Nel giugno del 2025 Donald Trump Jr. ed Eric Trump salirono sul palco della Trump Tower per annunciare quello che descrivevano come una sorta di atto di patriottismo tecnologico, il T1, lo smartphone di Trump Mobile. Color oro, con la bandiera americana stampata sul retro, costruito interamente negli Stati Uniti, era un’alternativa orgogliosamente americana ad Apple e Samsung, al prezzo competitivo di 499 dollari. Per prenotarlo bastava versare un acconto di 100 dollari.

Ebbene, circa 590.000 persone lo fecero. Peccato che, quasi un anno dopo, nessuna di loro abbia ricevuto il telefono.

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Un lancio emotivo… senza prodotto

La data scelta per l’annuncio, il 16 giugno 2025, coincideva con il decimo anniversario della discesa in campo di Donald Trump nella campagna presidenziale del 2016. Il T1 veniva presentato come uno smartphone Android dorato abbinato a un piano tariffario mensile da circa 47 dollari, con le prime consegne attese già per la fine dell’estate 2025.

La scadenza non venne però rispettata. Anzi, slittò prima a novembre e poi a dicembre. Quindi, al primo trimestre del 2026. A marzo 2026 passò inosservata anche un’ulteriore scadenza legata alla certificazione del dispositivo presso T-Mobile. Ad aprile, il sito ufficiale di Trump Mobile venne aggiornato rimuovendo del tutto la data di uscita, senza che ne venisse indicata una nuova.

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Risposte contraddittorie, addebiti non autorizzati e un servizio clienti fantasma

NBC News, che aveva versato un proprio acconto nell’agosto del 2025 per seguire la vicenda dall’interno, tentò di contattare il servizio clienti di Trump Mobile per cinque volte tra settembre e novembre 2025. Ogni volta ricevette informazioni diverse. A ottobre, un operatore promise la spedizione per il 13 novembre. Il 13 novembre passò senza che accadesse nulla.

A gennaio 2026, invece, un altro addetto dichiarò che il telefono era nelle fasi finali di certificazione e che sarebbe stato spedito entro la fine del primo trimestre. In un’occasione, i rappresentanti dell’azienda attribuirono il ritardo a un presunto blocco federale del governo durato 43 giorni, con una spiegazione che tuttavia gli analisti del settore definirono del tutto irrilevante per un’impresa privata nel campo dell’elettronica di consumo.

Il giornalista investigativo Joseph Cox di 404 Media raccontò poi di aver vissuto già al momento del preordine un’esperienza caotica. La sua carta di credito fu infatti addebitata per un importo errato, nessuno chiese mai un indirizzo di spedizione e l’email di conferma prometteva notifiche di consegna che non arrivarono mai. Cox definì il processo la peggiore esperienza d’acquisto di un prodotto elettronico che avesse mai affrontato. Successivamente documentò anche addebiti ricorrenti non autorizzati sui conti di altri acquirenti.

Costruito in America?

Altro elemento di interesse è il fatto che tutta la campagna marketing del T1 si basasse su un’affermazione sicuramente forte. Lo smartphone sarebbe di fatto stato fabbricato interamente negli Stati Uniti. Nel giro di pochi giorni dal lancio, quella dicitura sparì però dal sito e dal Made in USA si passò prima a un più generico design di ispirazione americana, per poi approdare a un più specifico realizzato negli USA.

A febbraio 2026, gli stessi dirigenti di Trump Mobile ammisero però ai giornalisti che la produzione del dispositivo non sarebbe avvenuta sul territorio americano. Solo il montaggio finale di una manciata di componenti era previsto a Miami, mentre la produzione vera e propria si sarebbe svolta all’estero. Nel frattempo, sotto lo stesso ombrello di branding americano, Trump Mobile aveva iniziato a vendere iPhone ricondizionati prodotti in Cina e dispositivi Samsung, azienda sudcoreana.

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I nuovi termini di servizio sollevano nuovi dubbi

Il segnale più esplicito che i 590.000 acquirenti non vedranno né il telefono né i loro soldi arrivò ad aprile 2026, con una revisione dei termini di servizio pubblicata il 6 di quel mese. Il documento aggiornato stabilisce che il versamento dell’acconto non costituisce un acquisto completato e non crea alcun contratto legalmente vincolante. Il pagamento viene descritto come un’opportunità condizionata di acquistare il dispositivo, qualora Trump Mobile decidesse di metterlo in vendita, con l’azienda che si riserva piena discrezionalità sulla produzione.

I termini precisano che gli acconti non maturano interessi, non sono trasferibili e non hanno valore monetario autonomo. Se Trump Mobile dovesse cancellare il progetto, si impegna a rimborsare l’importo originale versato. Tuttavia, l’azienda esclude ogni responsabilità per ritardi causati da carenze di componenti o problemi con le autorità regolatorie, e gli acquirenti rinunciano a qualsiasi pretesa che vada oltre la restituzione dell’acconto.

A gennaio 2026, la senatrice Elizabeth Warren e altri dieci parlamentari democratici inviarono una lettera formale alla Federal Trade Commission chiedendo un’indagine su pratiche di pubblicità ingannevole e sulla mancata consegna di prodotti a fronte di depositi versati. La lettera chiedeva anche di verificare se la Casa Bianca avesse avuto contatti con l’agenzia in merito a questa iniziativa commerciale. Ad oggi la FTC non ha confermato pubblicamente l’apertura di un’indagine formale. Trump Mobile non ha risposto alle richieste di commento della stampa. L’ufficio del governatore della California Gavin Newsom si è invece espresso pubblicamente, definendo il progetto T1 qualcosa che “sembra una frode”.

Insomma, almeno per ora il sogno di uno smartphone patriottico e dorato si è rivelato vano. In attesa di novità, tutto ciò che si è ricevuto è un’email di conferma e un addebito di 100 dollari.