Con un’e-mail inviata a tutti i propri clienti, Register.it ha informato che dal 1° settembre 2025 il rinnovo del servizio SPID diventerà a pagamento. Una scelta che segue quelle di Aruba e InfoCert e che, oltre a generare malcontento nelle associazioni di tutela degli utenti, sta contribuendo a favorire il passaggio alla Carta d’Identità Elettronica (CIE).

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Il 25% dei provider di SPID è a pagamento

Register.it ha motivato la decisione di far pagare il rinnovo dello SPID (fissando il prezzo a 9,90€ + IVA) spiegando la necessità di garantire la continuità del servizio e la sua sostenibilità economica. Le motivazioni fornite richiamano l’esigenza di mantenere standard di sicurezza elevati, aggiornamenti tecnologici costanti e un’infrastruttura affidabile.

Fino alla data di scadenza delle credenziali, gli utenti potranno continuare a utilizzare il proprio SPID gratuitamente. Alla scadenza, in assenza di rinnovo, l’identità digitale verrà automaticamente revocata senza che l’utente debba effettuare alcuna operazione. Per chi non intende accettare le nuove condizioni, è possibile recedere dal contratto entro 30 giorni dalla ricezione della comunicazione, seguendo la procedura disponibile nell’area dedicata sul portale Selfcare SPID. In alternativa, si può semplicemente attendere la naturale scadenza delle credenziali, che verranno disattivate in modo definitivo. Nel frattempo si può decidere di scegliere un altro provider o passare direttamente alla Carta d’Identità Elettronica, che nei prossimi anni sostituirà lo SPID.

La notizia dell’introduzione del pagamento per il rinnovo del servizio SPID da parte di Register.it ha riacceso le polemiche. Assoutenti, per esempio, ha criticato apertamente la trasformazione dello SPID in un servizio a pagamento. L’associazione ha chiesto di accelerare il passaggio alla Carta di Identità Elettronica, già utilizzabile per accedere ai servizi pubblici. Il presidente Gabriele Melluso ha sottolineato come l’identità digitale sia ormai diventata uno strumento indispensabile (è utilizzata da più di 33 milioni di persone) e come il rischio concreto sia quello di trasformarla in un servizio commerciale, con conseguenze sul piano dell’equità e dell’inclusione digitale.

Inoltre, Register.it ha stabilito una tariffa (9,90€ + IVA) che è quasi il doppio rispetto a quella (4,90€ + IVA) di Aruba e InfoCert. Attualmente, su 12 provider per lo SPID, 9 offrono ancora il servizio gratuitamente, ma c’è una tendenza che inizia a spaventare gli utenti. Da parte loro, i provider denunciano l’assenza di un modello di finanziamento stabile e sottolineano le difficoltà dovute al mancato arrivo dei fondi promessi dal governo per coprire i costi operativi.

Come spesso accade in questi casi, chi ci rimette è l’utente finale costretto a modificare provider (con tutti i fastidi del caso) o a riabituarsi a un nuovo metodo di autenticazione. Non è un caso, infatti, che le attivazioni della Carta di Identità Elettronica tramite l’app CieID siano aumentate, passando da 5,5 a 7,3 milioni in un solo anno.