L’Italia ha avanzato una proposta che potrebbe avere un impatto significativo sul modo in cui verranno gestiti i piccoli pagamenti con l’euro digitale. In vista degli ultimi negoziati europei sulla nuova valuta digitale, il nostro Paese ha infatti proposto di azzerare le commissioni per le transazioni di importo inferiore ai 10 euro, con l’obbiettivo di evitare che l’introduzione del nuovo sistema di pagamento finisca per penalizzare soprattutto i piccoli esercenti.

La proposta, secondo quanto riferito, sarebbe stata accolta favorevolmente anche nell’ambiente delle banche centrali, in particolare dalla Banca Centrale Europea (BCE); si tratta di un tema tutt’altro che secondario, considerando che proprio il sistema di commissioni rappresenta uno degli aspetti più delicati ancora al centro delle trattative tra gli Stati membri, il Parlamento Europeo e la Commissione Europea.

Segui TuttoAndroid su Google Discover

L’Italia propone zero commissioni per i pagamenti inferiori a 10 euro

L’idea avanzata dall’Italia riguarda in particolare le transazioni di basso valore, con una soglia fissata a 10 euro. L’obbiettivo è fare in modo che i piccoli pagamenti effettuati attraverso l’euro digitale non comportino costi per gli esercenti, evitando così che il nuovo sistema possa risultare meno conveniente rispetto alle modalità di pagamento già disponibili.

Attualmente infatti, il cosiddetto compensation model, cioè il meccanismo attraverso il quale vengono distribuite le commissioni tra i diversi operatori coinvolti nei pagamenti, è uno degli argomenti più complessi dei negoziati europei.

Una delle ipotesi attualmente sul tavolo prevede un tetto alle commissioni di accettazione per gli esercenti pari a 0,02 euro per le transazioni di basso valore, applicabile soprattutto ai piccoli esercizi commerciali. Tuttavia, secondo un diplomatico dell’UE citato, l’azzeramento netto delle commissioni potrebbe essere preso in considerazione proprio perché, nella pratica, rappresenterebbe il risultato verso cui si tende già con il limite proposto.

Una soluzione di questo tipo avrebbe inoltre il vantaggio di rendere più semplice il quadro normativo e ridurre i costi legati ai pagamenti di importo molto basso.

La questione è particolarmente importante per i piccoli esercenti, che secondo i documenti relativi ai negoziati possono trovarsi a sostenere commissioni sensibilmente più elevate rispetto alle grandi imprese. La ragione è soprattutto legata al minore potere contrattuale nei confronti dei grandi circuiti di pagamento internazionali.

Pubblicità-50%Caricatore Google USB-C 45 W

I piccoli esercenti sono quelli maggiormente penalizzati

Il problema delle commissioni non riguarda soltanto l’euro digitale, ma si inserisce in un mercato nel quale i piccoli commercianti hanno già costi più elevati rispetto ai grandi esercenti. Secondo un’analisi della BCE citata nei documenti negoziali, le piccole attività possono arrivare a pagare commissioni di tre o quattro volte superiori rispetto a quelle applicate alle grandi imprese.

Per un’attività di piccole dimensioni, quindi, anche commissioni apparentemente contenute possono avere un peso maggiore, soprattutto quando vengono applicate ripetutamente su un elevato numero di transazioni di piccolo importo.

Il problema è inoltre legato alla difficoltà di rinunciare al circuito di pagamenti tradizionali, come Visa e Mastercard, vista la loro ampia diffusione tra consumatori ed esercenti; proprio questa situazione rappresenta uno dei motivi per cui l’Unione Europea considera l’euro digitale anche come uno strumento per aumentare la propria autonomia strategica nel settore dei pagamenti.

L’euro digitale, infatti, non nasce con l’obbiettivo di sostituire il contante, ma di affiancarlo come ulteriore strumento di pagamento elettronico. La valuta digitale dovrebbe avere corso legale e, in linea generale, gli esercenti sarebbero quindi tenuti ad accettarla, salvo alcune eccezioni.

Da qui nasce la necessità di definire con attenzione il sistema delle commissioni, in modo che l’obbligo di accettazione non si trasformi in un ulteriore costo per le attività commerciali più piccole.

Un sistema di commissioni inizialmente temporaneo

La proposta italiana non riguarderebbe necessariamente in modo permanente il sistema delle commissioni, secondo i documenti interni relativi ai negoziati il regime potrebbe essere introdotto inizialmente come misura temporanea.

L’obbiettivo sarebbe consentire alla BCE di raccogliere una quantità sufficiente di dati sul funzionamento del nuovo sistema e sui costi effettivamente sostenuti dagli esercenti, così da poter valutare successivamente l’eventuale introduzione di un modello differente.

La disponibilità di dati più completi rappresenta infatti un altro elemento importante della discussione, la Corte dei conti europea aveva già evidenziato nel 2025 che la Commissione Europea non disponeva di dati adeguati sulle commissioni e sui costi sostenuti dagli esercenti, rendendo più difficile valutare in maniera efficace l’impatto delle misure di controllo dei prezzi nel mercato dei pagamenti.

Nel frattempo, i negoziati sull’euro digitale proseguono a Bruxelles. Gli Stati membri, il Parlamento Europeo e la Commissione Europea dovranno continuare a confrontarsi non soltanto sul sistema delle commissioni, ma anche su altri aspetti ancora da definire, tra cui i cosiddetti holding limits, ovvero i limiti massimi alla quantità di euro digitale che potrà essere conservata all’interno di un portafoglio.

La BCE punta a essere pronta per una possibile prima emissione dell’euro digitale nel 2029, ma il calendario dipenderà dall’approvazione della normativa necessaria. I negoziatori europei torneranno a riunirsi giovedì 10 settembre per proseguire i colloqui e cercare di raggiungere un accordo sui diversi punti ancora aperti.

La proposta italiana sullo zero commissioni per i pagamenti inferiori ai 10 euro rappresenta quindi uno degli elementi destinati a essere discussi nelle prossime settimane e potrebbe contribuire a definire un modello pensato per rendere l’euro digitale sostenibile anche per le attività commerciali di dimensioni più ridotte.