L’industria tech si prepara a una nuova ondata di dispositivi wearable e Google ha involontariamente rivelato alcuni interessanti dettagli sul software che accompagnerà i suoi attesi occhiali smart.

La scoperta offre uno sguardo sicuramente affascinante su come il gigante di Mountain View immagina l’interazione tra utenti e tecnologia indossabile nei prossimi anni.

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Una scoperta fortuita rivela i piani di Google

La rivelazione è arrivata in modo quasi casuale attraverso la rete della comunità di sviluppatori Android. Un utente Reddit, frugando nel dettaglio dell’anteprima di Android Studio con le API impostate sulla versione Canary, è infatti riuscito a estrarre l’app companion destinata agli occhiali smart di Google.

Il software, identificato dal package name com.google.android.glasses.companion, è il ponte tra gli occhiali intelligenti e lo smartphone dell’utente, il responsabile di quella che dovrebbe essere un’esperienza che promette di essere fluida e intuitiva.

Sebbene l’applicazione non possa essere completamente testata senza l’hardware effettivo degli occhiali, l’analisi del codice e delle stringhe di testo integrate nell’APK ha permesso di ricostruire un quadro preciso delle funzionalità che Google sta sviluppando.

Alcune delle schermate corrispondono a quanto già documentato da Google nel suo materiale di supporto ufficiale, mentre altre appaiono aggiornate, suggerendo un’evoluzione continua del progetto.

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Come funzionano le notifiche smart

Una delle caratteristiche più intriganti emerse dall’analisi riguarda la gestione smart delle notifiche. Google sta infatti sviluppando un sistema sofisticato che sfrutta Gemini, la sua intelligenza artificiale, per rilevare automaticamente quando l’utente è impegnato in una conversazione. In questi momenti, gli occhiali silenzieranno le notifiche vocali, evitando interruzioni imbarazzanti o fastidiose durante interazioni sociali importanti.

Ciò che rende questa funzione particolarmente interessante è l’approccio alla privacy adottato da Google. Secondo quanto emerso dal codice, infatti tutto il processo di rilevamento delle conversazioni avverrà direttamente sugli occhiali, senza che audio grezzo, immagini o dati conversazionali vengano condivisi con Google o altri servizi. Una scelta che è un interessante punto di svolta significativo, considerando le preoccupazioni sulla privacy che hanno accompagnato i precedenti tentativi di Google nel campo degli occhiali smart, come i famosi Google Glass.

Gli utenti avranno anche la possibilità di mettere manualmente in pausa le notifiche vocali, con opzioni che sembrano includere intervalli predefiniti di una, due, quattro o otto ore.

Non tutti gli occhiali sono uguali

L’analisi del codice rivela anche che Google sta pianificando una strategia di prodotto differenziata. Non tutti gli occhiali smart avranno infatti accesso alle stesse funzionalità di Gemini, e il software include già messaggi che informano gli utenti quando il loro hardware non è idoneo per determinate caratteristiche avanzate.

La strategia sembra essere coerente, dal punto di vista tecnico, con il posizionamento di Google: le funzionalità di intelligenza artificiale avanzata richiedono potenza di calcolo significativa, e limitarle all’hardware più capace garantisce un’esperienza utente ottimale piuttosto che compromessa.

È pur vero che una simile scelta solleva anche domande su quanto rapidamente questa tecnologia diventerà obsoleta e su come Google gestirà l’aggiornamento del proprio ecosistema di dispositivi indossabili nel tempo.

Una buona flessibilità d’uso: dalla modalità audio-only al display completo

Una delle rivelazioni più interessanti riguarda la modalità “audio-only” che Google sta implementando. Sebbene l’azienda abbia già annunciato l’intenzione di lanciare inizialmente occhiali smart senza display, concentrandosi esclusivamente sull’audio, il codice suggerisce che anche i modelli futuri dotati di schermo offriranno la possibilità di disattivare il display e utilizzare il dispositivo in modalità puramente audio.

La scelta progettuale risponde effettivamente a diverse esigenze pratiche. Primo, prolungare la durata della batteria quando non è necessario l’output visivo. Secondo, ridurre le distrazioni in situazioni dove l’utente desidera rimanere più presente nel mondo fisico. Terzo, offrire un’opzione per chi apprezza l’assistenza vocale ma trova i display montati su occhiali troppo invasivi o distraenti.

La presenza di controlli per la luminosità del display conferma che Google sta pensando a come questi dispositivi verranno utilizzati in una varietà di condizioni ambientali.

La fotocamera: funzionalità avanzate con focus sulla privacy

La capacità di registrazione video emerge come un’altra caratteristica chiave degli occhiali smart di Google. Il codice fa riferimento a risoluzioni video fino a 3K, sebbene questa opzione sia etichettata come sperimentale, suggerendo che potrebbe non essere disponibile su tutti i modelli o che potrebbe essere ancora in fase di ottimizzazione. La presenza di un’opzione 1080P più standard indica che Google sta cercando di bilanciare qualità dell’immagine e prestazioni del dispositivo.

Particolarmente degno di nota è il sistema di sicurezza implementato per prevenire registrazioni segrete. Il codice suggerisce l’esistenza di meccanismi che impediscono la registrazione video quando il LED “recording” è oscurato o bloccato. Una caratteristica che affronta direttamente una delle critiche più feroci mosse ai Google Glass originali, che venivano percepiti come strumenti di sorveglianza invasivi. Google sembra invece essere determinata a evitare di ripetere gli errori del passato, costruendo la trasparenza direttamente nell’hardware e nel software.