In occasione del Google I/O 2025, Google ha presentato una miriade di novità legate a Gemini con l’obiettivo di rendere l’assistente più personale, proattivo e utile. Negli ultimi mesi, è proseguito lo sviluppo di modelli, funzioni, strumenti, e il tutto sfocia oggi nell’arrivo della funzionalità Personal Intelligence.
Disponibile a partire da oggi in beta (ma non per tutti), questa funzionalità consente a Gemini di utilizzare i dati che Google già possiede su di noi dalle varie app della suite Workspace, da Google Foto, da YouTube e dai servizi di Ricerca per rendere l’esperienza utente più personalizzata e potente.
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La “Personal Intelligence” arriva su Gemini
Come anticipato in apertura, Google ha annunciato l’arrivo di Personal Intelligence su Gemini, funzione che punta a trasformare l’assistente basato sull’intelligenza artificiale in un vero e proprio assistente personale “!informato” della vita dell’utente.
I migliori assistenti non si limitano a conoscere il mondo: conoscono voi e vi aiutano a viverlo al meglio. Oggi rispondiamo a una delle vostre richieste più frequenti: da questo momento è possibile personalizzare Gemini e connettere le vostre app Google con un semplice tocco. Il lancio della versione Beta negli Stati Uniti segna un passo fondamentale nel nostro percorso per rendere Gemini sempre più personale, proattivo e potente.
Le potenzialità di “Personal Intelligence”
Personal Intelligence fa sì che Gemini possa “collegare” (in modo sicuro) i puntini tra le varie informazioni “personali” dell’utente presenti nelle varie app targate Google. Tra queste abbiamo:
- App della suite Workspace (come Gmail, Google Calendar, Google Drive)
- Google Foto
- La cronologia delle visualizzazioni di YouTube
- I servizi di ricerca (come Ricerca Google, Google Shopping, Google News, Google Maps, Google Voli e Google Hotel)
L’assistente non sarà semplicemente in grado di ragionare su fonti complesse ma potrà “fornire risposte personalizzate in maniera univoca”, andando molto oltre rispetto alla semplice possibilità di fare riferimento alle chat passate. Gemini potrà recuperare dettagli specifici, come una e-mail o una foto, per rispondere alla domanda; potrà persino combinare queste possibilità, analizzando testo, immagini e video per offrire la risposta più corretta possibile.
Un esempio pratico
Da quando ho collegato le mie app tramite Personal Intelligence, la mia vita quotidiana è diventata più semplice. Ad esempio, due settimane fa dovevo cambiare le gomme del mio minivan Honda del 2019. Mentre ero in coda in officina, mi sono reso conto di non ricordare la misura esatta. Allora ho chiesto a Gemini. Oggi qualsiasi chatbot può recuperare le specifiche tecniche, ma Gemini è andato oltre: mi ha suggerito due opzioni, una per la guida quotidiana e una per tutte le stagioni, basandosi sui nostri viaggi di famiglia in Oklahoma trovati su Google Foto. Ha poi organizzato con cura recensioni e prezzi per ogni soluzione. Proprio quando è arrivato il mio turno al bancone, mi serviva sapere la targa. Invece di cercarla freneticamente o perdere il posto in fila per tornare al parcheggio, l’ho chiesta a Gemini. In un attimo, ha recuperato il numero di targa da una vecchia immagine nell’app Foto e ha persino identificato l’allestimento specifico del minivan tramite Gmail. In un attimo, problema risolto.
Una funzione progettata per rispettare la privacy
Google sottolinea di aver progettato Personal Intelligence seguendo un approccio privacy-by-design, dove il collegamento con le applicazioni è disattivato per impostazione predefinita: sarà l’utente a decidere quali app connettere e quando, eventualmente, connetterle (o disconnetterle, interrmopendo il servizio).
Un elemento caratterizzante di questo approccio è che i dati rimangono per tutta la filiera all’interno dell’infrastruttura di Google, evitando il trasferimento di informazioni sensibili verso soggetti esterni.
Il colosso di Mountain View fa inoltre sapere che Gemini non viene addestrato direttamente sui contenuti privati dell’utente ma che le informazioni dell’utente vengono consultate esclusivamente per generare la risposta personalizzata. L’addestramento, invece, avviene su un numero limitato di prompt e risposte preventivamente filtrate (vengono offuscati i dati personali).
In questo modo, l’utente mantiene il controllo totale sulla propria esperienza d’uso: continuerà ad essere possibile verificare le fonti usate dall’IA, correggere le informazioni in tempo reale o optare per le chat temporanee di Gemini (prive di memoria, contesto e personalizzazione per natura).
Google ha inoltre previsto specifici sistemi di protezione per i temi sensibili, ad esempio per i dati sanitari. Gemini evita di fare supposizioni “proattive” su queste informazioni, limitandosi a discuterne solo se esplicitamente richiesto dall’utente.
Come ottenere l’accesso alla Personal Intelligence di Gemini
A partire da oggi, gli abbonati a Google AI Pro e Google AI Ultra con account personali (non account Workspace) negli Stati Uniti avranno la possibilità di abilitare Personal Intelligence, con un rollout graduale che raggiungerà sempre più utenti nelle prossime settimane.
L’app di Gemini dovrebbe chiedere agli utenti di attivare la funzionalità tramite il processo mostrato dal seguente video. Se ciò non accadesse, la nuova funzionalità sarà comunque attivabile tramite la nuova impostazione dedicata.
Noi dovremo attendere
Solo Stati Uniti, almeno per il momento, e ciò non sorprende, visto l’approccio che Google ha avuto finora su tutte le funzionalità legate all’intelligenza artificiale: d’altronde, sul mercato di casa, il colosso di Mountain View gode di maggiore spazio di manovra.
In futuro, la funzione verrà messa a disposizione anche sui piani Google AI Plus e sulla versione gratuita di Gemini e raggiungerà altri Paesi. Vedremo quanto tempo ci vorrà prima dell’arrivo di questa funzionalità dalle nostre parti.
Per maggiori informazioni su Personal Intelligence di Gemini, vi invitiamo a consultare il blogpost pubblicato da Google e il documento di approfondimento sulla metodologia, i limiti attuali e il lavoro del colosso di Mountain View per superarli.

