Il governo britannico sta preparando una mossa drastica nella protezione dei minori online che prende di mira Google, Apple e le altre aziende tecnologiche, le quali potrebbero presto essere obbligate per legge a bloccare l’accesso a immagini sessualmente esplicite su smartphone e altri dispositivi utilizzati da utenti con meno di 18 anni. Una proposta legislativa che alza l’asticella rispetto alle normative esistenti e che potrebbe avere ripercussioni ben oltre i confini del Regno Unito.

Il primo ministro Keir Starmer ha voluto sottolineare la fattibilità della richiesta, respingendo in anticipo le obiezioni che potrebbero arrivare dalle big tech. “Non si tratta di una sfida impossibile. Queste sono alcune delle aziende più innovative al mondo e credo che possano risolverla“, ha dichiarato il capo del governo britannico, lasciando intendere che Londra non accetterà scuse tecniche o tentennamenti. Facciamo chiarezza.

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Multe e responsabilità penale per chi non si adegua

Le aziende produttrici che non rispetteranno la futura normativa potrebbero trovarsi a fare i conti con sanzioni economiche significative e, nei casi più gravi, con una vera e propria responsabilità penale per scoraggiare eventuali resistenze da parte dei colossi tech, storicamente poco inclini ad accettare imposizioni governative sul funzionamento dei propri dispositivi.

L’obiettivo della proposta è integrare funzionalità specifiche nei dispositivi, anche attraverso aggiornamenti software per quelli già in commercio, in modo da impedire ai minori di scattare, inviare o visualizzare immagini sessualmente esplicite sui loro telefoni e tablet. Un intervento che andrebbe a incidere direttamente sul funzionamento della fotocamera e delle applicazioni di messaggistica.

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Il problema dei contenuti autoprodotti dai minori

Il Regno Unito ha già adottato l’Online Safety Act, ma ora punta ad alzare ulteriormente il livello di protezione. La ragione di questa accelerazione emerge chiaramente dai dati. Il 91% delle segnalazioni di abusi sessuali sui minori online registrate nel 2024 è stato legato a contenuti autoprodotti dai minori stessi. Un dato impressionante che evidenzia come il problema non riguardi soltanto la protezione dai contenuti esterni, ma anche la prevenzione di comportamenti rischiosi da parte degli stessi giovani utenti.

Nel frattempo, il governo britannico sta lavorando anche su un’altra misura controversa ma che negli ultimi mesi ha preso sempre più piede in diverse nazioni nel mondo, ovvero un blocco all’accesso ai social media per i minori; il che andrebbe a configurare un approccio particolarmente restrittivo alla presenza online dei più giovani.

Le prime reazioni delle aziende coinvolte

La BBC ha raccolto una prima dichiarazione di Google, che sulla questione ha commentato in tono collaborativo.

Stiamo collaborando in modo costruttivo con i partner del Regno Unito per trovare soluzioni efficaci e rispettose della privacy che scoraggino la diffusione di contenuti dannosi, garantendo al contempo un ambiente digitale sicuro per i giovani“, ha fatto sapere l’azienda di Mountain View.

Apple, invece, ha scelto per il momento di non commentare in alcun modo la proposta del governo britannico. Un silenzio che potrebbe indicare una fase di valutazione interna, o una strategia attendista in attesa di capire come si evolverà il percorso legislativo.

Sebbene l’idea alla base sia lodevole e meritevole di attenzioni, resta ancora da capire come queste funzionalità potrebbero essere implementate tecnicamente senza compromettere la privacy degli utenti adulti e senza creare sistemi di scansione dei contenuti che potrebbero essere utilizzati per altri scopi. Ci troviamo di fronte al solito equilibrio delicato tra protezione e libertà; una situazione a cui le aziende coinvolte saranno chiamate a prendere una decisione, sempre che la proposta di legge arrivi effettivamente in porto. Vi terremo aggiornati in tal senso.