Torniamo a occuparci di smartphone ricondizionati. Una categoria di prodotto spesso allettante per il prezzo sulla quale anche gli stessi produttori degli smartphone stanno puntando. Samsung, per esempio, ha avviato in Corea del Sud un programma dedicato alla vendita di smartphone Galaxy ricondizionati certificati, denominato “Galaxy Certified Used Phones”, che garantisce ai dispositivi una nuova batteria in caso di malfunzionamento e un nuovo codice IMEI prima della rivendita. È quindi un mercato vivace e potenzialmente interessante che merita di essere analizzato. Lo ha fatto un nuovo studio condotto da Fraunhofer Austria su commissione di Refurbed, che ha provato a tradurre in cifre il vantaggio economico dell’acquisto (e dell’uso) di un dispositivo ricondizionato rispetto a uno nuovo.

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I risultati della ricerca

Lo studio stima che gestire lo smartphone in modo più circolare, anziché sostituirlo ogni anno o lasciarlo inutilizzato in un cassetto, possa far risparmiare ai consumatori tra i 274 e i 2.574 euro per dispositivo nell’arco di sei anni. A determinare l’entità del risparmio non è tanto il prezzo di acquisto del telefono, quanto il modo in cui viene utilizzato e gestito una volta comprato.

Per arrivare a queste cifre, i ricercatori hanno preso come riferimento uno smartphone medio dal valore di 575 euro, analizzandone il ciclo di vita su un arco di sei anni secondo tre scenari diversi. Nel primo, quello più dispendioso, il dispositivo viene sostituito ogni anno e smaltito in modo inefficiente al termine del suo utilizzo. Il costo complessivo, comprensivo degli impatti ambientali indiretti, sale a 3.834 euro, a cui si aggiungono 684 chilogrammi di anidride carbonica e 346 grammi di terre rare e metalli critici consumati.

Il secondo scenario, definito come quello più rappresentativo dell’utilizzo medio in Italia, prevede uno smartphone tenuto per circa tre anni e poi lasciato inutilizzato o smaltito senza un percorso ottimale. Il costo in questo caso scende a 1.294 euro in sei anni, equivalenti a circa 215 euro l’anno, comunque superiore di quasi il 35% rispetto al modello pienamente circolare. Sul fronte ambientale, questo scenario comporta un consumo di 161 chilogrammi di CO2 e 115 grammi di materie prime critiche, valori intermedi tra i due scenari estremi.

Quest’ultimo, il terzo scenario, è quello che genera il risparmio maggiore. Lo smartphone viene acquistato, utilizzato per circa tre anni, poi reimmesso sul mercato tramite un programma di permuta, ricondizionato a livello professionale e affidato a un secondo proprietario prima del riciclo finale. Il costo complessivo si ferma a 959 euro in sei anni, circa 160 euro l’anno, mentre l’impatto ambientale cala a 83 chilogrammi di CO2 e 38 grammi di materie prime come cobalto, rame, magnesio e palladio.

Secondo Paul Rudorf, autore della ricerca per conto di Fraunhofer Austria, ogni dispositivo comporta comunque un costo ambientale iniziale legato alla produzione, già di per sé rilevante. È quello che succede dopo l’acquisto, però, a fare davvero la differenza. La durata dell’utilizzo, la possibilità di rivendere o permutare il telefono e la qualità dello smaltimento finale sono le variabili che incidono maggiormente sulla valutazione complessiva.

A corredo dello studio, Refurbed ha fornito anche un esempio concreto basato su iPhone 15. Nell’ultimo anno, la versione ricondizionata venduta sul proprio marketplace è risultata in media il 46% più conveniente rispetto al modello nuovo, con una riduzione dell’84% delle emissioni di CO2, dell’87% del consumo d’acqua e del 68% delle materie prime critiche utilizzate.

Per Kilian Kaminski, cofondatore di Refurbed, la dipendenza dell’Europa dalle materie prime critiche rende la circolarità una questione non solo ambientale ma anche economica, un ragionamento che vale tanto per i singoli consumatori quanto per le aziende, spesso abituate a rinnovare smartphone e laptop aziendali secondo modelli di approvvigionamento lineari.