Via libera alla tassa per la copia privata sul cloud, con l’Italia a fare da pioniera: il ministro Alessandro Giuli ha firmato il decreto che va ad aggiornare (leggasi, aumentare) le tariffe riguardanti l’equo compenso per le opere audio e video tutelate dal diritto d’autore. La questione era stata sollevata non senza polemiche la scorsa estate, ma nonostante le proteste non ci sono a quanto pare stati passi indietro: vediamo cosa cambia e per quale motivo non parliamo probabilmente di un primato di cui vantarsi.
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Approvato il decreto per gli aumenti dei compensi per copia privata: c’è anche il cloud
Sapete cos’è la Copia Privata? Parliamo del compenso che viene applicato sui supporti vergini, sui dispositivi di registrazione e sulle memorie digitali che permettono di effettuare copie ad uso privato di opere protette dal diritto d’autore. Consiste in un importo forfettario studiato per compensare gli autori e la filiera dell’industria culturale della (eventuale) riduzione dei proventi dovuta alle copie private. Parliamo di un qualcosa nato negli anni ’80, sostanzialmente quando risultava prassi comune duplicare magari una cassetta per darla a un amico, ma che con l’arrivo dello streaming potrebbe quasi essere definito obsoleto.
In pratica, acquistando un dispositivo come uno smartphone (ma anche un tablet, un PC e non solo), andiamo a pagare anche questo importo, che va a compensare l’eventuale utilizzo della memoria interna per salvare copie di brani musicali o video che abbiamo acquistato legalmente. La sua applicazione si traduce in un prelievo automatico sul prezzo di vendita dei vari dispositivi, che viene incassato dalla SIAE e ridistribuito ai soggetti aventi diritto.
Le tariffe aggiornate prevedono aumenti su tutta la linea: abbiamo infatti una rivalutazione sulla base dell’indice Istat per Famiglie, Operai e Impiegati (Foi), con aumenti tra il 15% e il 40% a seconda del dispositivo e della memoria. I rincari sono i medesimi anticipati nella bozza della scorsa estate (e pubblicati da DDay). Per la prima volta troviamo pure i dispositivi ricondizionati, con gli stessi compensi previsti per il nuovo. Uno stesso dispositivo “paga” due (o anche più) volte la tassa. Oltre a tutto questo, troviamo il debutto del cloud: un vero unicum a livello mondiale, che sta mettendo sul piede di guerra le principali associazione dell’Ict (tecnologie dell’informazione e delle comunicazione) e non solo.
- Smartphone:
- fino a 8 GB: da 2,9 a 3,39 euro (+16,9%)
- da 8 a 16 GB: da 3,9 a 4,56 euro (+16,9%)
- da 16 a 32 GB: da 4,8 a 5,61 euro (+16,9%)
- da 32 a 64 GB: da 5,3 a 6,07 euro (+14,5%)
- da 64 a 128 GB: da 6,2 a 7,36 euro (+18,7%)
- da 128 a 256 GB: da 6,9 a 8,06 euro (+16,8%)
- da 256 GB a 512 GB: da 6,9 a 8,64 euro (+25,2%)
- da 512 GB a 1 TB: da 6,9 a 9,11 euro (+32%)
- da 1 TB a 2 TB: da 6,9 a 9,46 euro (+37,1%)
- oltre i 2 TB: da 6,9 a 9,69 euro (+40,4%)
- PC: da 5,2 a 6,07 euro (+16,7%)
- Smartwatch e wearable con riproduzione audio:
- fino a 4 GB: da 2,2 a 2,57 euro (+16,8%)
- da 4 a 8 GB: da 3,2 a 3,74 euro (+16,9%)
- da 8 a 16 GB: da 4,1 a 4,79 euro (+16,8%)
- da 16 a 32 GB: da 4,9 a 5,72 euro (+16,7%)
- oltre 32 GB: da 5,6 a 6,54 euro (+16,8%)
- Cloud:
- da 1 a 500 GB: da 0 a 0,0003 euro per GB al mese
- oltre 500 GB: da 0 a 0,0002 euro per GB al mese (massimo 2,4 euro)
- CD registrabile: da 0,05 a 0,06 euro per 700 MB (+20%)
- DVD registrabile: da 0,1 a 0,12 euro per 4,7 GB (+20%)
- Blu-Ray registrabile: da 0,1 a 0,12 euro per 25 GB (+20%)
- Registratori e masterizzatori: 5% del prezzo (immutata)
- Apparecchi polifunzionali con registrazione: 5% del prezzo di un prodotto equivalente
- TV e decoder con funzione PVR: da 4 a 4,67 euro (+16,8%)
- Schede di memoria:
- da 1 a 8 GB: da 0,09 a 0,11 euro a GB (+22,2%)
- da 8 a 32 GB: da 0,08 a 0,09 euro a GB (+12,5%)
- oltre 32 GB: da 0,08 a 0,08 euro a GB (+16,9%), massimo 5,26 euro (invece di 4,5 euro)
- Chiavette USB:
- da 1 a 8 GB: da 0,1 a 0,12 euro a GB (+20%)
- da 8 a 32 GB: da 0,09 a 0,11 euro a GB (+22,2%)
- oltre 32 GB: da 0,08 a 0,09 euro a GB (+16,8%), massimo 8,76 euro (invece di 7,5 euro)
- Hard disk e SSD:
- da 160 a 500 GB: da 0,01 a 0,011 euro a GB (+10%)
- da 500 GB a 2 TB: da 0,009 a 0,01 euro a GB (+11,1%)
- oltre 2 TB: da 0,008 a 0,009 euro a GB (+16,8%), massimo 21,02 euro (invece di 18 euro)
- Apparecchi AV portatili con memoria da 1 a oltre 400 GB: aumenti tra il 12,9 e il 16,9%
- Lettori MP3 o simili da 1 a oltre 20 GB: aumenti tra il 16,8 e il 16,9%
- Hard disk esterni AV: aumenti tra il 16,8 e il 16,9%
- Hard disk integrati in decoder/TV: aumenti del 16,8%
- Altri dispositivi digitali: aumenti tra i 16,6% e il 17,2%
Con il cloud si rischia di fatto di pagare la tassa due volte, dato che per utilizzarlo serve necessariamente un dispositivo per il quale è già stata pagata: una tassa sull’hardware e una sullo spazio virtuale, quindi. Inoltre, contrariamente al resto dei prodotti qui sopra elencati, con il cloud parliamo di un servizio fornito in abbonamento: ne consegue che il compenso non sarà una tantum, ma costituirà un prelievo mensile ricorrente.
Parliamo di 0,0003 euro per GB al mese fino ai 500 GB e di 0,0002 euro per GB al mese oltre questa soglia, con un tetto massimo per utente fissato a 2,4 euro. In pratica, con un abbonamento Google One Basic da 100 GB si pagano 0,03 euro in più al mese, mentre con un abbonamento da 1 TB arriviamo a circa 0,15 euro al mese. Le cifre sono di per sé irrisorie, ma creano un precedente pericoloso, con possibilità di ulteriori aumenti per i prossimi anni. Questa novità, inoltre, varrà anche per i piani gratuiti, che attualmente arrivano a 15 GB (ben oltre la soglia di 1 GB per l’esenzione) per quanto riguarda Google.
Google stessa ha espresso forti perplessità: “Sembrava una proposta senza alcuna base, invece l’hanno approvata davvero: ieri sera il Ministero della Cultura ha deciso che i cittadini italiani dovranno pagare la cosiddetta “copia privata” anche sullo spazio Cloud. Anche quando quello spazio è gratuito. E persino quando quello spazio non è utilizzato. Solo perché esiste, e quindi potrebbe in teoria essere usato per caricarci una canzone piratata“, ha dichiarato su LinkedIn Diego Ciulli, head of Government affairs and Public policy di Google Italia. “È una decisione contro tutte le evidenze, che mostrano che le persone sul Cloud caricano le proprie foto, i propri documenti, non i contenuti protetti da diritto d’autore; che negli ultimi anni la fruizione di contenuti legali in streaming è cresciuta costantemente; e, soprattutto, che la copia privata viene già pagata quando si acquista un telefono o un computer – e non è possibile accedere al cloud senza un dispositivo. L’Italia è il primo paese al mondo a fare questa scelta, ed è davvero triste avere questo primato“.
Sconcertate anche AIIP (Associazione Italiana Internet Provider) e Assintel (Associazione nazionale delle imprese Ict di Confcommercio), che valutano il ricorso: “AIIP e Assintel esprimono sconcerto per la diffusione della versione definitiva del decreto sulla determinazione del compenso per copia privata, che conferma senza modifiche sostanziali le anticipazioni circolate nell’estate 2025“, si legge nella nota diffusa in queste ore. “Colpire indiscriminatamente lo storage cloud significa introdurre un onere parafiscale su un’infrastruttura abilitante per competitività e innovazione“, ha commentato Paola Generali, Presidente Assintel. “È una misura incoerente con le politiche di digitalizzazione e con la Strategia Cloud, e rischia di aggravare i costi per imprese e professionisti. Per questo Assintel, con AIIP, sta valutando un ricorso, per tutelare le medie e piccole imprese italiane“.
