Nei giorni scorsi siamo tornati sul cosiddetto “diritto alla riparazione” UE, che prevede nuovi obblighi per i produttori e maggiori tutele per i consumatori: per molti cittadini europei le cose cambieranno proprio a partire da oggi, 31 luglio 2026 (data fissata dall’Unione Europea per il recepimento da parte degli Stati membri), ma non in Italia. Il nostro Paese purtroppo non riuscirà a rispettare la scadenza, visto che l’iter parlamentare non si è ancora concluso: dovremo attendere almeno la fine di agosto.
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Ritardi in Italia per il recepimento della direttiva sul diritto alla riparazione
La direttiva europea sul diritto alla riparazione (2024/1799) è pensata per rafforzare i diritti dei consumatori, riconoscendo la possibilità di far riparare i propri prodotti a condizioni eque e costi ragionevoli, ed eventualmente di rivolgersi a riparatori indipendenti. Risulta finalizzata a incentivare la riparazione dei beni di consumo, ridurre lo smaltimento prematuro dei prodotti riparabili e contrastare il fenomeno dell’obsolescenza programmata.
Come abbiamo visto, le regole prevedono l’obbligo per i produttori di riparare anche fuori dal periodo di garanzia legale un bene rotto o difettoso ma tecnicamente riparabile, a titolo gratuito o a un prezzo ragionevole, ed entro un periodo congruo. L’intervento dell’Unione Europea è dunque destinato a favorire l’economia circolare, ridurre la produzione di rifiuti e prolungare la vita di elettrodomestici, dispositivi elettronici e altri beni di consumo.
Il recepimento da parte dei Paesi membri dell’UE è stato fissato per la data di oggi, 31 luglio 2026, ma purtroppo qui in Italia ci sarà da attendere qualche settimana in più. In più, secondo quanto fatto notare da Altroconsumo e dal suo Responsabile Relazioni esterne, Federico Cavallo, il Governo non ha previsto alcuna misura economica per incentivare la riparazione, nonostante la direttiva inviti gli Stati membri a promuoverla.
In base a quanto sostiene Altroconsumo, strumenti come i voucher già sperimentati con successo in Francia avrebbero potuto rappresentare un incentivo concreto, soprattutto nella fase iniziale: rendere la riparazione più conveniente rispetto all’acquisto di un prodotto nuovo è infatti essenziale per modificare le abitudini di consumo e diffondere una vera cultura del riuso. “Il diritto alla riparazione rappresenta una svolta importante per i consumatori e per la transizione verso un modello di consumo più sostenibile, ma rischia di rimanere un’opportunità solo parzialmente realizzata se non sarà accompagnato da strumenti concreti che ne favoriscano l’utilizzo“.
La nota associazione consumatori fa dunque un appello, chiedendo un rapido completamento del recepimento della direttiva e l’indivuazione di risorse per sostenere la riparazione, introducendo incentivi economici e campagne di informazione che rendano questa scelta semplice, conveniente e accessibile.
In base a quanto sappiamo, il recepimento della nuova direttiva è atteso non prima della fine di agosto.
