C’è qualcosa di simbolico nel fatto che realme abbia saltato la variante Pro+ nella serie 15, salvo poi farla tornare con la serie 16 con un’ambizione decisamente più alta. Il realme 16 Pro+ non è semplicemente un aggiornamento incrementale: è, almeno nelle intenzioni del brand, una dichiarazione d’intenti su cosa deve essere uno smartphone di fascia media del 2026. 

Fotocamera da 200 megapixel, teleobiettivo periscopio da 3,5x, design firmato da un maestro giapponese e un’autonomia che sfida i top di gamma. Sulla carta, sembra quasi troppo bello per essere vero. Ma è davvero all’altezza delle promesse? Abbiamo usato il realme 16 Pro+ in colorazione Master Grey per diversi giorni, e vi raccontiamo tutto nel dettaglio.

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realme 16 Pro+: la video recensione

Design: Urban Wild, firmato Naoto Fukasawa

Se c’è una cosa su cui realme ha investito davvero con il 16 Pro+, è il design. La collaborazione con Naoto Fukasawa, designer giapponese di fama mondiale, incluso tra i designer più influenti dal Bloomberg, con opere nella collezione permanente del MoMA di New York e decennale collaborazione con MUJI, non è una novità per il brand. Lo abbiamo visto al lavoro sul GT Master Edition con il suo “Suitcase Design” e sul GT 2 Pro con il “Paper Design”. Ma questa è la prima volta che Fukasawa mette mano a un modello della serie numerata, e il risultato si vede.

Il concept si chiama “Urban Wild Design” e si ispira alle texture della natura: pietre levigate dal fiume, onde di grano dorato, elementi tattili che appartengono al mondo naturale ma vengono reinterpretati in chiave urbana e contemporanea. La filosofia di Fukasawa è quella del “Without Thought”, ovvero un design che si percepisce naturalmente, senza dover pensare a come interagire con l’oggetto. E in questo, il 16 Pro+ riesce.​

Il retro è realizzato in bio-based organic silicone, un materiale derivato da biomassa vegetale, quindi ecosostenibile, che ha una texture morbida, leggermente elastica, quasi come una pelle sintetica di altissima qualità. Il colore Master Grey che abbiamo tra le mani ha esattamente la tonalità grigia che ci si aspetterebbe da un ciottolo di fiume: non un grigio freddo e metallico, ma un grigio caldo, leggermente perlato, con sfumature che cambiano leggermente con la luce.​

Tenerlo in mano è un’esperienza piacevole. Il materiale è anti-scivolo, la presa è sicura e, soprattutto, il retro non raccoglie impronte digitali come accade con la maggior parte degli smartphone in vetro o policarbonato lucido. realme promette resistenza all’invecchiamento, ai batteri, all’usura: vedremo nel lungo periodo, ma a occhio nudo le aspettative sembrano realistiche.

Bello? È soggettivo, sotto alcune condizioni di luce mi piace, ma sotto altre mi dà una sensazione un po’ retrò. Saranno gli spigoli stondati, la back cover che tende a volte al grigio chiaro, che fa un po’ effetto consumato, quasi da look vintage, insomma, c’è a chi può piacere e a chi no.

Il bumper della fotocamera merita una menzione separata. La decorazione attorno ai sensori utilizza un rivestimento metallico PVD di ispirazione orologiera, con finitura specchiante che contrasta con la morbidezza del retro. C’è anche un nano-coating che protegge la zona fotocamera da sudore, pioggia e corrosione. Dettaglio non da poco, visto che il modulo fotografico è sempre uno dei punti più esposti alle sollecitazioni quotidiane.​

La cornice laterale è in metallo con finitura lucida, un’altra scelta che dà una percezione di qualità. I tasti di accensione e volume sono posizionati sul lato destro, facilmente raggiungibili con il pollice sia in mano destra che sinistra. Forse possiede in questo un aspetto un po’ retrò o comunque che sa un po’ di design passato ma sono forse gusti e nel suo insieme non è poi cisì male. 

C’è però un elemento che non ci ha convinto del tutto: il lettore di impronte digitali sotto il display è posizionato troppo in basso. Non è una critica nuova per realme, ma si tratta di un posizionamento che richiede un po’ di adattamento, soprattutto se sei abituato ai reader laterali o a quelli centrati. Una volta memorizzato il punto esatto, lo sblocco è rapido e preciso, ma il primo impatto non è dei migliori.​

Sul fondo troviamo il vassoio per due nano SIM fisiche. È presente il supporto all’eSIM e per chi viaggia spesso o usa due operatori diversi per lavoro e privato, è senza dubbio una presenza importante. 

Lo spessore è di 8,49mm per le colorazioni Master Gold e Master Grey. Il peso è di 203 grammi, che per un telefono con una batteria da 7000mAh è un risultato notevole. Nonostante le dimensioni, siamo su un display da 6,8 pollici, il telefono si impugna bene e non stanca la mano.​ Il realme 16 Pro+ porta con sé la certificazione IP68/IP69K per la resistenza all’acqua e alla polvere. Si tratta di una doppia certificazione che garantisce non solo la resistenza all’immersione fino a una certa profondità (IP68), ma anche alla pressione di getti d’acqua ad alta intensità (IP69K).​

Display: lo stesso, ma buono

Il display è un pannello OLED da 6,8 pollici con risoluzione 1280 x 2800 pixel (453 ppi), profondità colore a 10 bit per 1,07 miliardi di colori, supporto HDR10+, frequenza di aggiornamento fino a 144Hz e PWM dimming a 4608Hz.

La luminosità di picco dichiarata è di 6500 nit su una piccola area, mentre in modalità high-brightness su area larga si avvicina ai 1800 nit. Nella pratica quotidiana, il display è ottimo. I colori sono vividi senza essere cartooneschi, la nitidezza è notevole e la lettura all’aperto è confortevole anche nelle giornate più luminose. La luminosità minima scende perfetta per la lettura notturna senza affaticare gli occhi.​

Il PWM dimming a 4608Hz è un dettaglio che merita attenzione: su quasi tutti gli OLED il flickering a basse luminosità può causare affaticamento visivo, soprattutto alle persone più sensibili. Una frequenza di dimming così alta risolve efficacemente il problema. Per chi usa lo smartphone molto di sera o al buio, questo è un valore aggiunto reale.​

Dobbiamo però essere critici sulla questione del refresh rate. Il display supporta formalmente i 144Hz, ma nella pratica è quasi impossibile trovare scenari in cui quella frequenza venga effettivamente raggiunta. Solo alcuni giochi specifici, come Real Racing 3 o Sky Force: Reloaded, arrivano a 144Hz. Tutto il resto si attesta a 120Hz (modalità High) o addirittura a 90Hz per molte app Google (incluso Chrome) in modalità Auto.​ Questo è un limite che abbiamo riscontrato e che vogliamo sottolineare: il 144Hz è, in questo momento, più un’etichetta marketing che una funzione realmente sfruttabile. Non è un problema esclusivo di realme, molti brand fanno lo stesso, ma è giusto saperlo. La modalità “High” è quella che consiglio di mantenere attiva: forza le app di terze parti a girare a 120Hz invece che 90Hz, e la differenza nella fluidità dello scrolling si percepisce.

Prestazioni: Snapdragon 7 Gen 4, ancora lui

Il realme 16 Pro+ monta il Qualcomm Snapdragon 7 Gen 4 a processo 4nm TSMC. Il processore ha una configurazione 1+4+3: un core Prime Cortex-A720 a 2,8GHz, quattro core performance Cortex-A720 a 2,4GHz e tre core efficiency Cortex-A520 a 1,8GHz. La GPU è l’Adreno 722. Qualcomm dichiara un miglioramento del 27% in termini di CPU e del 30% per la GPU rispetto allo Snapdragon 7 Gen 3. L’NPU Hexagon vanta invece un incremento del 65% nelle operazioni AI, con la capacità di eseguire Stable Diffusion 1.5 direttamente in locale.​

La nostra versione in prova è la variante da 12GB di RAM LPDDR5X e 256GB di storage UFS 3.1. realme la chiama “Rocket LPDDR5X” e promette velocità di lettura/scrittura fino a 8400Mbps a 4200MHz. L’AnTuTu score supera 1.400.000 punti, che per la fascia media rappresenta un risultato di rilievo.​

Nella pratica di tutti i giorni, le prestazioni sono solide. Il multitasking scorre fluido, le app si aprono velocemente, i giochi girano senza incertezze. Il sistema di dissipazione AirFlow VC Cooling mantiene le temperature sotto controllo anche durante sessioni di gioco prolungate. Abbiamo testato il telefono con sessioni di 30-40 minuti su titoli graficamente impegnativi e il calore percepito al retro è rimasto sempre a livelli accettabili, senza mai diventare fastidioso.​

Lo Snapdragon 7 Gen 4 resta un ottimo processore per la fascia media, ma non è un flagship chip, e si vede soprattutto in alcuni compiti pesanti come il rendering video o l’elaborazione delle foto in 200MP, che richiedono qualche secondo in più rispetto a un top di gamma.

Realme UI 7.0 e Android 16

Il realme 16 Pro+ gira su Realme UI 7.0 basata su Android 16, e il supporto garantito dal brand è di 3 major OS upgrade e 4 anni di patch di sicurezza.​ Chi conosce ColorOS di OPPO o OxygenOS di OnePlus si troverà immediatamente a casa: le tre UI sono praticamente identiche nella struttura e nell’approccio visivo. Questo non è necessariamente un difetto, ColorOS è una delle skin Android più mature e ottimizzate sul mercato, ma chi sognava qualcosa di più distintivo potrebbe rimanere deluso.​

Le novità di Realme UI 7.0 rispetto alla generazione precedente non sono rivoluzionarie: troviamo nuovi raggruppamenti per categorie nel cassetto delle app, la possibilità di rinominare le app per trovarle più facilmente, nuove animazioni e icone “Ice Cube”. Il Flux Engine, di cui abbiamo già parlato nella sezione prestazioni, è la novità tecnica più significativa a livello software: promette animazioni più fluide e una risposta più immediata dell’interfaccia, e nella mia esperienza mantiene le promesse.

Sul fronte AI, il 16 Pro+ include Google Gemini Live, Circle to Search, AI Eraser, AI Unblur nella galleria, e le nuove funzioni esclusive AI LightMe, AI StyleMe e AI Portrait Glow per l’editing fotografico. C’è anche un AI Framing Master per l’inquadratura automatica e un AI Gaming Coach per i giocatori.​

Tuttavia, dobbiamo segnalare alcune mancanze che ci hanno sorpreso. Il realme GT 8 Pro, che gira sullo stesso software, include funzionalità come AI Notify Brief, AI Search nel sottomenu Next AI e la funzione Mind Space, tutte assenti sul 16 Pro+. Anche l’AI Studio, che consente di generare immagini e animazioni con AI generativa, non è presente.​ Capisco che ci siano differenze di posizionamento tra i modelli, ma quando si paga per un flagship mid-range e si scoprono funzioni AI tagliate rispetto a un altro modello della stessa UI, la domanda sorge spontanea: perché? Non è una critica devastante, ma è una nota stonata rispetto alle ambizioni del dispositivo.

Nel complesso, Realme UI 7.0 è una UI solida, rapida, ben ottimizzata. I widget sono curati, le animazioni fluide, la personalizzazione è ampia. C’è qualche app preinstallata di troppo (come al solito su questi telefoni), ma niente di ingestibile.

Il comparto fotografico: il vero salto di qualità

È qui che il realme 16 Pro+ fa la differenza rispetto al predecessore, e non è un’esagerazione dire che la fotocamera è il motivo principale per cui scegliere questo smartphone. Il sistema triplo sul retro è composto da:​

  • 200MP LumaColor Camera (Samsung HP5, 1/1.56″, f/1.8, OIS+EIS, focal 23mm equiv.)
  • 50MP Telephoto 3,5x (Samsung JN5, 1/2.75″, f/2.8, OIS+EIS)
  • 8MP Ultrawide (115,5° FoV, AF autofocus)
  • 50MP Selfie (OV50D, 1/2.88″, f/2.4)

La certificazione fotografica LumaColor IMAGE è co-sviluppata con TÜV Rheinland, l’ente certificatore tedesco, attraverso un laboratorio dedicato con test su sorgenti luminose multiple. Non è solo una trovata marketing: significa che il sistema è stato testato in condizioni di luce controllate per garantire la fedeltà cromatica.​

La prima cosa che si nota quando si inizia a scattare con il realme 16 Pro+ è la qualità delle foto di default, ovvero quelle in uscita alla risoluzione compressa standard. I 200MP vengono “compressi” in file da circa 12,5MP tramite pixel-binning, e il risultato è buono: dettaglio naturale, bilanciamento del bianco preciso, esposizione praticamente sempre corretta, range dinamico ampio. Anche in interni, dove molti smartphone faticano, la fotocamera principale si comporta in modo soddisfacente.​

La zoom digitale 2x sulla fotocamera principale è una delle sorprese positive del dispositivo. Grazie agli 200MP di partenza, il crop 2x produce risultati paragonabili a un teleobiettivo dedicato di fascia media: dettaglio fine, naturalezza nella resa delle texture, gamma tonale ampia. È diventato di fatto il nostro zoom preferito per i soggetti a distanza media.​

Le foto in 50MP (modalità HI-RES) offrono più dettaglio, ma con qualche compromesso: nelle scene ad alto contrasto il range dinamico differisce leggermente sulle alte luci. Alcune texture, in particolare superfici bianche o pavimenti ghiacciati, tendono inspiegabilmente ad ammorbidirsi, un comportamento apparentemente legato all’algoritmo di processing di ColorOS, riscontrato anche su altri device dello stesso ecosistema.​ Le foto in piena risoluzione da 200MP? Onestamente, è più un esercizio tecnico che uno strumento pratico. I file sono enormi, il processing richiede tempo, e il guadagno rispetto alle foto a 50MP è marginale nella stragrande maggioranza delle situazioni. Utile per stamponi da studio fotografico, non per la fotografia quotidiana.

Il 16 Pro+ introduce un sensore Samsung JN5 da 50MP a 3,5x (circa 80mm equivalenti), e questo da solo giustifica buona parte del salto generazionale.​ In luce diurna, il teleobiettivo lavora molto bene. Le foto a 3,5x sono nitide, con buona gamma dinamica e colori naturali (con un leggerissimo tocco di warmth che in realtà aiuta nella resa delle carni nei ritratti). La messa a fuoco minima è di 35cm, che non è minimale ma è decisamente meglio dei 60cm del vecchio 14 Pro+.​ Il 10x digitale è utilizzabile per soggetti lontani e scatti rapidi: non aspettatevi qualità da teleobiettivo professionale, ma per un crop digitale si difende bene. La perdita di dettaglio diventa sensibile oltre quella soglia, ma fino a quel punto il Realme tiene testa a molti competitor.​

I ritratti con il teleobiettivo sono il punto di forza del sistema. Il ProDepth Bokeh Algorithm che combina i dati del sensore principale da 200MP con quelli del tele da 3,5x produce un bokeh convincente, con transizioni naturali tra il soggetto a fuoco e lo sfondo sfocato. Siamo ai livelli di prodotti di fascia premium con degli ottimi risultati.​

La modalità Portrait è particolarmente ricca: oltre ai classici 1x, 2x e 3,5x, troviamo anche 1,5x (35mm), 4x. Sinceramente, alcuni livelli di zoom sembrano ridondanti, il 4x è talmente vicino al 3,5x nativo da risultare quasi inutile, ma la varietà di preset è una comodità per chi non vuole perdere tempo con le impostazioni.​

Se dobbiamo indicare il tallone d’Achille del sistema fotografico, è l’ultrawide. L’8MP con campo visivo da 115,5° e autofocus è la stessa soluzione che realme usa sulle versioni Pro+ da diverse generazioni, e continua a essere la componente più debole del terzetto. I file sono relativamente morbidi in termini di nitidezza, e anche quando l’autofocus mette a fuoco correttamente, le foto non sono particolarmente croccanti. La gamma dinamica e la resa cromatica sono buone, ma la risoluzione effettiva è quella di un sensore da 8MP, e in un mondo di ultrawide da 50MP nei top di gamma la distanza si sente.​

La registrazione video arriva fino a 4K@60fps per il sensore principale e il teleobiettivo, mentre l’ultrawide si ferma a 1080p@30fps. Si può scegliere tra codec H.264 e H.265 (con H.265 come default), e la modalità HDR è disponibile in tutte le impostazioni di qualità. Le clip 4K della fotocamera principale sono buone in termini di gamma dinamica e resa cromatica, ma la nitidezza non è al livello massimo a 1x. A 2x, paradossalmente, la qualità migliora sensibilmente. Il MainTrack Algorithm per il tracking del soggetto funziona bene e mantiene il soggetto a fuoco anche durante movimenti rapidi. La stabilizzazione video è però un elemento su cui abbiamo trovato delle criticità. Sia la fotocamera principale che il teleobiettivo producono footage relativamente “nervoso”, e l’attivazione della stabilizzazione elettronica non cambia molto la situazione. Se volete video fluidi e stabili, preparatevi a usare un gimbal o a tenere le mani molto ferme. Non è un disastro, ma rispetto ad altri mid-range che abbiamo recensito di recente, la stabilizzazione avrebbe potuto essere migliore.​

Batteria: il secondo punto di forza

La batteria da 7000mAh del realme 16 Pro+ è un’altra delle sue caratteristiche più convincenti. Nella pratica quotidiana, uso intenso di social media, fotografia, streaming video e un po’ di gaming ci hanno permesso di arrivare a fine giornata con oltre il 50% di batteria rimanente. Non ho mai avuto ansia da batteria durante la prova, nemmeno nelle giornate più intense. Per chi usa il telefono principalmente per comunicare e consumare contenuti, due giorni di autonomia sono un obiettivo realistico.​

La ricarica SuperVOOC da 80W porta il telefono da 0 al 60% in circa 30 minuti e a 100% in 64 minuti. 

Per la longevità della batteria, realme offre diverse opzioni: si può disattivare la ricarica rapida per ridurre le sollecitazioni sulle celle, oppure impostare un limite di carica all’80%, 85% o 90%. C’è anche la ricarica bypass, che porta la corrente direttamente alla scheda madre durante il gaming, evitando che la batteria si scaldi eccessivamente. Queste opzioni mostrano un’attenzione reale alla longevità del dispositivo, non solo alla velocità di ricarica.​

Manca la ricarica wireless. Può non essere una priorità per tutti, ma su uno smartphone di questa fascia (soprattutto considerando il profilo premium che realme vuole costruire) l’assenza di Qi charging inizia a farsi sentire, specialmente considerando che concorrenti come Nothing Phone (4a) Pro stanno alzando l’asticella.

Conclusioni: vale la pena comprarlo?

Il realme 16 Pro+ è uno smartphone che sa esattamente cosa vuole essere: vuole essere il miglior cameraphone della fascia media nel 2026, con un’identità estetica forte e un’autonomia capace di autonomie elevate. 

La fotocamera da 200MP è un salto reale rispetto alla generazione precedente. Il teleobiettivo da 3,5x, che mancava nel 15 Pro, riporta il 16 Pro+ alla sua vocazione ritrattistica e lo differenzia un po’ dalla concorrenza. Il design firmato Naoto Fukasawa è probabilmente il più bello mai visto su uno smartphone realme, e il materiale bio-based organic silicone è piacevole al tatto e originale da vedere. Chi valuta lo smartphone come strumento fotografico quotidiano, o cerca semplicemente il telefono con la migliore autonomia della fascia media, troverà nel 16 Pro+ un interlocutore serio e convincente.​

Il nodo centrale è il prezzo: 599,90€ con 70€ di cashback, quindi 529,90€ effettivi,  nella versione da 12GB+512GB. Ed è qui che il 16 Pro+ diventa una proposta interessante.  

Il 16 Pro+ è uno di quei telefoni che sa esattamente dove è forte e non si preoccupa troppo del resto. Fotocamera e batteria sono i suoi pilastri, e su quelli, mantiene le promesse. Se la fotografia ritrattistica e la lunga autonomia sono le vostre priorità, il 16 Pro+ è probabilmente il mid-range tra i più convincenti in questo momento a questa cifra. 

Principale rivale chiaramente il realme GT 7 che essendo da un po’ sul mercato oggi si trova allo stesso prezzo e occasionalmente anche a meno, dove ha una ricarica rapida più veloce, un processore più prestante ma è un poco meno interessante sulle fotocamere principale e tele, quindi poco più debole sui ritratti. Da capire chiaramente come sarà l’andamento del prezzo del realme 16 pro+ nei prossimi mesi e quindi quale converrà acquistare.