Negli anni i lanci dei nuovi prodotti si sono fatti sempre più sofisticati e raffinati. Appare infatti evidente che quando si presenta, ad esempio, un nuovo smartphone, lo si fa in modo sempre più evocativo. L’ultima azienda a operare in tal senso è stata Dreame, azienda che ha scelto la Silicon Valley come cornice per il debutto della sua nuova linea di smartphone Aurora, promettendo nientemeno che una rivoluzione della percezione. Ma in che senso?

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Tre modelli, promesse infinite

La gamma Aurora si articola su tre pilastri: l’Aurora Nex, definito il top di gamma modulare per l’imaging, l’Aurora Lux, posizionato come linea di lusso di fascia altissima, e un terzo modello di punta che, al momento del lancio, non aveva ancora nemmeno un nome. Dreame descrive la linea come portatrice di tre innovazioni fondamentali nei campi dell’imaging, della comunicazione e del sistema operativo, quest’ultimo definito come nativamente AI. Il debutto, si legge nel comunicato ufficiale, segna l’ingresso formale del brand nel panorama globale dell’innovazione terminale intelligente di nuova generazione.

Ora, a leggere i materiali di presentazione di Aurora ci si potrebbe quasi perdere nelle frasi a effetto. Troviamo infatti un richiamo a un sistema supersensoriale impercettibile, onnipresente, intimo e autenticamente centrato sull’uomo, e un altro a una innovazione tecnologica omnidominio.

Peccato che, tolta questa patina, resta ben poco di concreto: nessuna specifica tecnica rilevante, nessun confronto con la concorrenza, nessun dato misurabile.

Il lusso e le sue contraddizioni

Forse un discorso a parte è attribuibile all’Aurora Lux, che Dreame descrive come un oggetto di lusso artigianale, realizzato con materiali rari e pregiati, pensato per diventare quasi un pezzo da tramandare alle generazioni future. Peccato che, anche in questo caso, sia difficile pensare uno smartphone come a un pezzo da tramandare alle generazioni future, considerata l’obsolescenza di pochi anni di questi prodotti.

L’Aurora Nex punta invece sulla versatilità: ha infatti un design modulare che promette – si legge ancora nel materiale di presentazione – di sbloccare capacità professionali in ogni scenario. La modularità negli smartphone è un concetto che il mercato ha già tentato di abbracciare in passato, con risultati alterni (chi si ricorda di Project Ara di Google, Fairphone, LG G5?).

Il comunicato si chiude poi con un invito esplicito: Dreame Aurora continuerà ad espandere i confini della percezione umana, trasformando i dispositivi intelligenti in partner proattivi nell’era della rivoluzione percettiva. Per il momento, non ci resta che attendere qualche dato più concreto.