Il Samsung Galaxy S26 Ultra è ufficialmente sul mercato, e come da tradizione non ci vuole molto prima che qualcuno lo faccia cadere per terra. Cosa succede in questi casi?

Il canale YouTube PBKreviews ha condotto il suo classico drop test sul nuovo top di gamma coreano, e i risultati meritano qualche riflessione, soprattutto alla luce di una scelta progettuale che non è passata inosservata.

Segui TuttoAndroid su Google Discover

Addio titanio, benvenuto alluminio

Rispetto al modello precedente, l’S26 Ultra porta con sé un cambiamento strutturale non trascurabile, ovvero il fatto che la cornice in titanio che caratterizzava l’S25 Ultra è stata sostituita da una in alluminio.

La decisione ha immediatamente sollevato dubbi sulla resistenza del dispositivo, considerando che il titanio è generalmente considerato superiore in termini di durezza. A questo si aggiunge un design leggermente diverso: angoli più arrotondati e un modulo fotocamera più sporgente rispetto alla generazione precedente, due fattori che, in caso di caduta, possono fare la differenza.

Sul fronte delle protezioni del vetro, Samsung non ha invece cambiato nulla: sia il display anteriore che quello posteriore mantengono rispettivamente il Corning Gorilla Armor 2 e il Gorilla Glass Victus 2, gli stessi materiali dell’S25 Ultra.

Pubblicità-39%Haier 4K UHD H50K85FUX 50''

Segui Samsung su Telegram, ricevi news e offerte per primo

Come se l’è cavata nei test?

Il primo impatto al suolo lascia qualche segno visibile sulla cornice sinistra, ma il display rimane integro, cosa che è un buon segnale per un telefono da oltre 1.400 euro. Le cose si complicano con la seconda caduta: il vetro che protegge il teleobiettivo 5x si crepa. Alla terza caduta, il vetro si frantuma completamente, e la cornice accumula ulteriori graffi e ammaccature.

Il verdetto complessivo è che l’S26 Ultra se la cava leggermente peggio del suo predecessore in termini di resistenza alle cadute. Detto questo, dopo tutti e tre gli impatti il telefono continua a funzionare correttamente: nessun danno alla schermata principale, nessun blocco software.

Cosa c’è dentro: il teardown rivela qualche sorpresa

PBKreviews ha inoltre accompagnato il drop test con uno smontaggio completo del dispositivo. L’interno dell’S26 Ultra è quasi identico a quello dell’S25 Ultra, cosa che non sorprende affatto considerando la filosofia iterativa di Samsung sulle componenti. La procedura di disassemblaggio è praticamente invariata rispetto all’anno scorso.

Una differenza degna di nota riguarda la gestione termica: sulla scheda madre è stata applicata una maggiore quantità di pasta termica rispetto al modello precedente, una scelta che punta a migliorare la dissipazione del calore, un aspetto sempre critico per i chip di fascia alta sotto carico intenso. Cambia anche la forma della camera di vapore, pur mantenendo dimensioni simili a quella del predecessore.

Riparabilità: tutto invariato, nel bene e nel male

Sul fronte della riparabilità, l’S26 Ultra ottiene un punteggio di 9 su 10, lo stesso dell’S25 Ultra. Un risultato eccellente, che conferma come Samsung continui a progettare i propri flagship con un occhio alla possibilità di intervento tecnico.

Per chi acquista un dispositivo in questa fascia di prezzo, sapere che una riparazione è fattibile senza dover necessariamente sostituire l’intero telefono è un dettaglio tutt’altro che secondario, e potrebbe fare la differenza in termini commerciali.