Xiaomi ha presentato miclaw, un progetto sperimentale che cambia il concetto stesso di assistente virtuale su smartphone: il sistema dell’azienda cinese non si limita infatti solo a rispondere a domande o generare testo, ma interpreta le intenzioni dell’utente ed esegue numerose operazioni interagendo autonomamente con app e funzionalità del telefono.

Il progetto si basa su MiMo, il modello linguistico sviluppato internamente da Xiaomi, ed è evidentemente un interessante cambio di prospettiva rispetto agli assistenti tradizionali già disponibili su smartphone e su altri dispositivi mobili.

Una volta ottenuti i permessi necessari, infatti, miclaw può accedere alle funzioni di sistema e alle app di terze parti compatibili per portare a termine i compiti assegnati, scegliendo in autonomia quali strumenti utilizzare e in che ordine.

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Come funziona il ciclo inferenza-esecuzione di miclaw

Xiaomi ha previsto in miclaw un inference-execution loop, un ciclo continuo di analisi ed esecuzione. Il sistema esamina dunque la richiesta ricevuta dall’utente, seleziona lo strumento più adatto insieme ai parametri necessari, esegue l’azione, valuta il risultato ottenuto e ripete il processo finché il compito non è completato. Ogni passaggio avviene in modo asincrono: le operazioni dell’AI non interferiscono dunque con il normale funzionamento del telefono.

A questo si aggiunge un sistema di memoria pensato per migliorare le prestazioni con l’uso prolungato. L’assistente mantiene infatti traccia del contesto rilevante nelle conversazioni, comprimendo le interazioni più datate per conservare comunque l’intento originale anche durante operazioni articolate su più passaggi.

Inoltre, si noti come miclaw non opera in isolamento, bensì è progettato per dialogare con il resto del sistema di dispositivi di Xiaomi. Tramite la piattaforma Mi Home, l’assistente può leggere lo stato degli smart device e inviare comandi di controllo, previo consenso dell’utente. In questo modo, una singola richiesta in linguaggio naturale potrebbe tradursi in azioni che coinvolgono contemporaneamente il telefono e gli oggetti connessi in casa.

Per quanto concerne gli sviluppatori, Xiaomi ha scelto di aprire la piattaforma adottando il Model Context Protocol (MCP), un open standard per l’integrazione di strumenti AI.

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Una fase sperimentale che ha limiti piuttosto chiari

Xiaomi ha condiviso in modo molto trasparente quali sono gli attuali limiti del progetto, precisando che affidabilità, consumo energetico e tasso di successo sulle operazioni più complesse sono ancora in fase di miglioramento, e che alcune funzioni potrebbero comportarsi in modo imprevedibile.

Per questo motivo il rilascio avviene in forma di beta chiusa, accessibile solo su invito. L’azienda consiglia esplicitamente ai tester di non installare la versione sperimentale sul proprio dispositivo principale e di effettuare un backup dei dati prima di procedere. I modelli supportati in questa prima fase sono Xiaomi 17, 17 Pro, 17 Pro Max, 17 Ultra e 17 Ultra Leica Edition.

Privacy e gestione dei dati personali

Infine, su un tema delicato come quello dei dati personali, Xiaomi ha voluto chiarire che tutte le interazioni con miclaw non verranno utilizzate per addestrare i modelli AI dell’azienda.

Il training si basa dunque esclusivamente su dataset pubblici o autorizzati, mentre le conversazioni con l’assistente servono soltanto a elaborare i comandi in tempo reale. Le informazioni sensibili vengono gestite direttamente sul dispositivo attraverso l’edge-cloud privacy computing, un approccio ibrido che cerca di bilanciare potenza computazionale e tutela della riservatezza.