Le bollette telefoniche italiane sono destinate a subire una stangata e a salire nel corso del 2026. Questo è quanto affermato dal Codacons, secondo cui le famiglie italiane pagheranno tra i 12 e i 60 euro in più all’anno per ogni utenza, sia fissa che mobile, a causa dei ritocchi applicati dai principali operatori a partire da gennaio.
Gli aumenti variano da un minimo di 1 euro al mese fino a un massimo di 5 euro al mese, a seconda dell’offerta sottoscritta. Una stangata che si inserisce in un quadro più ampio di rincari che riguardano diverse voci di spesa, dai pedaggi autostradali ai pacchi postali, passando per le sigarette e l’RC Auto.
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Nuova stangata in arrivo, perché le tariffe aumentano
Dietro i rincari ci sono diversi fattori. Il primo è l’adeguamento all’inflazione, che nel 2025 ha raggiunto l’1,5% secondo i dati preliminari Istat, in crescita rispetto all’1% del 2024.
C’è poi la fine della cosiddetta “guerra dei prezzi” che negli ultimi anni aveva spinto verso il basso le tariffe telefoniche, con gli operatori impegnati in una competizione aggressiva per conquistare nuovi clienti. Quella fase, conferma il Codacons, sembra ormai conclusa.
A questi elementi si aggiunge la necessità di investimenti in nuove tecnologie, con le compagnie telefoniche chiamate a sviluppare e mantenere infrastrutture sempre più avanzate, dal 5G alle reti in fibra ottica. Tutti costi che, inevitabilmente, purtroppo vengono scaricati sui consumatori finali.
Cosa possono fare i consumatori
Il Codacons ricorda che in caso di modifiche unilaterali delle condizioni tariffarie, i consumatori hanno il diritto di recedere gratuitamente dai contratti sottoscritti, senza alcuna penale né costi di disattivazione dei servizi, e possono passare a un altro operatore.
Per esercitare il diritto di recesso ci sono diverse opzioni: è possibile inviare una raccomandata al proprio gestore o una comunicazione via PEC, contattare il servizio clienti dell’operatore, oppure utilizzare gli appositi form pubblicati sui siti internet delle società telefoniche.
“Quando si verifica una modifica unilaterale dei contratti che introduce un incremento delle tariffe è importante verificare se l’offerta sottoscritta faccia ancora al caso nostro, o se sia meglio approfittare delle proposte commerciali di altri gestori“, spiega Federico Bevilacqua, presidente di Assium, l’associazione italiana degli Utility Manager.
“Una operazione non certo semplice, considerato che il mercato della telefonia appare sempre più come una giungla dove per il consumatore non è facile districarsi tra offerte, promozioni e condizioni contrattuali molto differenti“, aggiunge Bevilacqua.
Gli altri rincari del 2026
Le tariffe telefoniche non sono l’unica voce di spesa in aumento nel 2026. I consumatori italiani dovranno fare i conti con diversi altri rincari entrati in vigore a inizio anno.
I pedaggi autostradali sono aumentati dell’1,5% a seguito dell’adeguamento tariffario deciso dopo la sentenza della Consulta. Le accise sul gasolio sono salite, mentre la Manovra del governo ha introdotto nuove voci di costo: 2 euro per i pacchi postali sotto i 150 euro provenienti da fuori Ue, fino a 15 centesimi in più a pacchetto per le sigarette, e un incremento dell’aliquota sulle polizze infortunio conducente collegate all’RC Auto.
Tutti aumenti che si innestano su un’inflazione tornata a crescere, con un’accelerazione a dicembre 2025 (+1,2% su base annua e +0,2% sul mese) dopo la frenata dell’autunno.
L’impatto complessivo sulle famiglie
Secondo una stima dell’Osservatorio Nazionale Federconsumatori, i rincari in arrivo nel 2026 raggiungeranno complessivamente 672,60 euro annui a famiglia. “Una cifra notevole, nonostante le riduzioni previste nel settore dell’energia“, commenta l’associazione.
Assium rileva che, considerato che la spesa delle famiglie italiane per i servizi telefonici di linea fissa e mobile si attesta a 22,6 miliardi di euro annui, i rincari avranno “un impatto enorme” sulla spesa collettiva, anche se si tratta di incrementi di “piccolo importo” per la singola utenza.
In un contesto economico già complicato, la somma di tanti piccoli aumenti rischia di pesare in modo significativo sui bilanci familiari, soprattutto per chi ha più utenze attive o non ha la possibilità di monitorare costantemente le offerte del mercato.

