C’è qualcosa di profondamente ironico nel mercato degli smartphone del 2026. Viviamo in un’epoca in cui i brand creano linee parallele, prodotti gemelli che condividono il 90% del DNA ma vengono venduti a prezzi completamente diversi, con nomi diversi, marketing diverso. E poi arriva POCO M8 Pro 5G e ti sbatte in faccia la verità: stai pagando l’etichetta, non la sostanza.

Qualche settimana avevamo visto il POCO F8 Pro, uno smartphone facilmente inseribile nella classifica dei migliori del 2025, un best buy clamoroso che a 500-560 euro dava specifiche da flagship senza compromessi. L’M8 Pro è un animale diverso: siamo su una fascia di prezzo molto più bassa, ma l’approccio è lo stesso. POCO prende un prodotto Xiaomi/Redmi, lo rivisita esteticamente, toglie qualcosa che non serve veramente a tutti, e te lo vende a un prezzo che fa riflettere.​

In questa recensione vi raccontiamo tutto quello che abbiamo scoperto usando questo smartphone per diversi giorni come dispositivo principale. Non sarà la solita carrellata di specifiche tecniche: vi portiamo dentro l’esperienza quotidiana, con tutti i pregi che meritano elogi e i difetti che vanno criticati senza sconti. 

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POCO M8 Pro 5G: la video recensione

Design e qualità costruttiva: la plastica intelligente

Prendiamo in mano il POCO M8 Pro 5G e la prima sensazione è di uno smartphone importante. Con i suoi 206 grammi e le dimensioni generose (163,3 x 74,3 x 8,3 mm), non è certo un dispositivo per chi cerca compattezza. È pensato per chi vuole un display grande davanti agli occhi e non ha paura di portarsi dietro un telefono “serio”.​ La scocca è interamente in plastica, sia il frame che la back cover, e se state pensando: “plastica = cheap”. Aspettate, perché qui c’è una riflessione da fare.

Il retro presenta un design particolare con zone lucide e opache, un effetto carbonio che richiama le origini “gaming” del brand POCO. C’è una linea centrale che, a seconda di come batte la luce, crea giochi di grigio con intensità diverse. Non è il solito retro piatto e noioso: qualcosa di diverso anche se può piacere oppure no.

POCO M8 Pro 5G

La plastica utilizzata ha una qualità tattile buona e in un mondo di smartphone in vetro fragilissimo che si rompono al primo volo, questa plastica è forse una scelta intelligente visto poi il prezzo di vendita. Dissipa meglio il calore, è più resistente agli urti, non attira le impronte come un magnete.​ Abbiamo usato questo telefono per giorni senza cover e non abbiamo ancora visto un graffio. Non un segno. 

Il modulo fotocamere posteriore è posizionato al centro, simmetrico, e contiene quattro cerchi. Spoiler: solo due sono vere fotocamere. Gli altri due servono per il flash LED e per la simmetria.​ Sì, è esattamente questo: una soluzione di puro marketing. Ma sapete cosa? Funziona. Il blocco non sporge eccessivamente, lo smartphone non traballa quando lo appoggiate su un tavolo. Certamente viene meno un po’ di estetica perché tutto si può dire tranne che questo enorme blocco sia bello oltretutto giocandoci è facile mettere le dita sui sensori che dovranno venire poi puliti prima di realizzare foto. 

Usare il POCO M8 Pro 5G con una mano è diciamo “possibile ma non ideale”. Con i suoi quasi 6,9 pollici di display, dovete per forza adattare la presa o usare la modalità a una mano che Xiaomi include nel software.​ Chiaramente ci si abitua soprattutto perché ormai quasi tutti gli smartphone sono così grandi e poi perché lo spessore di 8,3 mm non è esagerato: si sente tutto, ma in modo bilanciato. Il peso è distribuito bene, non avete quella sensazione di “mattone” che altri smartphone con batterie monstre vi danno.​

I tasti fisici sono sul lato destro: accensione con lettore impronte integrato (ma non qui, è sotto al display) e bilanciere del volume. La risposta è buona, il click è soddisfacente, nulla di eccezionale ma nemmeno nulla da criticare. Sul lato inferiore troviamo USB-C (USB 2.0, niente USB 3.0 per trasferimenti veloci, un peccato), slot dual nanoSIM, microfono e speaker. Sul lato superiore c’è il secondo speaker per l’audio stereo, un secondo microfono e, sorpresa, un emettitore infrarossi nascosto all’interno dei moduli neri “finti” delle fotocamere. L’IR blaster nel 2026 è una rarità, e poterlo usare per controllare TV e condizionatori è sempre comodo.

POCO M8 Pro 5G

C’è un elefante nella stanza, e si chiama eSIM. O meglio, la sua assenza. Nel 2026, lanciare uno smartphone senza supporto eSIM è una scelta che facciamo fatica a giustificare. Per molti utenti questo non sarà un problema: usano ancora la SIM fisica, non viaggiano spesso, non hanno bisogno di cambiare operatore al volo. Ma per chi invece ha abbracciato l’eSIM, questo è un deal-breaker. POCO avrebbe dovuto fare uno sforzo in più.

Display: il vero protagonista

Se c’è un motivo per cui dovreste considerare il POCO M8 Pro 5G rispetto a qualsiasi altro smartphone in questa fascia di prezzo, è il display. Non esageriamo quando diciamo che questo pannello è quasi da fascia alta, messo su un telefono da fascia media.​

Parliamo di un pannello AMOLED da 6,83 pollici con risoluzione 1.5K (1280 x 2772 pixel). Non è Full HD, non è 2K: è quella via di mezzo intelligente che offre nitidezza eccellente senza massacrare la batteria.​ Il refresh rate è di 120Hz, con gestione adattiva che scala tra 60 e 120Hz a seconda del contenuto visualizzato. Scorrete i social? 120Hz fluidi. Leggete un articolo? Scala a 60Hz per risparmiare energia. È un sistema che funziona bene, senza gli “step” percepibili che ho notato su altri dispositivi della stessa fascia.​

POCO M8 Pro 5G

La luminosità di picco dichiarata è di 3200 nit, un numero che sulla carta sembra marketing, ma nella pratica si traduce in uno schermo perfettamente leggibile anche sotto il sole più aggressivo. Abbiamo usato questo telefono in esterno con luce diretta e non abbiamo mai dovuto cercare l’ombra per vedere cosa stavamo facendo.

Sulle certificazioni POCO e Xiaomi non hanno lesinato: HDR10+ e Dolby Vision, PWM dimming a 3840Hz, Gorilla Glass Victus 2 per la protezione da graffi e cadute e anche il Wet touch ossia lo schermo funziona anche con le mani bagnate.

Il vetro è leggermente curvo sui lati, ma, attenzione, il pannello è completamente piatto. Questa è una distinzione importante: avere l’effetto estetico della curvatura senza le distorsioni visive e i tocchi fantasma che affliggono i display curvi veri.​ Abbiamo usato anche il Redmi Note 15 Pro Plus, che ha un display curvo su tutti e quattro i lati, e con lo scroll a una mano ogni tanto il telefono registrava tocchi che non avevamo fatto. Sul POCO questo problema non esiste. È un compromesso estetico-funzionale azzeccato.​

Abbiamo guardato serie TV su questo display per ore, giocato a COD con la luminosità al massimo, letto ebook di notte al minimo della luminosità e in ogni situazione la risposta del display è stata molto interessante. I colori sono vividi ma non innaturali, i neri sono neri profondi  e la reattività al tocco è immediata. 

Hardware e prestazioni: Snapdragon 7s Gen 4 alla prova

Sotto la scocca del POCO M8 Pro 5G batte un cuore Qualcomm Snapdragon 7s Gen 4, la versione leggermente potenziata del 7 Gen 3 che abbiamo visto su diversi medio gamma nel 2025 e anche sul Redmi Note 15 Pro+ 5G. È prodotto a 4nm e raggiunge una frequenza massima di 2,77GHz.​

POCO ha fatto una scelta che abbiamo apprezzato: ha eliminato il taglio da 128GB. Le due configurazioni disponibili sono:

  • 8GB RAM LPDDR4X + 256GB storage UFS 2.2
  • 12GB RAM LPDDR4X + 512GB storage UFS 2.2​

Nel 2026, 128GB di storage base sono un insulto considerando quanto pesano app, giochi e foto. Partire da 256GB è la scelta giusta, e il fatto che la versione da 512GB costi solo 40-50 euro in più la rende la configurazione consigliata per chi può permetterselo.

POCO M8 Pro 5G

Peccato per le memorie UFS 2.2. È uno standard datato. Nel 2026 la maggior parte degli smartphone di fascia media monta UFS 3.1 o addirittura UFS 4.0, che offrono velocità di lettura/scrittura nettamente superiori. Sulla carta, questa è una scelta che non capiamo, soprattutto per un brand come POCO che si è sempre posizionato come “performance-oriented”.​

Le app si aprono veloci, il multitasking è fluido, le foto si salvano velocemente. L’unico momento in cui le UFS 2.2 mostrano i loro limiti è quando trasferite file di grandi dimensioni (pensate backup completi, copie di cartelle foto da GB, installazioni di giochi pesanti): in quei casi, la differenza con uno smartphone UFS 4.0 è evidente.​

È un compromesso accettabile? Dipende da come usate il telefono. Per l’utente medio che installa app, scatta foto e usa i social, non cambierà nulla. Per chi trasferisce regolarmente file pesanti o installa giochi da 10GB, potrebbe essere frustrante.

In generale comunque il sistema è reattivo, le app si aprono velocemente, il passaggio tra applicazioni è fluido. Non abbiamo percepito quei micro-lag che invece erano presenti sul Redmi Note 15 Pro Plus durante il multitasking pesante.​ Sicuramente siamo stati aiutati dai 12GB di RAM contro gli 8GB ma di fatto sembra essere una questione di ottimizzazione software. 

La gestione termica è buona: POCO ha implementato un sistema di dissipazione che distribuisce il calore sulla scocca in plastica, che a sua volta lo disperde efficacemente. Dopo 30 minuti di gaming intenso, il telefono è caldo ma non “scottante” come altri dispositivi con lo stesso processore.​

POCO M8 Pro 5G

Sul fronte connettività non manca nulla di essenziale: 5G dual-mode, Wi-Fi 6E (non Wi-Fi 7, ma per il 99% degli utenti non cambia nulla), Bluetooth 5.4, NFC per pagamenti contactless, Dual SIM (ma niente eSIM, come già discusso), IR blaster per controllo remoto​. La ricezione Wi-Fi è ottima anche a distanza dal router, il Bluetooth è stabile con auricolari e smartwatch, l’NFC funziona istantaneamente per i pagamenti. Nulla da criticare qui.

Il lettore di impronte digitali è ottico, integrato sotto al display. Funziona bene: è veloce, preciso, raramente sbaglia. L’unica critica è la posizione: è collocato abbastanza in basso rispetto al centro dello schermo, il che significa che dovete “cercare” leggermente con il pollice invece di appoggiarlo naturalmente.​

Software: HyperOS 2 tra luci e ombre

Il POCO M8 Pro 5G arriva con HyperOS 2 basato su Android 15. Non Android 16, che nel frattempo è stato rilasciato: questo significa che uno dei tre major update promessi viene “bruciato” per il passaggio alla versione successiva.​ Xiaomi/POCO promette infatti: 

  • 3 anni di aggiornamenti di sistema (quindi fino ad Android 18 teoricamente)
  • 4 anni di patch di sicurezza​

Sono numeri nella media per questa fascia di prezzo, né eccezionali né scandalosi. Il fatto che il telefono parta con Android 15 invece che 16 è un peccato, ma considerando che lo smartphone “esiste” da un po’ in Cina prima di arrivare da noi, era prevedibile.

HyperOS 2 è un’interfaccia ricca, forse troppo per alcuni. Si potrà personalizzare praticamente tutto:

  • Temi: centinaia di opzioni, molte gratuite, alcune a pagamento
  • Icone: potete cambiare il pack completo o modificare icone singole
  • Font: diversi caratteri disponibili
  • Always-on display: temi animati bellissimi (peccato durino 10 secondi)
  • Wallpaper dinamici: sfondi che cambiano in base all’ora, al meteo, ecc.​

POCO M8 Pro 5G

Ci sono tutte le funzionalità classiche di Xiaomi: interconnettività con altri dispositivi dell’ecosistema, Assistente al tocco, modalità a una mano, registrazione schermo con mille opzioni, finestra mobile per le app, “secondo spazio” per separare profili personale e lavorativo.​

Se cercate uno smartphone con AI integrata ovunque, questo non fa per voi. L’intelligenza artificiale presente è minima: c’è Gemini integrato (che è sempre utile), qualche funzione di ottimizzazione automatica delle foto, ma nulla delle feature AI avanzate che troviamo sui top di gamma e soprattutto sul Redmi Note 15 Pro+. Per alcuni utenti, paradossalmente, questo è un vantaggio: niente AI invasiva che ti suggerisce cose non richieste, niente elaborazioni automatiche indesiderate. Gemini c’è quando lo volete, il resto è sotto il vostro controllo.

E arriviamo alla nota dolente, quella che ci ha fatto forse arrabbiare tanto perché si ripropone ogni volta che dobbiamo recensire un dispositivo Xiaomi/POCO: il bloatware. Già dal primo avvio, il telefono è popolato di app che non ho installato io:

  • AliExpress
  • Temu (a volte addirittura duplicato)
  • Netflix
  • Vari giochi
  • App di shopping cinesi
  • GetApps che ti spamma notifiche per installare altre app​

Alcune di queste app mandano notifiche non richieste. Alcune sono praticamente pubblicità travestite da app. È fastidioso, è irrispettoso dell’utente, ed è un problema che Xiaomi si trascina da anni senza mai risolverlo davvero.​ La buona notizia è che quasi tutto può essere disinstallato. La cattiva notizia è che dovete perdere minuti il primo giorno a fare pulizia. Nel 2026, è inaccettabile.

POCO M8 Pro 5G

Ma il vero punto basso sono i widget pubblicitari camuffati da widget di sistema.​ Vedete un widget “Speed Test” carino nella lista dei widget? Lo aggiungete alla home? Sorpresa: è una pagina web con pubblicità dentro. Lo stesso per altri widget “utili” che in realtà sono contenitori per ads di Temu, shopping cinese, e servizi vari.

Ecco la cosa strana: nonostante il bloatware, nonostante le UFS 2.2, nonostante tutto questo software è abbastanza veloce. Le app si aprono velocemente, lo scroll è fluido, il multitasking non mostra tentennamenti. POCO ha fatto un buon lavoro di ottimizzazione tra hardware e software. 

POCO M8 Pro 5G

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Fotocamere: quando 50MP battono 200MP

Il comparto fotografico del POCO M8 Pro 5G è semplice sulla carta:

  • Fotocamera principale: 50MP, f/1.6, OIS, sensore 1/1.55″
  • Ultra-grandangolare: 8MP
  • Fotocamera frontale: 32MP, f/2.2​

POCO M8 Pro 5G

Partiamo dalla notizia buona: la fotocamera principale è buona per questa fascia di prezzo. Il sensore da 50MP è lo stesso utilizzato sullo Xiaomi Mix Flip, non esattamente un telefono economico. Questo significa sensore da 1/1.55″, che in questa categoria è generoso, e stabilizzazione ottica (OIS) che fa la differenza sia nelle foto che nei video.​ I risultati in condizioni di buona luce sono convincenti: buona nitidezza, colori vividi ma naturali, non quella saturazione esagerata che alcuni brand amano, ottima gestione dei punti luce forti (le “burned highlights” sono rare) e dettagli preservati anche nelle zone d’ombra​.

Di notte la situazione rimane positiva: il sensore grande cattura molta luce, la modalità notte fa il suo lavoro senza esagerare con l’HDR, e il risultato sono foto abbastanza luminose con rumore contenuto. Per uno smartphone da meno di 300 euro sono scatti più che dignitosi.​

Il Redmi Note 15 Pro Plus monta una fotocamera principale da 200MP. Sulla carta, dovrebbe stracciare i 50MP del POCO. Nella realtà? Non è affatto così.​ I 200MP del Redmi spesso “sgranano” quando cropped, richiedono condizioni di luce ottimali per esprimersi, e producono file enormi che intasano la memoria. Il sensore da 50MP del POCO è più equilibrato, più consistente, più affidabile in scenari vari.​ Il POCO, con meno numeri sulla scheda tecnica, spesso produce risultati migliori.

L’ultra-grandangolare da 8MP è mediocre. ed è il problema del POCO. Il sensore è piccolo, la risoluzione è bassa, i risultati sono deludenti. Distorsione ai bordi evidente, dettagli persi nelle zone lontane, colori a volte non coerenti con la principale, e di notte è praticamente inutilizzabile. È un “nice to have”: senza una lente grandangolare non potete fisicamente scattare foto grandangolari. Ma non aspettatevi qualità paragonabile alla principale. È un sensore messo lì per completare la scheda tecnica, nulla di più.​

E sapete cosa? Lo stesso identico problema ce l’ha il Redmi Note 15 Pro Plus. È una scelta di Xiaomi che non capiamo: investi in un buon sensore principale e poi rovini l’esperienza con un grandangolare da entry-level. Nel 2026, anche su smartphone economici, si potrebbe fare di meglio.

POCO M8 Pro 5G

I video dalla fotocamera principale sono convincenti con 4K 30fps fluidi e stabili grazie all’OIS, buona qualità audio dai microfoni stereo, nessun problema di messa a fuoco. L’ultra-grandangolare invece registra solo in Full HD, con qualità decisamente inferiore. È utilizzabile per contenuti social veloci, non per nulla di serio.​

Batteria e ricarica: il vero asso nella manica

Se c’è un aspetto in cui il POCO M8 Pro 5G eccelle senza riserve, è la batteria. 6500mAh di capacità, con ricarica cablata a 100W.​ Questi sono i numeri che abbiamo registrato durante il nostro utilizzo:

  • Uso intenso (social, gaming, video, navigazione continua): superate tranquillamente la giornata, arrivate a sera con 40% residuo
  • Uso medio (mix di lavoro e svago, qualche ora di schermo): due giorni pieni senza ansia
  • Uso blando (messaggi, chiamate, navigazione leggera): arrivate a tre giorni​

Sono numeri impressionanti. Dopo anni di smartphone che devi ricaricare ogni sera (se va bene), usare un dispositivo che semplicemente “non muore” cambia il rapporto con la tecnologia. Non guardare più l’icona della batteria con ansia, non portare il caricatore ovunque, non cercare prese di corrente nei bar.

E quando la batteria finisce? Ecco il bello. 50% in circa 10-12 minuti, 100% in circa 40 minuti​. Significa che potete dimenticarvi di caricare il telefono la sera, svegliarvi con il 10%, metterlo in carica mentre fate colazione, e uscire di casa con la batteria piena. È un cambio di paradigma.​

Un’avvertenza: per sfruttare i 100W al massimo, dovete attivare la modalità “ricarica rapida massima” nelle impostazioni. Di default è limitata per preservare la batteria nel lungo periodo.​ Non c’è ricarica wireless, non c’è reverse charging per caricare altri dispositivi. Sono assenze che per questa fascia di prezzo ci possono stare: preferisco 100W cablati affidabili che 15W wireless lenti. Ma se per voi la ricarica wireless è essenziale, sappiatelo.​

Considerazioni finali

Il POCO M8 Pro 5G è lo smartphone che fa riflettere su cosa stiamo realmente pagando quando compriamo un telefono. È praticamente lo stesso dispositivo del Redmi Note 15 Pro Plus, stesso display, stessa batteria, stesso processore, stessa autonomia mostruosa, ma costa 200 euro in meno. La differenza principale è la fotocamera da 50MP invece di 200MP, ma come abbiamo mostrato, quella “riduzione” sulla carta si traduce spesso in risultati migliori nella pratica.

Ci sono difetti? Certo. L’assenza dell’eSIM nel 2026 è difficile da giustificare. Le UFS 2.2 sono una scelta datata. Il bloatware è fastidioso e richiede pulizia manuale. L’always-on che dura 10 secondi è ridicolo. L’ultra-grandangolare è messa lì tanto per. 

POCO M8 Pro 5G

Ma i pregi superano i difetti: display da top gamma, autonomia che ti cambia il rapporto con la batteria, ricarica 100W che riempie in 40 minuti, prestazioni solide senza thermal throttling, fotocamera principale convincente.

A 278 euro in promozione (323€ per il 12/512GB), è difficile trovare di meglio. È uno di quei rari casi in cui il “modello economico” batte il “modello premium” sul rapporto qualità-prezzo in modo così evidente da renderlo imbarazzante. Se state cercando uno smartphone con grande display, batteria infinita e prestazioni solide, e non volete spendere 500 euro per l’etichetta “Pro Plus”, il POCO M8 Pro 5G è una scelta intelligente del 2026.  

Pro:

    • Display AMOLED 1.5K 3200nit da top gamma
    • Batteria 6500mAh, 2-3 giorni autonomia
    • Ricarica 100W, 100% in 40 minuti
    • Fotocamera principale 50MP ottima
    • Prezzo interessante

Contro:

    • Niente eSIM nel 2026
    • UFS 2.2 datate
    • Ultra-wide 8MP deludente
    • Bloatware invadente
    • Always-on solo 10 secondi

Voto finale:

8
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