Entrata in vigore da poco più di un mese, la tassa da 2 euro per i pacchi di valore inferiore a 150 euro provenienti da Paesi extra UE potrebbe presto diventare un provvedimento già superato. Non solo perché l’Unione Europea ha confermato un nuovo dazio comunitario a partire dalla prossima estate, ma anche perché la soluzione Made in Italy è già andata incontro a diverse scappatoie da parte degli e-commerce.

Secondo una circolare dell’associazione Assonime, le società con sede al di fuori dell’Unione Europea starebbero già trovando il modo di aggirare il contributo da 2 euro deciso dal governo italiano. Molti operatori ed e-commerce fanno in modo di spedire le merci in altri aeroporti europei, dove il dazio non è presente, per poi introdurle in Italia tramite trasporti intra-UE, come camion o corrieri.

Questo comportamento non è dettato da motivi economici o organizzativi, ma è un effetto diretto della nuova legge italiana che, in un modo o nell’altro, si cerca di evitare. Il risultato, spiega l’associazione, è uno spostamento artificiale dei flussi commerciali, che rischia di distorcere la concorrenza tra operatori e gli Stati membri.

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Il dazio italiano deve essere modificato o abrogato

Questa pratica messa a punto dalle società extra UE ha già provocato dei disagi. Lo scorso mese, per esempio, i pacchi di piccolo valore provenienti da Paesi al di fuori dell’Unione e destinati all’Italia sono calati del 36% rispetto allo stesso periodo del 2025. Secondo i dati dell’Agenzia delle Dogane, questo calo va di pari passo con un aumento dei trasporti intraeuropei, con conseguenze anche ambientali: più spostamenti su gomma significano più emissioni, in contrasto con gli obiettivi di sostenibilità voluti dall’Europa.

Sul piano giuridico, invece, il contributo di 2 euro imposto dal governo italiano rischia di entrare in conflitto con il Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea, poiché si comporta di fatto come un dazio doganale nazionale non armonizzato. Per questo motivo si andrebbe incontro ad effetti economici che la normativa UE aveva cercato di evitare, introducendo regole comuni per semplificare gli scambi di basso valore.

L’Europa ha da pochi giorni ufficializzato l’entrata in vigore, a partire dal 1° luglio 2026, di un dazio europeo comunitario da 3 euro che rischia di andare in conflitto con il contributo italiano, portando ad una duplicazione dei prelievi che, come sempre in questi casi, ricadrebbero sicuramente nelle mani dei consumatori.

Il nuovo dazio comunitario europeo prevede che i diversi Stati membri possano applicare una commissione aggiuntiva, ma solo per servizi specifici e non in maniera generale. Per questo motivo, secondo Assonime, l’attuale contributo italiano dovrebbe essere abrogato o modificato per evitare sovrapposizioni.

Anche se ufficialmente attivo dallo scorso 1° gennaio, il dazio italiano di 2 euro non è ancora entrato pienamente a regime. In attesa di una decisione definitiva, infatti, il Governo starebbe valutando un rinvio dell’effettiva messa in pratica, in attesa di ridefinire la norma in modo coerente con il nuovo decreto europeo.