Solo poche ore fa chi sperava che i nuovi Samsung Galaxy S9 e S9 Plus supportassero i seamless update ha dovuto arrendersi alla triste realtà. Gli ultimi flagship sudcoreani non vanno quindi ad accrescere l’ancora misero elenco di smartphone formato da Moto Z2 Force, Essential Phone, Xiaomi Mi A1 e dai Google Pixel e Pixel XL chiaramente. Samsung si mostra dunque poco prona alla novità che a suo tempo veniva introdotta con Android Nougat.

Lo scopo primario di Google è tuttavia quello di ridurre il rischio di eventuali problematiche, di velocizzare i tempi dell’installazione dell’aggiornamento e di concludere tutta la procedura col minimo fastidio per l’utente.

Come? Utilizzando due partizioni grazie alle quali si otterrebbero i seguenti vantaggi: in primis, in caso di errori è possibile tornare alla partizione funzionante e, in secundis, gran parte del lavoro richiesto dall’update viene svolto in background lasciando a un veloce riavvio il compito di completare il tutto.

Come sempre, qualche svantaggio deve pur esserci se il supporto ai seamless update è ancora oggi una rarità. La richiesta maggiore di memoria interna per far spazio alle due partizioni è il problema principale, specie per gli smartphone più datati ed economici.

Ora, se vi state giustamente domandando se il vostro smartphone supporta i seamless update o meno, risolvere la questione è piuttosto semplice e veloce.

Inserendo i seguenti comandi su ADB getprop ro.boot.slot_suffix oppure getprop ro.build.ab_update e dando l’avvio, se non compare nulla relativamente alle partizioni A/B significa che lo smartphone non supporta i seamless update, e viceversa.

In via alternativa potete utilizzare anche l’app Treble Check che, oltre a indicare se lo smartphone Android su cui è installata supporti Project Treble, comunica inoltre se è presente o meno la doppia partizione.

Staremo a vedere se altri produttori si adegueranno alla recente scelta di Sony di supportare i seamless update sui Sony Xperia XZ2 e XZ2 Compact e su Xperia XA2 e XA2 Ultra.

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