Il 1° giugno 2026 sarà una data importante per Huawei. L’azienda cinese ha infatti ufficialmente annunciato un grande evento di lancio estivo nel quale presenterà la serie Nova 16, la nuova generazione di smartphone di fascia medio-alta, insieme ad altri prodotti di riferimento.
Ma non è tutto. Nelle stesse ore Huawei ha infatti svelato al mondo una svolta tecnologica nel campo dei semiconduttori che potrebbe cambiare il confronto con i colossi occidentali del chip.
Segui TuttoAndroid su Google Discover
Una serie Nova tutta nuova, con un design che guarda all’estate
Cominciamo con uno sguardo alla serie Nova 16, che si prepara ad ereditare il ruolo di sub-flagship nell’offerta Huawei, collocandosi un gradino sotto i top di gamma Pura e Mate. Le indiscrezioni si rincorrevano da settimane, ma ora è arrivata la conferma ufficiale: l’evento è fissato per le 14:30 del 1° giugno, e Huawei stessa ha stuzzicato la curiosità degli appassionati con uno specifico invito.
Il design è uno degli aspetti che l’azienda ha scelto di svelare per primi. Il Nova 16 Pro riprende il linguaggio visivo introdotto con la generazione precedente, il Nova 15, che aveva abbandonato la tradizionale pillola verticale per il comparto fotografico in favore di una grande cornice rettangolare sul retro, al cui interno trovano posto due anelli circolari di dimensioni generose. Uno dei due ospita tre obiettivi, l’altro un sensore singolo (probabilmente multispettrale) accompagnato dal flash LED.
La grande novità estetica di questa generazione, però, sta nelle colorazioni. Huawei ha introdotto un approccio a gradiente che ricorda quanto già visto sulla serie Pura 90 Pro. Il primo colore mostrato è un azzurro cielo che, secondo la stessa azienda, vuole evocare la leggerezza e la vitalità dell’estate. L’altra variante anticipata si chiama Phantom Mother of Pearl e gioca su una combinazione di rosa, blu e viola con effetto madreperla.
Per quanto riguarda la lineup, secondo le informazioni circolate finora la serie dovrebbe articolarsi in tre modelli: Nova 16, Nova 16 Pro e Nova 16 Pro Max, con Huawei che sembrerebbe aver deciso di non proporre una variante Ultra questa volta. Il modello più potente dovrebbe montare uno schermo LTPO da 6,84 pollici con risoluzione 1.5K, un chipset della famiglia Kirin 9000, una batteria da 7000 mAh e un sistema fotografico con sensore principale da 200 megapixel su un sensore fisico da 1/1.28 pollici, completo di teleobiettivo periscopico e supporto alla ricarica wireless.

All’evento del 1° giugno non ci saranno solo i Nova
L’appuntamento di giugno non sarà però limitato ai soli nuovi smartphone. Huawei ha già anticipato che durante la stessa conferenza debutterà anche il MatePad Pro Max, il tablet più sottile mai prodotto dall’azienda per i grandi schermi, che aveva già fatto il suo ingresso nei mercati internazionali e ora approda ufficialmente in Cina. Nell’evento potrebbero trovare spazio anche nuovi auricolari (tra cui una versione speciale Collector’s Edition dei FreeClip 2) e probabilmente qualche novità software ancora tenuta sotto silenzio.
Huawei annuncia chip a 1.4 nm con tecnologia propria
Se il lancio della serie Nova è una notizia attesa, quello che He Tingbo ha presentato al simposio IEEE ISCAS è qualcosa di molto più dirompente. L’azienda ha infatti ufficialmente dichiarato di aver trovato una strada autonoma verso la produzione di semiconduttori avanzati, completamente slegata da TSMC e dalle forniture taiwanesi tagliate fuori dalle restrizioni statunitensi.
La ragione alla base di questo annuncio è una nuova architettura chiamata LogicFolding, sviluppata intorno a un principio inedito noto come legge di scaling temporale, in contrapposizione al tradizionale scaling geometrico su cui si basa l’intera industria dei semiconduttori da decenni. In pratica, invece di continuare a ridurre fisicamente le dimensioni dei transistor, Huawei ha lavorato sulla compressione del ritardo di propagazione del segnale e sull’ottimizzazione della densità dei transistor su più livelli simultaneamente, dal dispositivo al circuito, dal chip fino al sistema nel suo complesso.
La tecnologia è stata validata su oltre 381 chip nel corso degli ultimi sei anni, applicata in ambiti che spaziano dagli smartphone all’intelligenza artificiale per la produzione di massa. Le sue implicazioni sono molto importanti. Il primo chip Kirin basato su LogicFolding è atteso per l’autunno 2026, probabilmente a bordo della serie Mate 90, e promette prestazioni sensibilmente migliorate rispetto alla generazione precedente. Ma lo sguardo di Huawei è già puntato più lontano: entro il 2031, infatti, l’obiettivo dichiarato è raggiungere una densità di transistor equivalente a quella di un processo a 1.4 nm, un livello che oggi appartiene alla frontiera assoluta dell’industria globale dei chip, il territorio di TSMC con il suo nodo N2 e dei piani futuri di Intel.
Un’azienda che non si nasconde più
C’è qualcosa di simbolicamente rilevante nel modo in cui Huawei ha scelto di comunicare questi progressi. Per anni, l’azienda ha lavorato in modo relativamente riservato sui propri chip, evitando proclami eccessivi in un momento in cui le sanzioni americane avevano messo a dura prova la sua catena di approvvigionamento. Il ritorno del 5G con il Mate 60 Pro nel 2023 era stato quasi silenzioso, lasciando che fosse il mercato a scoprire cosa si celava sotto il cofano.
Oggi il tono è cambiato. Presentarsi all’IEEE ISCAS — uno dei simposio più autorevoli nel campo dei circuiti e dei sistemi — per annunciare un’architettura proprietaria di nuova generazione, con tanto di roadmap pubblica verso il 1.4 nm, è un segnale preciso: Huawei non sta più solo sopravvivendo alle restrizioni, sta costruendo attivamente un’alternativa tecnologica propria, e vuole che il mondo lo sappia.
Il 1° giugno dirà molto su dove si trovano oggi i telefoni Huawei. Ma sono i chip di domani a raccontare dove vuole arrivare l’azienda.

