrenza è andata avanti. I selfie non sono male e le clip con la frontale arrivano al 4K a 60 fps. In sintesi: un buon bilanciamento che tiene questo smartphone in scia ai principali top di gamma, senza però poter rivaleggiare con i camera phone più spinti, che per altro montano spesso hardware Sony.
Batteria e autonomia
La batteria è da 5.000 mAh e non utilizza la tecnologia al silicio-carbonio, ormai diffusa su buona parte della concorrenza. I risultati si sentono: si arriva a fine giornata con circa 5 ore di schermo attivo, non di più. Consuma abbastanza, e ci viene naturale collegare la cosa alle temperature di esercizio elevate di cui abbiamo parlato prima. Chi fa un uso intenso di fotocamera e video farà bene a mettere in conto una ricarica pomeridiana.
Sul fronte ricarica siamo a 30 Watt via cavo (con PD 3.0 e PPS, dichiarato il 50% in mezz’ora) e 15 Watt in wireless, con reverse wireless charging e bypass charging per chi gioca o registra a lungo con il cavo collegato. I tempi sono sinceramente anacronistici: anche i produttori più restii si stanno muovendo, e Sony su questo dovrebbe cominciare a fare qualcosa. Tra autonomia nella media bassa e ricarica lenta, il pacchetto energetico ha due o tre marce in meno rispetto alle altre proposte flagship, con l’eccezione di modelli come Galaxy S26 o Pixel 10 Pro, che si collocano su livelli simili ma sono anche smartphone più compatti.
Conclusioni
Siamo alle battute finali della recensione di Sony Xperia 1 VIII, proposto a 1.499 Euro di listino nella configurazione base da 12/256 GB, con varianti da 512 GB e 1 TB per chi vuole spingersi oltre. Il prezzo è altissimo, quasi il più alto della categoria escludendo gli ultra camera phone, e ci resta il rammarico di sapere che con quelle cifre Sony potrebbe costruire un vero smartphone fotografico di nicchia, con sensore da un pollice e tutte le tecnologie che sviluppa in casa, anziché una principale del 2022.
Il bilancio è quello di un prodotto che ci è piaciuto più di quelli degli ultimi anni. Le unicità ci sono e sono vere: microSD, jack audio, carrellino SIM senza spillo, audio stereo frontale eccellente, un display splendido e un’elaborazione fotografica poco invasiva che gli appassionati sapranno apprezzare. Su queste cose Sony fa bene a rimanere ostinata. Il guaio è che rimane ostinata anche su difetti banali e poco spiegabili, come il lettore di impronte laterale o le dimensioni del bilanciere del volume, ai quali si aggiungono le temperature elevate con il conseguente calo di prestazioni e una ricarica fuori dal tempo.
Tra il prezzo e l’assenza di commercializzazione ufficiale in Italia, consigliarlo a occhi chiusi è impossibile. Chi lo vuole può recuperarlo tramite import su Amazon, per esempio dagli store francese e tedesco, e a quel punto si potrà mettere in tasca uno smartphone che rispetta la tradizione del brand giapponese, con tutti i suoi pro e anche i suoi ostinati spigoli.
Migliori Offerte - Sony Xperia 1 VIII
Pro:
- Design distintivo e display eccellente;
- Audio stereo frontale tra i migliori in assoluto;
- Jack audio, microSD e carrellino SIM senza spillo;
- Elaborazione fotografica neutra e naturale;
Contro:
- Lettore di impronte laterale impreciso;
- Bilanciere del volume scomodo;
- Scalda e cala di prestazioni;
- Ricarica lenta e autonomia nella media;
- Prezzo alto e nessuna commercializzazione ufficiale in Italia.







