Un’applicazione per iPhone sta da qualche tempo facendo parlare di sé per il suo nome inquietante e, ancora di più, per il concetto di fondo. Si chiama Are You Dead? e il suo funzionamento prevede di premere un grande pulsante verde ogni due giorni per confermare di essere ancora vivi.
Insomma, se gli utenti che hanno installato l’app non premono il pulsante, il software invia automaticamente un messaggio di allerta ai contatti di emergenza precedentemente selezionati, avvisandoli che potrebbe esserci un problema. Un’app dunque molto semplice, priva di sensori biometrici, di monitoraggio della salute, di funzionalità avanzate. Solo un dito che preme un pulsante per dire che siamo ancora qui.
L’app è disponibile a pagamento e viene distribuita anche con il nome alternativo Demumu in alcuni mercati internazionali. La sua popolarità è esplosa in modo particolare in Cina, dove milioni di giovani lavoratori vivono soli nelle grandi città, spesso a centinaia di chilometri dalle proprie famiglie d’origine. Secondo quanto riportato dalla BBC, il fenomeno ha assunto dimensioni significative proprio in questo contesto culturale, dove la paura di morire in solitudine senza che nessuno se ne accorga è diventata una preoccupazione concreta per un numero crescente di persone.
Sono proprio i numeri ad aiutarci a capire la portata del fenomeno. La Cina si avvia infatti ad avere circa duecento milioni di nuclei familiari composti da una sola persona entro il 2030, con una trasformazione demografica e sociale che sta ridefinendo il tessuto delle relazioni umane nelle metropoli cinesi, dove il lavoro e le opportunità economiche attirano masse di giovani che si ritrovano a vivere isolati, lontani dalle reti di supporto tradizionali costituite da famiglia e comunità d’origine.
In questo contesto, un’app di questo tipo ha trovato terreno fertile, trasformandosi in un fenomeno culturale scaricato da milioni di persone.
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Anche Android ha soluzioni simili
L’app Are You Dead? per iPhone ha attirato l’attenzione anche per il suo nome provocatorio. Per gli utenti Android, da tempo ci sono però degli strumenti simili.
Per esempio, l’app Emergenze personali di Google, installabile gratuitamente sui dispositivi Android, include una funzione chiamata Safety Check che opera secondo principi analoghi. Gli utenti possono impostare un timer di controllo per confermare periodicamente di trovarsi in condizioni di sicurezza. Se non confermano di stare bene entro il tempo stabilito, il telefono condivide automaticamente la loro posizione GPS e invia un messaggio di allerta ai contatti di emergenza predefiniti.
Tuttavia, esistono anche alcune differenze sostanziali nel funzionamento. La funzione Safety Check di Google non può infatti essere configurata per ripetersi automaticamente: si tratta di un timer singolo che deve essere avviato manualmente ogni volta che si desidera utilizzarlo. Una volta completato il ciclo, l’utente deve ricordarsi di riattivarlo. Al contrario, Are You Dead? funziona su base ricorrente dopo la configurazione iniziale, senza bisogno di riattivazioni continue.
Per chi cerca alternative su Android con funzionamento automatico e ricorrente, esistono altre applicazioni di terze parti come Life360, che offrono sistemi di allerta che si attivano quando qualcuno non risponde ai controlli programmati, garantendo una protezione continuativa senza intervento manuale ripetuto.
Una tecnologia utile o un triste specchio della società moderna?
La differenza fondamentale tra l’approccio iOS e quello Android a questo tipo di servizio risiede forse più nella comunicazione che nella sostanza. Are You Dead? rende infatti esplicita e visibile la paura più primordiale: quella di morire dimenticati da tutti. Gli strumenti Android equivalenti svolgono essenzialmente la stessa funzione, ma lo fanno con nomi un po’ più rassicuranti e con interfacce meno luttuose.
La divergenza nell’approccio narrativo solleva interrogativi interessanti.
Da un lato abbiamo la franchezza – un po’ brutale – di Are You Dead?, che potrebbe essere vista come un riconoscimento onesto di un problema sociale reale, che toglie il velo di eufemismi attorno alla solitudine urbana.
Dall’altro, si potrebbe argomentare che gli strumenti Android, con la loro integrazione discreta e i nomi meno ansiogeni, affrontano lo stesso problema in modo più equilibrato dal punto di vista psicologico.
Mentre cresce il dibattito su quale sistema operativo offra le migliori funzionalità di sicurezza personale può interessare gli appassionati di tecnologia, la questione di fondo rimane inquietante: abbiamo costruito società in cui milioni di persone temono ragionevolmente che la loro morte potrebbe non essere notata per giorni. Un pulsante verde su uno smartphone può offrire una soluzione pratica, ma non risolve certo il problema esistenziale sottostante.

