Quanto vi riportiamo oggi farà accapponare la pelle a tutti gli utenti che odiano con tutto il cuore il bloatware, ovvero quella pratica a cui sono dediti alcuni produttori di smartphone che consiste nell’installare inutili applicazioni sui propri dispositivi; solitamente si tratta di app proprietarie o di dubbia utilità, ma Xiaomi questa volta si è superata, trasformando anche i browser in bloatware.
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Motorola edge 60, 8/256 GB
50+50+10MP, 6.67'' pOLED 120Hz, Batteria 5200mAh, ricarica 68W, Android 15
Un browser sullo smartphone serve, due possono fare comodo, ma tre servono davvero?
Il browser è una di quelle applicazioni quasi indispensabili su uno smartphone, è difficile pensare di utilizzare tali dispositivi senza questo applicativo, il che è anche uno dei motivi per cui Google Chrome è preinstallato su tutti gli smartphone Android, a prescindere dal marchio.
Ogni brand è poi comunque libero di offrire la propria versione del browser, abbiamo diversi esempi come Samsung e Xiaomi tanto per citarne alcuni; proprio il colosso cinese però sembra essersi fatto prendere un po’ la mano.
Stando a quanto condiviso su Twitter infatti, sembra che in diverse versioni della MIUI sia preinstallato Opera Browser che, per quanto possa essere considerata una valida alternativa, in questo caso va ad affiancarsi a Chrome e a Mi Browser, diventando la terza applicazione per navigare in internet già installata su questi smartphone.
Nello specifico sembra che Opera sia preinstallato sulle ROM indiane e su alcune ROM globali (anche se non in tutte), in queste tuttavia è possibile disinstallare il terzo browser in questione, mentre sulle versioni indiane non è possibile portare a compimento questa operazione.
Cosa può aver spinto Xiaomi a prendere questa decisione? Un browser è assolutamente necessario su uno smartphone, due possono fare comodo perché magari consentono all’utente di fare cose diverse (per esempio utilizzare gli adblocker), ma tre sembrano un’esagerazione; il tutto è con molta probabilità riconducibile a qualche accordo commerciale in atto tra l’azienda cinese e la software house responsabile dello sviluppo di Opera. Peccato che a farne le spese siano gli utenti che, per l’ennesima volta, si ritrovano applicazioni non richieste sugli smartphone acquistati, magari senza nemmeno la possibilità di eliminarle.
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