Con il Mobile World Congress 2026 la nuova famiglia di Xiaomi ha fatto il suo debutto globlale: il compatto Xiaomi 17 e il cameraphone Xiaomi 17 Ultra sono riusciti a catalizzare le attenzioni degli appassionati. Ci sono però altri due componenti del gruppo di fascia alta che purtroppo non arriveranno in Italia e che sono altrettanto interessanti, anzi, in particolare lo Xiaomi 17 Pro è addirittura forse il prodotto più curioso e potenzialmente valido tra tutti. Il motivo è semplice: è un vero top compatto, con un comparto foto e qualche chicca in più rispetto al 17 base che arriva da noi. Trovare smartphone di fascia alta con dimensioni contenute è raro, e questo modello si inserisce in quella nicchia con una scheda tecnica di tutto rispetto, un display posteriore che non è solo una trovata estetica e una batteria al silicio-carbonio da 6300 mAh, una sorta di iPhone 17 Pro “fixato”, questo è il modo simpatico con cui lui e il fratellone 17 Pro Max sono diventati famosi online.

Peccato che non sia previsto l’arrivo ufficiale in Italia. Abbiamo comunque voluto portarvi questo approfondimento per raccontarvi cosa sta succedendo nel mercato cinese e come Xiaomi stia spingendo sull’innovazione, anche se con qualche ombra che è giusto sottolineare.

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Contenuto della confezione

Trattandosi di un prodotto acquistabile esclusivamente tramite importazione dalla Cina, la confezione segue gli standard del mercato asiatico. All’interno troviamo lo smartphone, il caricatore da 100W con spinotto cinese (servirà un adattatore), il cavo USB-C e una cover protettiva in silicone. Non manca la documentazione in cinese, mentre è assente il jack adapter per le cuffie, ormai prassi consolidata anche in casa Xiaomi.

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Design e materiali: sembra un iPhone 17 Pro, fin troppo

Parliamo dell’elefante nella stanza: Xiaomi 17 Pro è dannatamente simile a iPhone 17 Pro. Le dimensioni sono pressoché identiche, parliamo di 151.1 x 71.8 x 8 mm contro i 150.5 x 71.8 x 8.1 mm del rivale di Cupertino. Il peso di 192 grammi è addirittura leggermente inferiore. Non sono solo le proporzioni generali, ma proprio i dettagli a risultare sovrapponibili, e questo ci lascia un po’ perplessi: Xiaomi sa fare le cose molto bene, spesso anche meglio di Apple, perché non distanziarsi un po’ di più?

Al netto di questa considerazione, da usare è favoloso. Le dimensioni sono quelle giuste per essere tenuto in mano con comodità, uno smartphone davvero tascabile. Ogni volta che proviamo un telefono più compatto del solito, poi fatichiamo a capire perché il mondo voglia le diagonali sempre più grandi. Qui abbiamo comunque 6,3 pollici, si vede benissimo tutto, e il vantaggio in tasca e in mano rispetto ai soliti padelloni è enorme.

La costruzione è di altissimo livello: fronte protetto dal Dragon Crystal Glass proprietario di Xiaomi, frame in alluminio e certificazione IP68 che garantisce resistenza a polvere e immersione fino a 4 metri per 30 minuti. La qualità percepita è premium sotto ogni punto di vista.

Display principale e display posteriore

Il pannello principale è un LTPO AMOLED da 6,3 pollici con risoluzione 1220 x 2656 pixel, refresh rate variabile fino a 120Hz, PWM dimming a 2160Hz e luminosità di picco che raggiunge i 3500 nit. Supporta HDR10+, Dolby Vision e HDR Vivid. Non si tratta della nuova tecnologia S-Stripe vista sul 17 Pro Max, bensì di un classico Pentile che comunque offre una qualità eccellente.

La vera particolarità è lo schermo posteriore da 2,7 pollici, anch’esso LTPO AMOLED con 120Hz e stesse certificazioni HDR del pannello frontale. A cosa serve? La funzione più utile è sicuramente quella di potersi vedere mentre si scatta una foto con le fotocamere posteriori, sfruttando così sensori di qualità superiore per i selfie. Per il resto funziona come always-on display con visualizzazione dell’ora e possibilità di personalizzare quadranti, anche creandone con l’intelligenza artificiale. Si possono bloccare informazioni come biglietti o messaggi, ma queste funzionalità richiedono l’assistente AI in cinese.

È una cosa utile o solo una “iccheria”? Secondo noi è più la seconda, qualcosa di assolutamente non fondamentale. L’abbiamo utilizzato per fare foto e video, sfruttando il vantaggio delle fotocamere posteriori, ma per il resto se ne fa tranquillamente a meno. Esteticamente però dà un senso a questa isola e ci piace molto.

Il comparto audio è stereo con supporto Dolby Atmos, Hi-Res Audio a 24-bit/192kHz e Snapdragon Sound. Manca il jack da 3,5mm.

Hardware e prestazioni: potenza da vendere

La scheda tecnica è di ottimo livello. Sotto la scocca troviamo lo Snapdragon 8 Elite Gen 5 a 3nm, il più potente SoC Qualcomm attualmente disponibile, affiancato da 12 o 16 GB di RAM LPDDR5X e storage UFS 4.1 fino a 1 TB. Nessun compromesso insomma.

Xiaomi 17 Pro è un telefono molto veloce, snello e rapido nel fare tutto. Il lettore di impronte ultrasonico, integrato sotto il display, funziona in modo eccellente: sblocco istantaneo anche con dita umide o in condizioni di scarsa illuminazione. La vibrazione invece ci ha convinto meno, risulta un po’ superficiale e poco definita nei feedback.

Connettività e sensori

Il pacchetto connettività è completo: 5G con supporto a tutte le bande principali, WiFi 7 dual-band, Bluetooth 5.4 con aptX HD e LHDC 5, NFC per i pagamenti, porta infrarossi per comandare TV e condizionatori, e persino supporto UWB. Il GPS è dual-frequency con supporto a tutti i principali sistemi satellitari incluso Galileo.

Sul fronte sensori troviamo accelerometro, giroscopio, bussola digitale, barometro e sensore di prossimità. La ricezione telefonica è tra le migliori che abbiamo riscontrato su uno Xiaomi, un aspetto tutt’altro che scontato.

Software: HyperOS 3 in salsa cinese

Xiaomi 17 Pro arriva con Android 16 e HyperOS 3, ma non esiste al momento una versione globale. Acquistandolo di importazione si porta a casa la ROM cinese con diverse limitazioni: Android Auto non funziona, tutta la parte di intelligenza artificiale è esclusivamente in cinese, e di base non c’è nemmeno la lingua italiana (solo inglese, con stratagemmi per aggiungere altre lingue).

Xiaomi Wallet non si può utilizzare, però Google Pay funziona senza problemi. I servizi Google sono presenti e pienamente operativi: Play Store, Gmail, Maps, tutto certificato e funzionante. È un telefono che si può utilizzare senza grossi problemi nel quotidiano, accettando qualche rinuncia legata alle funzionalità in cinese e alla lingua.

A livello di connettività e reti non ci sono limitazioni significative per l’utilizzo in Italia, anzi è uno degli Xiaomi che funzionano meglio sotto questo profilo.

Fotocamere: tanto potenziale, elaborazione da rivedere

Il comparto fotografico è uno degli aspetti su cui avevamo più curiosità. Rispetto al 17 Pro Max cambia il teleobiettivo, che ha un sensore più piccolo ma permette una messa a fuoco più ravvicinata, mentre le altre fotocamere sono identiche.

Il sensore principale è un OmniVision Light Fusion da 50 MP con dimensioni 1/1.28″ e tecnologia LOFIC, una delle più avanzate tra i top di gamma attuali. Questa tecnologia permette una gamma dinamica nativa superiore, una sorta di HDR hardware che dovrebbe brillare nelle scene ad alto contrasto e nei video. L’ultra-wide monta un OmniVision M40 da 50 MP con sensore 1/2.76″, mentre il teleobiettivo periscopico arriva a 50 MP con zoom ottico 5x.

La fotocamera frontale da 50 MP è forse il miglior upgrade rispetto alla generazione precedente: selfie dettagliati e naturali anche con poca luce.

Qualità degli scatti

Sulla carta questo telefono potrebbe essere quasi al vertice della categoria, ma in pratica manca qualcosa a livello di elaborazione software. In modalità automatica c’è una carenza di dettaglio sul sensore principale che non ci aspettavamo. Scattando in Pro o in RAW la situazione migliora, ma chi vuole semplicemente puntare e scattare potrebbe rimanere deluso.

Un problema evidente: scattando a 50 megapixel il profilo colore cambia completamente ed è diverso anche il processo di denoising. Quando l’elaborazione è così pesante, i risultati diventano inconsistenti.

L’ultra-wide è sicuramente il punto debole del pacchetto: manca di nitidezza ai bordi, il dettaglio non è all’altezza e la lunghezza focale di 17mm è troppo vicina ai 23mm della principale, limitando la versatilità compositiva.

Il teleobiettivo 5x invece ci è piaciuto: buona qualità anche se la lunghezza focale così spinta lascia scoperte alcune distanze intermedie. Ottimo anche come telemacro.

Video

Le specifiche parlano di 8K a 30fps HDR, 4K fino a 120fps con supporto HDR10+, Dolby Vision a 10 bit e LOG. Purtroppo la tecnologia LOFIC al momento non viene sfruttata nei video, ma dovrebbe arrivare un aggiornamento. La stabilizzazione giroscopica fa il suo lavoro in modo egregio.

Batteria e autonomia: qui Xiaomi insegna

Arriviamo al vero asso nella manica. All’interno c’è una batteria al silicio-carbonio da 6300 mAh, una capacità impressionante per un telefono di queste dimensioni. La tecnologia Si/C permette di aumentare la densità energetica senza aumentare il volume, e i risultati si vedono.

Xiaomi 17 Pro garantisce tranquillamente due giorni di utilizzo reale, un risultato che i concorrenti diretti come Pixel 10 Pro o Galaxy S25 possono solo sognare. È proprio su un telefono compatto che questa differenza diventa abissale nella vita di tutti i giorni.

La ricarica cablata arriva a 100W, con una carica completa in poco più di mezz’ora. Presente anche la ricarica wireless a 50W e la reverse wireless a 22.5W per ricaricare accessori e altri dispositivi. L’alimentatore è incluso in confezione.

Conclusioni: peccato non arrivi in Italia

Xiaomi 17 Pro è un prodotto ben riuscito sotto molti aspetti. Il display posteriore può sembrare una cavolata ma fa la differenza tra un prodotto normale e qualcosa di più interessante. La batteria al silicio-carbonio dimostra quanto le case cinesi abbiano da insegnare ai competitor occidentali. Le dimensioni compatte sono una rarità preziosa nella fascia alta.

I punti deboli ci sono e non vanno ignorati: l’elaborazione fotografica deve trovare una quadra, l’ultra-wide delude e il software in versione cinese comporta alcune rinunce. Il design che copia spudoratamente iPhone 17 Pro lascia perplessi per un’azienda che avrebbe tutte le capacità per distinguersi.

Il prezzo di importazione si aggira sugli 800-900 euro con dazi e tasse varie, ma non ha molto senso paragonarlo direttamente ai listini europei. È un peccato che Xiaomi abbia apparentemente deciso di non portarlo da noi: in Europa arriveranno probabilmente solo il modello base e l’Ultra. Vedremo se riusciranno a sistemare le cose sul comparto fotografico.

Per chi volesse acquistarlo, è necessario rivolgersi a store di importazione affidabili, mettendo in conto le limitazioni software e la garanzia non ufficiale.

Altre offerte

Pro:

    • Dimensioni compatte rare per un top di gamma;
    • Batteria Si/C da 6300 mAh con autonomia eccezionale;
    • Display posteriore simpatico e ben integrato;

Contro:

    • Elaborazione fotografica inconsistente in automatico;
    • Ultra-wide deludente;
    • Software solo in versione cinese con limitazioni;

Voto finale:

8.0