Nelle scorse ore Oura ha annunciato ufficialmente il nuovo Oura Ring 5, un anello intelligente che promette un design sottile, una maggiore autonomia e diverse migliorie rispetto alla generazione precedente. Come ormai ben sappiamo però, acquistare uno smart ring dell’azienda non significa soltanto spendere alcune centinaia di euro per l’hardware, per accedere a buona parte delle funzionalità avanzate e ai dati completi raccolti dal dispositivo è infatti necessario sottoscrivere anche un abbonamento.
Ed è proprio qui che entra in gioco Cracked Oura, un progetto open source sviluppato da Elmo Ahorinta che, nel giro di poche ore, ha attirato l’attenzione di molti utenti interessati a utilizzare il proprio anello senza dover pagare il canone richiesto da Oura.
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Cos’è Cracked Oura e come funziona
Pubblicata su GitHub all’inizio del 2026, Cracked Oura è un’applicazione desktop open source che consente di visualizzare i dati raccolti dagli smart ring di Oura senza passare dall’abbonamento ufficiale del produttore. L’idea alla base del progetto è piuttosto semplice, invece di aggirare direttamente i sistemi interni della piattaforma, l’app sfrutta la funzione di esportazione dati già presente sul sito ufficiale di Oura.
Secondo quanto spiegato dallo sviluppatore, ogni utente può infatti richiedere l’esportazione dei propri dati personali sotto forma di file CSV; l’applicazione prende questi file, li importa automaticamente in un database locale e mostra tutte le informazioni direttamente sul computer dell’utente, evitando così la necessità di utilizzare l’app ufficiale con abbonamento attivo. Ahorinta ha inoltre spiegato che il software automatizza l’intero processo di download dei dati, eliminando la necessita di effettuare manualmente l’esportazione ogni volta.
Ovviamente non è tutto perfetto, almeno per il momento. Lo stesso sviluppatore ha infatti ammesso che alcune funzionalità presenti nell’esperienza ufficiale di Oura non sono ancora supportate dall’applicazione open source e richiederebbero un lavoro di reverse engeneering più approfondito.
Tra le funzioni mancanti troviamo ad esempio gli strumenti dedicati alla salute femminile, il monitoraggio dei sintomi, alcune analisi testuali relative a sonno e recupero fisico e varie funzioni collegate direttamente all’abbonamento premium, come la registrazione avanzata della frequenza cardiaca durante gli allenamenti o la possibilità di aggiungere tag personalizzati.
Nonostante queste limitazioni, Ahorinta sostiene che l’app sia comunque in grado di mostrare la maggior parte dei dati principali raccolti dall’anello intelligente.
Un dettaglio curioso riguarda proprio la pagina GitHub del progetto Cracked Oura, dove compare anche Claude tra i collaboratori. Questo lascia intendere che lo sviluppatore abbia realizzato almeno parte del software con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, un approccio che ormai vediamo sempre più spesso soprattutto nei progetti open source indipendenti.
Lo stesso sviluppatore ha dichiarato di sperare che altri utenti possano contribuire al progetto correggendo bug, migliorando il codice e perfezionando alcune scelte progettuali. Secondo Ahorinta, soluzioni di questo tipo potrebbero nascere anche per altri dispositivi indossabili che limitano l’accesso ai dati raccolti dietro il pagamento di un abbonamento.
La vicenda riaccende dunque il dibattito, ormai sempre più acceso, sul tema degli abbonamenti nel settore wearable. Molti utenti accettano infatti di pagare un costo iniziale elevato per acquistare smartwatch e smart ring, ma vedono con sempre meno entusiasmo la necessità di dover sostenere anche una spesa ricorrente per accedere a dati che, tecnicamente, vengono raccolti direttamente dal proprio dispositivo.
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